«Dire che sul clima questo Governo non abbia fatto nulla non corrisponde ai fatti. Sappiamo che dobbiamo fare di più, soprattutto sul fronte dell’adattamento, ma è importante riconoscere il lavoro svolto e gli interventi già in corso».
Lo dichiara il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto.
«Abbiamo approvato nel dicembre 2023 il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, dopo anni di attesa, e abbiamo avviato un percorso che mette insieme programmazione, risorse e interventi concreti per rendere più resilienti i nostri territori. Il Piano individua 361 azioni e le affida a una varietà di soggetti attuatori e livelli amministrativi per la sicurezza del territorio, la gestione della risorsa idrica, la forestazione, la rinaturalizzazione, la resilienza delle infrastrutture e la capacità di prevenzione. Non è un documento rimasto sulla carta: è il quadro nel quale si inseriscono gli interventi che stiamo realizzando».
Pichetto ricorda inoltre che «in questi anni il Governo ha finanziato centinaia di interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico, investito sulla sicurezza e sulla gestione dell’acqua, sulla forestazione urbana, sulla depurazione e sul contrasto al consumo di suolo. Parallelamente abbiamo continuato a sostenere la crescita delle energie rinnovabili, lo sviluppo degli accumuli e l’efficienza energetica».
«Un altro capitolo centrale della transizione riguarda la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio, che deve tenere insieme riduzione dei consumi e delle emissioni, trasformazione delle città e contrasto alla povertà energetica. Il Piano Sociale per il Clima rafforza in particolare questa dimensione sociale, intervenendo sul patrimonio di edilizia residenziale pubblica più energivoro e sulle famiglie più vulnerabili».
«Parliamo di oltre 17 milioni di metri quadrati di patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) nelle classi energetiche F e G, abitato da circa 230 mila famiglie vulnerabili. La linea prevista dal Piano, con una dotazione di 1,95 miliardi di euro per il periodo 2027-2032, consentirà interventi integrati di efficientamento, dagli infissi alle pompe di calore, dal fotovoltaico con accumulo al solare termico e al teleriscaldamento efficiente, con l’obiettivo di conseguire un miglioramento minimo del 30% della prestazione energetica degli edifici».
«È un esempio concreto di come la transizione energetica debba essere anche una politica sociale: ridurre consumi ed emissioni significa infatti intervenire sulla qualità del patrimonio edilizio e, allo stesso tempo, sostenere le famiglie più esposte alla povertà energetica».
«Il cambiamento climatico ci impone oggi di aumentare ulteriormente il passo. Il caldo estremo, la siccità, la pressione sulla disponibilità idrica e la maggiore frequenza degli eventi estremi confermano che prevenzione e adattamento devono essere una priorità nazionale».
«L’obiettivo non è sostenere che tutto sia stato fatto. Sappiamo che l’Italia ha un ritardo da recuperare e che servono ulteriori investimenti e una maggiore capacità di realizzazione. Ma dobbiamo anche evitare una lettura che cancelli ciò che è stato già avviato».
«La sfida dei prossimi anni sarà trasformare sempre più rapidamente la programmazione in opere e interventi, rafforzando il coordinamento tra Stato, Regioni, enti locali e tutti i soggetti che hanno responsabilità sul territorio. Sul clima non servono contrapposizioni, ma continuità, concretezza e capacità di lavorare insieme».
«Il nostro impegno – conclude Pichetto – è continuare su questa strada, accelerando sull’adattamento e sulla prevenzione. Il clima sta cambiando e le nostre politiche devono essere all’altezza di questo cambiamento».























