Riceviamo e pubblichiamo:
“Egregio direttore, domenica scorsa ho avuto modo di recarmi al Santuario di Oropa per visitare la tanto criticata mostra personale di Daniele Basso. A dispetto dell'opinione sui social network che ho avuto modo di leggere, l'ho apprezzata. Ritengo che i miei concittadini dovrebbero darle una possibilità.
Non intendo fare una dissertazione estetica su questa esposizione temporanea, bensì dare un colpo di spugna ai giudizi troppo frettolosi e superficiali che ho visto nei giorni passati, senza che, magari, chi li ha proferiti abbia visto effettivamente le opere. All'ingresso del Santuario, poco dopo il cancello, mi ha accolto l'inquietante "Boogeyman" che a molti biellesi ha fatto storcere il naso. La prima cosa che mi è passata per la mente, assieme a un pizzico di fisiologica inquietudine, è il ricordo della "minaccia" che mi veniva fatta da bambino (ma credo non soltanto a me): "Comportati bene o verrà a prenderti l'uomo nero".
Questa grande scultura non vuole evocare demoni o spiriti maligni, ma semplicemente rappresentare le nostre paure, quelle che ci attanagliano quando intraprendiamo un percorso nuovo o sconosciuto, spirituale, di vita o professionale che sia. Ecco quindi che questa minacciosa figura non ci è poi così estranea, com'è parsa a molti, ma vuole coinvolgerci e dirci che queste sono le nostre paure, come suggerisce la superficie specchiante del cappuccio del Boogeyman. La cosa ironica è che le persone, attraverso il loro sdegno, o il loro ribrezzo, esternato tra i commenti di un social network, hanno inconsciamente colto la sensazione di paura che la coriacea scultura voleva evocarci.
Proseguendo nel percorso lo spettatore si troverà a dover scovare le altre creazioni disseminate in giro per il Santuario (non le descriverò tutte, non voglio rovinare la sorpresa a chi ancora deve visitare l'esposizione), passando tra le sale degli Ex voto (con tanto di cimeli di illustri sportivi!), a quelle della biblioteca, corredate sempre da puntuali didascalie a descrivere il concetto delle opere, la tecnica e i materiali, facendo sì che il visitatore non si senta mai smarrito qualora volesse capire meglio ciò che sta vedendo.
Raggiunta la scalinata che porta al piazzale della Chiesa vecchia, sulla sinistra troveremo "Achill" un piccolo falchetto (animale sciamanico con un'arcaica simbologia spirituale presso molte culture antiche e lontane) incastonato tra gli archi e le colonne litiche e sullo sfondo la celebre Cupola, coronata dalle nostre montagne presso cui il falchetto si sarà sicuramente trovato a suo agio, ancora di più grazie alla sua superficie specchiante.
Passata la Chiesa antica, dove anche qui troverete una piccola opera, che sembra voler rimanere tale per non rubare la scena alla Madonna Nera nel suo sacello, giungiamo alla fine del cammino. Elevandoci, attraverso la scalinata che porta alla basilica nuova (ma anche metaforicamente nel nostro viaggio di crescita spirituale e non), troviamo l'ultima opera: "Ikaros". Qui, due ali in acciao, anch'esse lucidate a specchio, ci danno l'opportunità di poter volare alto, verso i nostri sogni, le nostre aspirazioni o verso una nuova spiritualità, se si preferisce. Il fatto di non presentare Icaro, ma solo le sue ali, fa sì che queste diventino le ali di tutti e non più soltanto le sue, coinvolgendoci ancora una volta in questo percorso ascendente.
Per chiudere la mia lettera, ho visto con piacere molte persone fotografare le sculture, incuriosite più che scettiche, e mi sono sorpreso di quanto possa essere piacevole cercare i tesori nascosti in un Santuario, che talvolta diamo per scontato, e che mi ha rivelato altri tesori che conoscevo poco o per nulla. Questo tipo di iniziative non potranno che dare una spinta al nostro turismo, promuovendo ciò che abitualmente abbiamo davanti ai nostri occhi e che spesso non valorizziamo a fondo”.




























