Già da molti anni, l’efficacia dell’uso della cannabis per la cura del dolore è riconosciuta in molti Paesi, mentre in Italia questo impiego della marijuana per contrastare le manifestazioni del dolore è legalizzato solo dal 2006.
Per comprendere meglio la questione, bisogna fare un passo indietro e arrivare all’Università di Guelph in Canada, i cui ricercatori hanno condotto uno studio culminato con il riconoscimento dell’efficacia della cannabis usata come antinfiammatorio.
Lo studio in questione – alla base del quale vi erano delle ricerche condotte negli anni ’80 ma rimaste in sospeso per via delle leggi sul proibizionismo che hanno coinvolto anche la ricerca scientifica – si è occupato di analizzare due molecole appartenenti alle flavonoidi e contenute nella pianta di Cannabis sativa L, ossia la cannaflavina A e la cannaflavina B, facendo esperimenti sui ceppi pro infiammatori della canapa sativa.
Dagli studi sull’azione molecolare delle cannaflavine sono stati ottenuti dei risultati molto positivi, dal momento che i test hanno riconosciuto non solo il ruolo delle molecole nel combattimento delle infiammazioni, ma persino la loro capacità di individuare e colpire il dolore dal suo punto di origine.
Addirittura, pare che l’azione antinfiammatoria della cannabis sia maggiore di 30 volte rispetto alla classica Aspirina e, dalla loro, le cannafavine A e B hanno anche il pregio di non generare effetti psicoattivi, a differenza di altre sostanze analgesiche, né dare dipendenza, poiché non agiscono sull’attività cerebrale ma solo sulla zona da curare.
Ma poiché le molecole cannaflavine A e B sono presenti in piccole quantità nella pianta di canapa, ai fini dell’utilizzo come antinfiammatorio, è necessario ricorrere ad altri estratti di cannabis, con il CBD in testa, come hanno già dimostrato gli studi di molti ricercatori.
Proprietà antinfiammatorie del CBD
Gli studi sulla cannabis per uso terapeutico fanno passi da gigante, fino al punto da aver ottenuto il riconoscimento medico e legale della cannabis per la cura del dolore. Bisogna precisare, però, che la sua efficacia riguarderebbe solo la riduzione degli stimoli dolorosi cronici, mentre ancora non è stato riconosciuto il suo impiego nel trattamento del dolore acuto.
Le varietà di marijuana impiegate in ambito medico contengono determinate percentuali di THC e di CBD, i principi attivi appartenenti alla famiglia dei cannabinoidi. Il THC è il cannabinoide psicoattivo con proprietà antidolorifiche, mentre il CBD è il cannabinoide non psicoattivo, quello capace di aumentare l’azione antidolorifica del THC e di prolungarne la durata, riducendo anche gli effetti collaterali respiratori e cardiovascolari.
Nello specifico, la cannabis terapeutica, per esercitare la sua azione antinfiammatoria, deve far interagire i principi attivi con i recettori endogeni inibitori, detti recettori per i cannabinoidi. Questi recettori sono di tipo 1, il CB1, e di tipo 2, il CB2:
i recettori CB1 si trovano nel midollo spinale, nel cervello e lungo le vie del dolore e hanno il compito di regolare alcune funzioni biologiche, inclusa la trasmissione dello stimolo del dolore; quando si attivano, mettono in moto dei segnali che riducono il dolore;
i recettori CB2 si occupano delle attività immunomodulatorie e per questo sono localizzati nelle zone più periferiche.
In altre parole, pare che l’azione antidolorifica e antinfiammatoria dei principi attivi della cannabis venga esercitata grazie alla capacità del recettore CB1 di attivare l’inibizione dello stimolo, ma altri studi in merito danno credito all’interazione di THC e CBD con altri tipi di recettori per attivare l’azione antidolorifica.
Assumere CBD come antinfiammatorio
Uno dei metodi più utilizzati per assumere cannabis per la cura del dolore antinfiammatorio è la somministrazione per via orale, sottoforma di un decotto che si ottiene dalla bollitura delle infiorescenze della pianta, o per via inalatoria, attraverso la vaporizzazione della cannabis con un vaporizzatore ad aria calda e filtrata.
Ricorrere al CBD come antinfiammatorio naturale richiede delle attenzioni particolari, fra le quali quella di assicurarsi che il prodotto a base di CBD sia di qualità. Si consiglia di rivolgersi solo a rivenditori autorizzati, in modo da avere la certezza di scegliere CBD di qualità che riduca il più possibile gli effetti collaterali indesiderati.
Per questo motivo è di fondamentale importanza consultare il medico prima di assumere la cannabis ad uso terapeutico, il quale potrà intervenire in caso di poca tollerabilità del paziente alla sostanza























