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ATTUALITÀ | 27 giugno 2026, 06:50

Il Piemonte guida il futuro: Torino capitale dell'aerospazio

Dai moduli della stazione spaziale ai nanosatelliti che colpiscono gli asteroidi: come il Piemonte, con il Politecnico in regia, è diventato il cuore della nuova corsa allo spazio.

Il Piemonte guida il futuro: Torino capitale dell'aerospazio

Il Piemonte guida il futuro: Torino capitale dell'aerospazio

Quando pensiamo allo spazio, l’immaginazione corre subito a Houston o a Cape Canaveral. Eppure, una delle capitali europee dell’industria spaziale si trova a un paio d’ore di automobile da casa nostra: Torino. È qui che si progettano e si costruiscono satelliti, moduli orbitali abitati e missioni che arrivano fino alla Luna e agli asteroidi. E al centro di questo ecosistema in piena espansione c’è il Politecnico, che fa da regista mettendo insieme università, centri di ricerca e imprese.

Una vocazione che viene da lontano

Non è un fenomeno improvvisato. Torino coltiva una vocazione aerospaziale che affonda le radici nel Novecento, quando la città che aveva fatto la storia dell’automobile iniziò a costruire anche aerei e, poi, pezzi di spazio. Da quella tradizione è cresciuto un polo che oggi è il principale in Italia e tra i più importanti del continente. Una parte rilevante dei moduli abitabili della Stazione Spaziale Internazionale, i corridoi pressurizzati in cui vivono e lavorano gli astronauti, è stata progettata e costruita proprio qui. Quando guardate una foto dall’interno della ISS, c’è una buona probabilità che quelle pareti parlino, in un certo senso, piemontese.

I protagonisti del distretto

Il cuore industriale è Thales Alenia Space, joint venture tra il gruppo francese Thales e l’italiana Leonardo, da decenni protagonista nella costruzione di satelliti, moduli orbitali e infrastrutture per l’esplorazione, dai moduli della futura stazione lunare ai veicoli cargo che riforniscono gli avamposti in orbita. Attorno a questo gigante si muove una costellazione di eccellenze, ciascuna con una specializzazione precisa:

ALTEC - il centro che gestisce la logistica spaziale, il controllo delle missioni e l’addestramento degli astronauti, e che segue da Terra anche le operazioni dei rover destinati a esplorare altri pianeti.

Argotec - nata sviluppando il cibo per gli astronauti e oggi specialista di nanosatelliti: suo è LICIACube, il piccolo cubesat tutto italiano che ha documentato la missione NASA DART, quella in cui per la prima volta l’uomo ha deviato la traiettoria di un asteroide.

Space Industries - giovane realtà che punta a produrre centinaia di satelliti l’anno, investendo in una delle più grandi camere bianche d’Europa per la produzione in serie.

Il Politecnico in cabina di regia

In questa partita il Politecnico di Torino non è uno spettatore: è il direttore d’orchestra. Coordina Space It Up, il grande progetto finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana e dal Ministero nell’ambito del PNRR che, per la prima volta, mette allo stesso tavolo la quasi totalità della filiera spaziale nazionale: decine di partner tra atenei, enti di ricerca e aziende, attorno a un programma che spazia dall’osservazione e protezione della Terra fino all’esplorazione dello spazio profondo. È un’operazione di sistema, il tentativo di fare squadra invece di procedere in ordine sparso.

Allo stesso modo è nato il progetto della Città dell’Aerospazio, un polo con nuovi laboratori dedicati ai velivoli di prossima generazione e alle tecnologie per l’esplorazione, pensato per far crescere competenze e imprese sul territorio. E poi c’è il capitolo delle startup: attraverso l’incubatore del Politecnico e il programma dell’Agenzia Spaziale Europea dedicato alle nuove imprese dello spazio, ogni anno nascono realtà che trasformano la ricerca accademica in prodotti.

Alcune di queste idee sembrano uscite da un film. Lo spin-off Oris, per esempio, sta sviluppando un sistema per trasmettere energia senza fili sulla superficie lunare: una “presa di corrente” che funziona a distanza, nel vuoto, per alimentare le future basi sulla Luna e per ricaricare i satelliti in orbita prolungandone la vita operativa. Quella che fino a ieri era pura immaginazione, qui diventa un piano industriale.

L’ECOSISTEMA IN BREVE

Industria: Thales Alenia Space, ALTEC, Argotec, Space Industries

Ricerca e regia: Politecnico di Torino, con Space It Up e la Città dell’Aerospazio

Startup: l’incubatore del Politecnico e il programma ESA BIC per le nuove imprese

Contesto: budget dell’Agenzia Spaziale Europea 2026 da record, oltre 22 miliardi di euro

Perché lo spazio è affare anche per chi resta a terra

Verrebbe da pensare che tutto questo riguardi solo ingegneri e astronauti. È un errore di prospettiva. Lo spazio, oggi, è prima di tutto un’economia di dati. I satelliti per l’osservazione della Terra alimentano l’agricoltura di precisione, la gestione del territorio e delle emergenze, il monitoraggio del clima, la logistica, perfino i servizi finanziari e assicurativi. Ogni volta che usate una mappa sul telefono, controllate le previsioni o ricevete un pacco tracciato, c’è un pezzo di spazio che lavora per voi. È un mercato che vale ormai centinaia di miliardi e che cresce a ritmo sostenuto.

C’è poi una dimensione di sovranità sempre più evidente. Dipendere da infrastrutture, satelliti per le comunicazioni, per la navigazione, per l’osservazione, controllate da altri è una vulnerabilità strategica, come abbiamo imparato osservando i conflitti più recenti, in cui la connettività satellitare è diventata un’arma e un bene essenziale. Avere in casa la capacità di progettare e costruire queste infrastrutture non è un lusso: è una forma di autonomia.

E per il tessuto produttivo del nostro territorio, anche manifatturiero, tutto questo significa qualcosa di molto concreto: nuove filiere di fornitura ad altissima specializzazione, dalla meccanica di precisione ai materiali avanzati, fino all’elettronica e al software. Lavorare per lo spazio impone standard di qualità e affidabilità estremi, e chi li raggiunge diventa più forte anche su tutti gli altri mercati.

La lezione di una città che ha saputo guardare in alto

C’è una bella lezione, in fondo, in questa storia. Un territorio che ha fatto la storia dell’automobile ha saputo reinventarsi puntando, letteralmente, verso l’alto, mettendo a frutto le proprie competenze ingegneristiche in un settore di frontiera. È esattamente la stessa capacità di trasformazione che chiediamo, ogni giorno, a chi fa impresa: leggere il cambiamento prima che diventi obbligo, e investire in ciò che ancora non rende, ma renderà. Torino lo sta facendo a testa in su. Non è un cattivo esempio da seguire.

Per maggiori informazioni:

Sito web: www.seccomarco.com

LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/marco-secco-b42a9153/

Marco Secco, consulente informatico e di cybersecurity

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