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ATTUALITÀ | 24 novembre 2020, 06:50

Salussola, discarica del Brianco: A che punto siamo?

Il progetto di Acqua&Sole per lo smaltimento di 1 milione di metri cubi di rifiuti di cemento amianto presenti nel Biellese. Il diniego della Provincia negato dal TAR Piemonte. Il NO di amministratori, politici, territorio biellese e di 12.585 firmatari, e la voce fuori dal coro di Paolo Delsignore

Il progetto di Acqua&Sole della discarica di amianto

Il progetto di Acqua&Sole della discarica di amianto

L’ultima puntata della “telenovela” discarica di amianto di Brianco è andata in scena domenica 18 ottobre a Salussola, con la sagra della panissa organizzata dal Comitato “Salussola Ambiente è Futuro”, in collaborazione con l’associazione “Amici di Arro”, per ribadire il secco NO alla discarica e raccogliere fondi finalizzati ad una causa legale contro la sua costruzione.

Una vicenda che inizia circa 4 anni fa, con la Regione Piemonte che, recependo gli input dell’Unione Europea finalizzati alla rimozione di tutto il cemento amianto entro il 2028, mette in atto il piano di smaltimento, che sollecita le imprese specializzate a proporre soluzioni per la rimozione dell’amianto. Si propone l’azienda pavese Acqua&Sole, che sceglie l’area di Brianco dove è proprietaria di un terreno incolto da una decina di anni.

“Dopo aver valutato l'idoneità del terreno a livello geologico e idrogeologico, – aveva dichiarato a Newsbiella l'ingegnere di Acqua&Sole Federica Barone – ci siamo proposti alla Regione per consentire di rimuovere l'amianto nel Biellese, dove sono presenti dai 400 mila ai 600 mila metri cubi di amianto, che verrebbero avviati alla discarica dopo essere stati imballati e sigillati in modo da eliminarne la nocività: ogni strato di amianto, preventivamente isolato secondo i criteri previsti dalla legge, viene coperto da uno strato di terra”.

Acqua&Sole stila un progetto di discarica che prevede lo smaltimento di circa 1 milione di metri cubi di rifiuti contenenti amianto compatto, con l’utilizzo di tutti gli accorgimenti per evitare qualsiasi possibile impatto su salute e ambiente. “Se il progetto andrà in porto, - aveva aggiunto l'ingegnere Federica Barone - ci vorranno una decina d'anni per smaltire tutto l'amianto del territorio biellese e zone limitrofe. Per questo è previsto che il lavoro venga suddiviso in lotti, in modo da garantire la massima sicurezza nello smaltimento del materiale che, quotidianamente, durante l'intera durata dell'intervento, viene coperto per evitare qualsiasi dispersione”.

Arpa e Asl di Biella danno parere negativo al progetto, che viene bocciato dalla Provincia di Biella, ente competente ad autorizzare l’impianto: diniego annullato dal TAR Piemonte, che condanna la Provincia al pagamento delle spese. Anche il territorio biellese non vuole la discarica di Brianco e crea un fronte praticamente unanime del NO. A capo di questo fronte, il comitato Salussola Ambiente e Futuro, promotore di incontri, sit-in, marce contro la discarica e di una raccolta firme che raggiunge 12.585 NO. 

A livello politico locale il NO è trasversale, con alcuni “se” ed altrettanti “ma”. NO ribadito anche da tanti sindaci del territorio, biellesi e vercellesi, dalla Provincia di Vercelli, dal comitato Valledora e dal consiglio comunale di Salussola che, nel marzo scorso, ha negato all'unanimità il consenso alla costruzione della discarica.

Una voce fuori dal coro nel Biellese è stata quella di Paolo Delsignore, consigliere comunale di Pollone che, un anno fa, sottopone all’opinione pubblica la possibilità di trasformare l’amianto. “Biotecnologie e progresso tecnologico fanno sì che, con un impianto che utilizza una sostanza naturale come il siero di latte, l'amianto si possa trasformare in un NON rifiuto, - aveva spiegato Delsignore a Newsbiella - Trasformare il rifiuto è la strada da percorrere per poter creare lavoro, senza pagare cifre esorbitanti per trasportarli chissà dove. Battiamoci per una soluzione del problema e non infiliamo la testa sottoterra dicendo facili NO”.

Insomma, quattro anni di dibattiti, sit-in, marce, e cinque conferenze di servizi tra Provincia, Comune di Salussola, Asl e Arpa. Il 20 dicembre 2019, alla conferenza di riapertura dei termini di istruttoria dopo l’accoglimento del ricorso al TAR contro il diniego della Provincia, era stata prevista un’ulteriore conferenza per marzo 2020, per visionare e discutere le modifiche proposte da Acqua&Sole.

Poi è arrivato il Covid, che ha interrotto fino a luglio il discorso amianto nel Biellese, dove la realtà racconta che ci sono 600 mila metri cubi  di amianto, ed 1 milione di metri cubi di rifiuti da smaltire. Ad oggi Acqua&Sole sta preparando gli approfondimenti progettuali richiesti dalla Provincia a luglio 2020.

“La Regione Piemonte ha avuto un atteggiamento di responsabilità nella predisposizione del piano di smaltimento, - precisano oggi da Acqua&Sole - mentre i comitati, che ci hanno fatto la battaglia, non hanno mai proposto un’alternativa alla risoluzione del problema amianto. Si sono limitati a protestare, facendolo anche in luoghi dove la presenza di cemento amianto sui tetti è ancora diffusa e preoccupante: intanto di cemento amianto si muore”.

Alessandro Bozzonetti

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