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COSTUME E SOCIETÀ | 26 marzo 2018, 12:15

Lo stemma di Biella: Origini e significato

A cura di Giacomo Ramella Pralungo

Lo stemma di Biella: Origini e significato

Fin dagli albori della storia, l’ uomo è sempre stato fortemente affascinato dai simboli, particolare linguaggio figurativo che esprime con grande immediatezza i significati più diversi, anche i più complessi. In ognuna delle loro forme, i simboli vivono nel nostro inconscio, accompagnandoci per tutta la nostra esistenza e assumendo una profonda valenza comunicativa, tanto da divenire elementi di trasmissione autonomi e presenti ovunque: nella scrittura, nell’arte, nella moda, e persino in buona parte delle attività professionali.

Una volta che si è imparato a «leggerli», estraendo il loro significato originario, essi rappresentano uno strumento che ci aiuta a capire meglio il passato, e di conseguenza il momento presente, e uno dei campi più noti e affascinanti di tutta la disciplina simbologica è l’araldica, lo studio degli stemmi, particolari emblemi dettagliati e provvisti di scudo, attribuiti a territori, gruppi sociali, famiglie e singole persone.

Per quanto il suo massimo splendore sia stato soprattutto il periodo medievale e quello rinascimentale, essa è viva ancora oggi, trovando magnifiche manifestazioni negli stemmi dei comuni, delle università, delle associazioni d’ arma, delle famiglie nobili e reali, nonché negli ordini religiosi cristiani, soprattutto cattolici. A proposito di stemmi comunali, quello della città di Biella, raffigurante un orso passante sotto una pianta in campo verdeggiante, sormontato da una corona comitale gemmata, si distingue per la particolarità dell’ animale raffigurato e, perché no, per una certa suggestione.

Fin dalla loro origine, avvenuta in ambito militare come segno distintivo, gli stemmi venivano abitualmente realizzati raffigurando piante, corpi celesti, armi e soprattutto animali, come l’ aquila e il leone, simboli di nobiltà e importanza: la prima incarnava astuzia e lestezza, il secondo forza, grandezza, autorità e coraggio. Secondo un’ ipotesi considerata da lungo tempo, lo stemma di Biella sarebbe stato una concessione da parte del vescovo di Vercelli, a seguito del contributo fornito dalla guarnigione biellese nel 1306 contro fra Dolcino da Novara, un predicatore millenarista accusato di eresia dall’ Inquisizione, rifugiatosi nei pressi di Mosso e Trivero, ma di certo la sua più antica menzione risale al 1344, da quando comparve sui sigilli, marchi con i quali si conferiva valore giuridico ai documenti comunali.

Come simbolo venne adottato l’ orso, dal momento che l’ aquila era già stata adottata da Aosta e Novara, mentre il leone era sconosciuto ai biellesi quanto alle altre popolazioni montane: nel Biellese era proprio l’orso, fino al Trecento animale tipico delle valli locali, soprattutto nelle zone di Oropa, Graglia e Muzzano, la bestia feroce e possente contro cui si lottava per difendere sé stessi e il bestiame. Addirittura, ogni volta che se ne uccideva un esemplare si consegnava la sua testa al vescovo di Vercelli.

Lo stemma, detto anche blasone, termine derivante dal francese antico in riferimento all’ elogio della virtù e quindi usato per rappresentare la nobiltà cittadina, mutò più volte nel tempo, ma l’ orso, già apparso negli emblemi dei signori feudali valdostani Quart quale simbolo di abilità, prodezze e fierezza guerriere, nonché negli stemmi dei comuni elvetici di Berna, Appenzell e San Gallo o in quello di Berlino, rimase un elemento costante. Lo stesso orso era peraltro un’ espressione dell’ antica simbologia cristiana, indicante la Provvidenza e la Chiesa, e come tale era noto fin dal Cento anche a Biella, come dimostrato da una sua testa che, con altri simboli, sosteneva gli archetti pensili del vecchio tempio di Santo Stefano.

La pianta, invece, fu intesa e definita in vari modi, soprattutto come olmo verde, piuttosto che come faggio oppure betulla. La versione più attendibile la indica come un faggio, dal momento che avrebbe dovuto raffigurare l’ albero maggiormente diffuso nel Biellese, escludendo quindi betulle, pini e olmi, presenti in piccole parti della flora locale d’ alto fusto. Il concetto araldico di questa particolare pianta nello stemma indica la vita moderata, distante dagli eccessi delle brame, mentre il prato rappresenta un augurio di buon raccolto e, in termini araldici, l’ autorità, la forza e la vittoria, nonché la fede, la civiltà, la cortesia, l’ onore, l’ allegrezza e l’ amicizia.

Come si suol dire, un’ immagine vale mille parole, e come ebbe ad affermare Pietro Torrione, apprezzato ricercatore e studioso di storia locale, direttore della Biblioteca e del Museo civico dal 1946 al 1971: «Con questa sapiente scelta di simboli, i nostri padri hanno voluto indicarci nello stemma civico una nobile linea di condotta per un fecondo e prospero avvenire sulla via dell’ onore e della civiltà.».

Giacomo Ramella Pralungo

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