Ogni anno la scena si ripete, puntuale come il brindisi di mezzanotte. Le ordinanze ci sono, gli appelli non mancano. Eppure, allo scoccare del nuovo anno, il Biellese torna a trasformarsi in un palcoscenico improvvisato di luci e colori. Un copione già noto, che a livello locale si racconta con una certa regolarità, tra divieti permanenti e consuetudini dure a morire.
Dall’alto del Biellese, soprattutto nelle zone panoramiche, la notte di Capodanno restituisce immagini suggestive: bagliori che si accendono qua e là, fuochi che illuminano il cielo nonostante il divieto di utilizzo di botti e articoli pirotecnici (valido tutto l’anno sul territorio comunale di Biella). Uno spettacolo che per qualcuno resta sinonimo di festa, ma che per altri rappresenta semplicemente la conferma che le regole, almeno per una notte, finiscono in secondo piano.
A Biella l’uso di petardi e fuochi d’artificio è vietato in modo permanente, con sanzioni amministrative previste da 25 a 500 euro. Una misura adottata per ragioni di sicurezza pubblica, tutela del patrimonio e protezione degli animali. Disposizioni simili sono state introdotte o rafforzate anche in altri Comuni del territorio, in un’azione condivisa a livello piemontese. Eppure, come confermano le segnalazioni e i filmati diffusi dopo la mezzanotte, il rispetto del divieto resta parziale.
Il conto, purtroppo, arriva puntuale nei giorni successivi. Animali spaventati, cani e gatti smarriti, fauna selvatica disorientata. L’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente parla di centinaia di animali fuggiti a causa dei botti e di decine di vittime, dati ancora parziali ma destinati, secondo gli animalisti, ad aumentare con il passare delle ore. A questo si aggiungono i rischi per le persone, i danni materiali e gli episodi di tensione che, come dimostrano alcuni fatti di cronaca, possono degenerare in liti e interventi delle forze dell’ordine.
"Cosa hai fatto a Capodanno?".
L’abitudine che continua a produrre conseguenze concrete, ben lontane dall’idea di “due botti soltanto”.
Da una parte chi difende la tradizione dei fuochi d’artificio come momento irrinunciabile di festa e condivisione. Dall’altra chi richiama dati, ordinanze e bilanci che parlano di feriti, animali in fuga, stress per le persone più fragili e danni all’ambiente. Due visioni che convivono, spesso senza incontrarsi.
Forse la domanda non è se abolire o difendere una consuetudine, ma che tipo di festa vogliamo costruire e quale prezzo siamo disposti a pagare per pochi secondi di rumore. Perché il “Boom” dura un attimo. Gli effetti, come la cronaca insegna, molto più a lungo.
























