Lino Spina, modellista con oltre 50 anni di esperienza, ha iniziato la sua carriera in Fila Sport a Biella, contribuendo alla crescita del marchio, per poi diventare responsabile della modellistica in Sergio Tacchini. Dal 2000 ha intrapreso un percorso nella fashion e nell’alta moda collaborando con il gruppo Prada (Jil Sander, Helmut Lang, Genny) e con importanti realtà internazionali come Céline a Parigi ed Elie Tahari a New York, oltre a numerosi altri marchi di rilievo. Ha affiancato all’attività professionale il ruolo di tutor in scuole di moda e in progetti didattici, tra cui la Città dell’Arte 798 di Pechino. Negli anni precedenti al Covid ha lavorato stabilmente a Shanghai, dove tuttora viene invitato come esponente del Made in Italy. Lino Spina ama profondamente il suo lavoro e forse è anche per questo che nel tempo ha ricevuto l’appellativo di “maestro”.
Oggi di che cosa si sta occupando in particolare?
Oggi ho scelto di non lavorare ma vivere la mia professione con uno sguardo più libero e consapevole, dopo anni di intensa attività nel settore. È un momento in cui il tempo acquista un valore diverso e mi permette di dedicarmi con maggiore attenzione a ciò che sento più affine.
Al centro resta la sartoria su misura e l’universo sartoriale, che continuo a esplorare con rispetto e curiosità, come un territorio che non smette mai di rivelare nuove sfumature.
Lo faccio senza alcuno scopo di lucro, semplicemente per il piacere di imparare ancora — perché, in fondo, questo mestiere non si finisce mai di conoscerlo.
Parallelamente, coltivo il piacere del viaggio, partecipando come ospite e promotore del Made in Italy in contesti internazionali. È sempre un’esperienza significativa osservare quanto il nostro patrimonio culturale e manifatturiero continui a essere riconosciuto e apprezzato, in particolare nei Paesi orientali.
Diciamo che oggi mi sento un po’ meno “in corsa” e un po’ più “in ascolto” … ma con la stessa passione di sempre — e forse anche con il sorriso più leggero.
Perché, alla fine, la vera eleganza sta nel continuare a imparare, esplorare e sorprendersi, ogni giorno, senza mai perdere il piacere di fare ciò che si ama.
Nel suo profilo LinkedIn si legge “Sempre alla ricerca di nuove esperienze”, ci spiega cosa intende?
Significa non smettere mai di guardare oltre l’orizzonte della mia professione: scoprire nuove tecniche, incontrare persone diverse, viaggiare e lasciarsi sorprendere. In fondo, anche dopo decenni nel mondo della moda, la curiosità resta il mio accessorio preferito.
Nella sua carriera ha lavorato come modellista per diversi brand e stilisti come Prada, Fila, Gant, Sergio Tacchini. Quanto è importante per lei il made in Italy e come si è evoluto nel tempo?
Il Made in Italy per me rappresenta un vero e proprio patrimonio: non è solo qualità dei materiali o eccellenza sartoriale, ma un insieme di tradizione, creatività e attenzione al dettaglio. Ho avuto la fortuna di collaborare con marchi di rilievo nel mondo della moda, esperienze che mi hanno permesso di comprendere quanto questo valore sia apprezzato, sia in Italia che all’estero.
Nel corso degli anni, il Made in Italy si è evoluto pur mantenendo intatti i suoi principi: oggi unisce la cura artigianale alla ricerca di innovazione, sostenibilità e nuovi linguaggi stilistici. Questa capacità di coniugare tradizione e modernità è ciò che continua a renderlo unico e riconoscibile in tutto il mondo.
Da oltre 50 anni è nel settore della moda. Oggi si parla di impatto ambientale anche in questo settore, ma quanto si concilia l’attenzione all’ambiente al mestiere di un sarto?
Il mestiere del sarto è da sempre legato all’attenzione al dettaglio, alla qualità dei materiali e alla durabilità dei capi. Questo approccio, per sua natura, si concilia perfettamente con i principi della sostenibilità: scegliere tessuti di qualità, valorizzare l’artigianalità e ridurre gli sprechi significa produrre meno ma meglio, creando capi che durano nel tempo e hanno un impatto ambientale più contenuto.
Negli ultimi anni, il settore della moda ha iniziato a riconoscere con maggiore consapevolezza la responsabilità verso l’ambiente. Il lavoro sartoriale, in questo contesto, può diventare un modello di riferimento: unire tradizione, cura artigianale e scelte sostenibili permette di continuare a fare moda di eccellenza senza rinunciare al rispetto del pianeta. In questo senso, l’attenzione all’ambiente non è un limite, ma un’opportunità per ripensare il mestiere e rafforzarne il valore autentico.
Per Simone Canclini, presidente di Milano Unica, per le aziende made in Italy il peggio è passato ma bisogna lavorare sulla diffusione della cultura tessile. Lai ha lavorato con i giovani, come secondo lei è possibile coinvolgerli?
Nel corso della mia carriera ho sempre dato grande importanza al lavoro con i giovani. Come project manager, ho avuto l’opportunità di creare team motivati e appassionati, molti dei quali oggi mantengono con me un rapporto di stima e affetto: questo dimostra quanto sia importante investire tempo e attenzione nel coltivare talenti sin dall’inizio.
Coinvolgere i giovani nel mondo della moda e del Made in Italy significa prima di tutto trasmettere passione e conoscenza. La cultura tessile, la comprensione dei materiali, la cura dei dettagli e la consapevolezza dell’artigianalità non sono concetti astratti: diventano reali e coinvolgenti quando si apprendono attraverso l’esperienza pratica, il lavoro in laboratorio e la partecipazione attiva ai processi creativi.
Oggi più che mai, è fondamentale unire la tradizione con linguaggi nuovi: mostrare come il patrimonio del Made in Italy possa essere reinterpretato e innovato è il modo migliore per stimolare interesse e creatività. Solo dando ai giovani gli strumenti per capire, sperimentare e contribuire attivamente, potremo garantire che la cultura tessile continui a crescere e a diffondersi, mantenendo vivo il valore del nostro mestiere anche per le generazioni future.



































