Il tema dei bonus e del superbonus in edilizia è di grande attualità. L’incertezza normativa che ha caratterizzato e sta caratterizzando queste misure desta una grande preoccupazione nel mondo delle imprese che hanno bisogno, invece, di certezza del diritto per poter programmare gli investimenti. Il rischio è un brutto risveglio con una gelata dalle conseguenze pesantissime sulla sopravvivenza stessa di numerose imprese e sulla tenuta occupazionale.
Da mercoledì 27 marzo la notizia di un nuovo decreto del Governo. Il decreto prevede una nuova stretta e nuovi limiti all’agevolazione per le ristrutturazioni edilizie. L’obiettivo è, per usare le parole del ministro dell’Economia Giorgetti, «chiudere definitivamente l’eccessiva generosità di questa misura».
Sconto in fattura e cessione del credito spariscono per tutte le tipologie di bonus edilizi che lo prevedevano ancora. Sono eliminati anche per i bonus barriere architettoniche e per gli interventi di recupero di edifici nelle aree sismiche. Restano perciò solo le detrazioni fiscali.
Viene eliminata anche la «remissione in bonis». Di fatto è cancellata la possibilità, per il contribuente in ritardo, di presentare la documentazione necessaria per accedere ai bonus edilizi con il pagamento di una piccola sanzione, entro il 15 ottobre 2024. Il termine ultimo per caricare la documentazione è e resta solo il 4 aprile 2024. La ratio è per acquisire entro quella data l’ammontare del complesso delle opzioni esercitate e delle cessioni stipulate. I crediti d’imposta relativi ai bonus edilizi verranno sospesi a chi ha debiti con l’erario, fino a quando non li estinguerà.
Questo nuovo decreto rende quindi superate le conclusioni a cui si era arrivati solo poche settimane fa. Ance Biella aveva organizzato un webinair aperto alle imprese associate e alle altre territoriali piemontesi per fare il punto sulle novità del superbonus e dei bonus edilizi introdotte dal Decreto legge 212/2023, il cosiddetto “Salvaspese” e dalla Legge di Bilancio.
Andrea Bonifacio presidente di Ance Biella, spiega: «Con quell’iniziativa avevamo pensato di dare risposte concrete alle esigenze di chiarezza delle nostre imprese associate e di quei cittadini che, spaesati dai continui aggiornamenti legislativi in materia, non sapevano più come muoversi in caso di lavori di ristrutturazione, di efficientamento energetico e di eliminazione di barriere architettoniche. Oggi tutto viene messo ancora una volta in discussione. Crediamo, anche in virtù della direttiva europea “Casa Green”, che prevede di tendere alla neutralità climatica dei nuovi edifici e all’efficientamento dei vecchi, che sia necessario prevedere delle misure a sostegno delle famiglie. Misure che, a differenza di quanto fatto fino ad ora, siano sostenibili nel tempo. Ance è in prima linea dimostrando di essere disponibile al dialogo con il Governo».
Bonifacio, facendo sue le considerazioni più volte espresse da Federica Brancaccio, presidente nazionale Ance, dichiara: «Il settore dell’edilizia è stato gonfiato dal Superbonus che ha avuto anche un effetto perverso: sono nate tante imprese-libellule, ovvero effimere come questo piccolo insetto. Non sarà facile e non sarà indolore uscire da quell’incentivo che peserà per anni sul bilancio dello Stato. Ora i fondi del Pnrr mettono a disposizione sufficienti risorse fino al 2026. Ma dopo? Quello che le imprese di Ance chiedono non sono aiuti e sovvenzioni che drogano solo il mercato e sviluppano bolle. Quello che chiediamo è una prospettiva. La presidente Brancaccio, giustamente, propone di coinvolgere il risparmio privato nella rigenerazione urbana ma la legge in materia risale al 1942».






















