Camilla è nata a Lessona nel 2001 e ha iniziato a soffiare nella tromba a soli sette anni. La sua prima “palestra” è stata la Biella Jazz Company Big Band del padre; in seguito ha suonato con la Erios Junior Jazz Orchestra. Con uno studio rigoroso tra il liceo musicale di Vercelli e il Conservatorio di Novara, e con l’approfondimento del jazz sotto la guida di Alberto Mandarini, si è costruita una base solida che le ha permesso di passare dai palchi locali ai palazzetti italiani, fino alle nuove date europee.
Nel 2023 è stata scelta dal chitarrista Luca Colombo per entrare nella band di Gianni Morandi, diventando la più giovane musicista della formazione. L’anno successivo il trombonista Gianluca Petrella l’ha chiamata a far parte della band di Lorenzo Jovanotti per il tour ‘Palajova 2025’. Oggi, quando non è in viaggio, torna nella sua Lessona, dove ama stare all’aria aperta, suonare con gli amici d’infanzia nel trio “Spoon Baboon” e tornare ai ritmi del territorio.
Camilla, da Lessona ai palazzetti: che rapporto hai con la tua terra? Rimani ancora legata al Biellese, nonostante i tour nazionali e internazionali?
“Assolutamente sì. Vivo tutt’oggi a Lessona, la casa dove sono cresciuta è grande, con il giardino e le montagne vicine. Ogni volta che rientro dai tour mi piace tornare all’aria pulita, stare in giardino e godermi la tranquillità. Sono spesso a Milano, dove ho vissuto per lavoro, ma il legame con il Biellese non l’ho mai perso. Qui ci sono la mia famiglia, gli amici di sempre e i componenti del trio... È il luogo che mi ricorda da dove sono partita e non intendo abbandonarlo!”
Guardando indietro, quali sono stati i passi decisivi che ti hanno portata a trasformare una passione in un lavoro?
“La passione è nata in casa: papà è trombonista e da piccola mi portava sempre ai concerti. Per gioco imitavo mio fratello maggiore, che allora studiava tromba, un po’ per gelosia e un po’ per sfida. A otto anni ho iniziato a suonare seriamente. Ho frequentato il liceo musicale a Vercelli e poi il Conservatorio di Novara, dove mi sono laureata in tromba classica. In parallelo ho studiato jazz con Alberto Mandarini e suonato con la Biella Jazz Company e con l’Erios Junior Jazz Orchestra. Questo percorso mi ha dato una base tecnica e musicale solida. I sacrifici non sono mancati: la tromba è uno strumento fisico, richiede studio quotidiano e una preparazione muscolare piuttosto impegnativa, ma la disciplina ripaga. Il percorso è stato molto naturale ed essendo già immersa nel contesto musicale, non ho avuto problemi”.
Suoni anche altri strumenti?
“Ho studiato anche pianoforte sia al liceo sia al conservatorio. La formazione classica è stata per me fondamentale: mi ha dato le basi tecniche per costruire un mio stile personale e muovermi con maggiore consapevolezza tra jazz, pop e altri linguaggi musicali.
Come sei arrivata a collaborare con Gianni Morandi e Lorenzo Jovanotti? Che cosa ti ha insegnato questa esperienza?
“Nel 2023 mi ha chiamata Luca Colombo, chitarrista e direttore musicale della band di Gianni Morandi. Non ci conoscevamo direttamente: il trombonista Andrea Andreoli aveva fatto il mio nome e lui cercava elementi giovani da inserire nella formazione. Ci siamo ritrovati a Milano per le prime prove e abbiamo iniziato subito a lavorare sul repertorio. Da lì è partito il tour: prima i palazzetti, poi le date estive all’aperto. È stata un’esperienza importante, sia dal punto di vista musicale sia umano. In queste occasioni si passa molto tempo insieme e il rapporto con le persone è fondamentale: basta poco per rendere difficile una convivenza così intensa; invece, con entrambe le band ho trovato un clima bellissimo.
Con Lorenzo Jovanotti, il contatto è arrivato attraverso Gianluca Petrella, trombonista che avevo conosciuto durante una residenza di Jazz:Re:Found. Lui era tutor del progetto, mi aveva ascoltata suonare e nel 2024 mi ha chiamata per chiedermi se volessi entrare nella band di Lorenzo. Naturalmente ho accettato. Sono esperienze diverse, ma entrambe molto belle: con Morandi e con Jovanotti ci sono due mondi musicali differenti, due band diverse, ma in entrambi i casi ho trovato grande energia, professionalità e persone con cui condividere il palco e il viaggio.”
C’è un momento in cui hai capito di voler fare questo mestiere e di poter raggiungere questi livelli?
“Non c’è stato un ‘clic’ improvviso. Ho sempre suonato con entusiasmo e ho continuato a studiare perché mi faceva stare bene. L’opportunità con Morandi è arrivata inaspettata, e con Jovanotti ancora di più. È stato un percorso naturale: quando investi tempo, energie e passione in qualcosa e ti prepari seriamente, le occasioni arrivano. Ho semplicemente colto le opportunità senza pormi limiti, ed è ciò che continuerò a fare”.
Il 10 aprile sei apparsa nella puntata speciale di “Affari Tuoi” insieme a Morandi e Jovanotti. Che tipo di esperienza è stata vivere il contesto televisivo?
“Eravamo invitati con alcuni musicisti dei nostri gruppi: Gianni e Lorenzo avevano scelto alcuni componenti dei loro gruppi e io mi sono ritrovata a rappresentare entrambe le formazioni come trombettista. Eravamo nello studio con Stefano De Martino alla conduzione, che avevo conosciuto a Roma tempo prima. La televisione è diversa dal palco, ma noi eravamo lì per divertirci. È stato piacevole vedere come due artisti così diversi sappiano fare squadra anche in tv. Una bella esperienza.”
Oltre ai grandi eventi, porti avanti un progetto personale. Di cosa si tratta e quali sono gli obiettivi per il futuro?
“Si chiama ‘Spoon Baboon’, è un trio formato da me alla tromba e ai synth, da Gioela Scomazzon alla chitarra e voce e da Giulio Ferro alla batteria, loop station e vocal bass. Siamo tutti di Lessona e ci conosciamo da quando eravamo bambini, tanto che proviamo insieme tre o quattro volte alla settimana. Il nostro genere è difficile da definire: attingiamo al new jazz e al neo‑soul, usiamo molta elettronica, pedaliere ed effetti. Abbiamo appena registrato un disco che dovrebbe uscire tra agosto e settembre. Per me è fondamentale: mi permette di esprimere la mia identità e di sperimentare.”
Come ti immagini tra qualche anno? Continuerai a restare legata al Biellese?
“Non so dove mi porterà la musica, ma so che il Biellese resterà casa: qui ci sono le radici, qui ci sono le persone con cui sono cresciuta e con cui suono. Organizzare un evento richiede competenze organizzative che non possiedo, ma se sul territorio dovesse nascere un progetto musicale e ci fosse l’occasione di partecipare, risponderò presente!”
Che messaggio vuoi dare ai giovani che vorrebbero intraprendere la tua stessa strada?
“Di seguire la propria ‘leggenda personale’. Fate ciò che vi piace, perché il pubblico percepisce se state sul palco per dovere o per passione. La musica è un linguaggio che parte da te e arriva agli altri: se ti diverti, fai divertire. Servono pazienza, studio e determinazione, ma quando suoni con il cuore si vede. E non abbiate paura di rimanere voi stessi: ogni percorso è unico e non bisogna per forza assomigliare a qualcuno per avere successo.”





























