Servizi sanitari e assistenziali nelle vallate piemontesi, Uncem Piemonte chiede alla Regione un cambio di passo. Al centro della presa di posizione c’è la crescente preoccupazione dei territori montani davanti a scelte che, secondo l’Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani, rischiano di allontanare sempre di più i presìdi dai cittadini.
“Continuiamo a sentir parlare di riorganizzazione, ottimizzazione, efficientamento – afferma Stefania Dalmasso, sindaca di Piasco e componente della Giunta Uncem Piemonte – ma i cittadini delle vallate vedono soprattutto un’altra cosa: servizi che si allontanano. Possiamo usare tutte le formule tecniche che vogliamo, dire che il servizio resta garantito o spiegare che esiste il 118. Ma la realtà concreta è che un presidio sanitario viene tolto da una valle e spostato più a valle”.
Per Uncem la montagna non può essere considerata un territorio dove ridurre i servizi solo perché vi risiedono meno abitanti. Il diritto alla salute, sottolinea Dalmasso, “non può dipendere dal CAP di residenza”. Una posizione ribadita in diversi incontri dedicati alla riorganizzazione dei servizi sanitari e assistenziali, che secondo Uncem rischia di tradursi in una progressiva spoliazione delle aree interne.
“Gli amministratori locali sono stanchi di apprendere decisioni già prese, presentate come inevitabili – prosegue Dalmasso – perché qui non si tratta solo di organizzazione sanitaria, ma della tenuta sociale delle nostre comunità. Le vallate piemontesi hanno caratteristiche precise: distanze importanti, viabilità complessa, popolazione anziana diffusa. Non si possono applicare modelli pensati per le aree urbane. Dieci minuti sulla carta non sono dieci minuti reali in una valle alpina, di notte, d’inverno, con una persona fragile da assistere”.
Sulla questione interviene anche Marco Bussone, presidente nazionale Uncem: “Se i sindaci sono responsabili della salute pubblica, abbiano i mezzi per garantirla. Altrimenti è una presa in giro. Di sindaci-eroi non ce ne facciamo niente. Se non hanno strumenti e risorse, in accordo con i titolari delle funzioni sanitarie e con i gestori dei servizi, quella responsabilità i sindaci non la vogliono più”.
Uncem Piemonte chiede quindi che vengano fermati ulteriori arretramenti dei servizi sanitari nelle vallate, che ogni riorganizzazione sia discussa prima con i territori e non comunicata a decisioni già prese, e che per la montagna siano applicati criteri specifici, diversi dai parametri utilizzati per le aree urbane.
“Stiamo difendendo il diritto delle persone a continuare a vivere nei propri territori con pari dignità rispetto a chi vive nei grandi centri – aggiunge Roberto Colombero, presidente Uncem Piemonte – e su questo non possiamo più accettare passi indietro. Serve un’azione forte. Se la nuova legge sulla montagna non consente cambiamenti, si agisca su altre leve istituzionali e politiche. Uncem alza l’asticella, anche della mobilitazione”.
Dalmasso evidenzia il tema della carenza di personale sanitario, che riguarda l’intero Paese ma rischia di pesare prima di tutto sui territori montani e periferici. “Non possiamo limitarci a gestire la scarsità redistribuendo risorse sempre più ridotte – conclude –. Serve una strategia politica per rendere attrattiva la medicina d’urgenza, aumentare il numero dei professionisti disponibili, sostenere il personale sanitario e tutelare i presìdi territoriali. I sindaci sono chiamati ogni giorno a dare risposte ai cittadini, ma non possono essere lasciati soli davanti a cambiamenti così delicati”.























