Il Viaggio della Fiamma Olimpica di Milano-Cortina 2026 ha attraversato Biella con un corredo di entusiasmo e immagini destinate a scorrere rapidamente sui social. A incuriosire, però, oltre al tracciato cittadino, sono stati i retroscena di un evento che sembra aver smarrito qualcosa per strada, insieme ai numerosi gadget distribuiti lungo il percorso. Una discrepanza evidente tra ciò che il passaggio della torcia dovrebbe rappresentare, e ciò che è stato messo in primo piano: carri colorati come fosse carnevale...
La torcia passa di mano in mano e sotto ai riflettori, al bagliore degli scatti, mancano gli atleti. Gli sponsor hanno assunto un ruolo centrale e gli olimpionici biellesi, fatta salva un’unica eccezione, non sono stati convocati. La selezione sembra seguire altre metriche: visibilità, capacità di attrarre attenzione, ritorno d’immagine. A livello nazionale, tra i tedofori, emergono i grandi numeri, mentre le medaglie restano rare e patinate.
La visibilità è la moneta dei grandi eventi? Una valuta che difficilmente tiene conto dei chilometri di allenamento, delle gare affrontate lontano dai riflettori, delle prestazioni costruite nel tempo. Lo sport appare quasi marginale e l'orso emerge: grande personalità, presenza scenica, e grandi numeri; un profilo spendibile, un influencer a tutti gli effetti.
Cosa scegliamo di celebrare? La sensazione condivisa è che, nei grandi eventi sportivi, si finisca per perdere di vista il significato dello sport stesso. Se esiste un criterio, anche non formalizzato - concordano gli olimpionici - la partecipazione dovrebbe rappresentare una priorità, soprattutto quando si parla di una città come Biella, dove il numero di atleti olimpici non è particolarmente elevato.
Nel momento in cui il merito rischia di essere marginalizzato e anche il simbolo più rappresentativo delle Olimpiadi sembra allontanarsi dai valori fondanti, la staffetta, per quanto apprezzata, rischia di ridursi a una vetrina.























