Sono biellese, di famiglia biellese da generazioni e da sempre porto avanti l'abitudine di osservare il territorio in cui vivo con occhio attento, cercando di capire cosa lo rende unico e cosa rischia di perdersi se non ne parliamo abbastanza. I Giardini Zumaglini sono uno di quei luoghi che, pur essendo sotto gli occhi di tutti ogni giorno, meritano uno sguardo più consapevole: non solo un parco dove passare, ma un pezzo di storia, di natura e di identità della nostra città che vale la pena raccontare.
Nel cuore di Biella, racchiusi tra via Garibaldi, via La Marmora e piazza Vittorio Veneto, si trovano i Giardini Zumaglini: il più grande polmone verde del centro cittadino e uno dei luoghi simbolo dell'identità biellese. Pochi, tra chi li attraversa ogni giorno per andare al lavoro o a scuola, ne conoscono davvero la storia e il valore che rappresentano.
Una storia che nasce con la ferrovia
L'idea di creare un giardino pubblico in quest'area risale al 1856, subito dopo la realizzazione della stazione ferroviaria della linea Biella-Santhià, una delle prime linee del Piemonte. All'epoca la zona era periferica: coltivata a vigneti, noccioleti e orti, rappresentava il confine tra la città abitata e la campagna.
Per ragioni burocratiche ed economiche, però, il progetto rimase fermo per vent'anni. Solo tra il marzo e il maggio del 1876 il giardino venne realizzato, su progetto di Innocente Ottolini di Novara e sotto la direzione dell'ingegnere comunale Alfonso Danese. Da quel momento l'area, che si trovava proprio davanti all'ingresso della stazione, divenne la vera e propria "porta della città": il primo spazio che accoglieva chi arrivava a Biella.
Il nome attuale è più recente di quanto si pensi: solo nel 1935 il giardino venne intitolato ad Antonio Maurizio Zumaglini, medico nato a Benna nel 1804, che abbandonò la professione per dedicarsi interamente alla botanica. Ritiratosi nel castello di Verrone, compilò un ricchissimo erbario e la monumentale "Flora Pedemontana", opera che lo consacrò tra i botanici più autorevoli d'Europa.
Un patrimonio botanico di pregio
Al di là del valore storico, i Giardini Zumaglini custodiscono oggi un patrimonio arboreo di grande interesse: cedri del Libano, sequoie, abeti dell'Himalaya e altre specie esotiche convivono con gli alberi tipici del nostro territorio, rendendo il parco una piccola oasi botanica nel pieno centro urbano.
Lungo i viali si incontrano anche diversi monumenti che raccontano la memoria cittadina: la statua dedicata ad Alfonso La Marmora, realizzata nel 1886 dallo scultore Odoardo Tabacchi, e il monumento dell'Alpino con il mulo, voluto all'inizio degli anni Venti per onorare i biellesi caduti nella Prima guerra mondiale.
La cassa armonica e la vita sociale del parco
Al centro dei giardini si trova la storica cassa armonica, il palco della musica inaugurato circa un secolo fa e da sempre punto di riferimento per concerti e bande musicali. Accanto, dal 1929, sorge un chiosco in ferro costruito dalla ditta Piantino di Gaglianico che, dal 1934, fu dotato di un altoparlante capace di diffondere le notizie del territorio: un piccolo antesignano dei moderni media locali, attorno al quale la cittadinanza si radunava ogni sera.
Per decenni i giardini hanno rappresentato molto più di un semplice spazio verde: erano luogo di ritrovo, di socialità e, con la vicina stazione della tranvia per Oropa, anche un crocevia di persone e storie diverse.
Perché sono importanti ancora oggi
A quasi centocinquant'anni dalla loro nascita, i Giardini Zumaglini restano un patrimonio da valorizzare per più motivi:
- Ambientale: sono uno dei principali polmoni verdi del centro storico, con specie arboree rare che contribuiscono alla qualità dell'aria e alla biodiversità urbana.
- Storico-culturale: raccontano l'evoluzione della città, dalla nascita della ferrovia alle trasformazioni urbanistiche del Novecento.
- Identitario: portano il nome di un biellese illustre e custodiscono monumenti legati alla memoria collettiva della città.
Cosa rappresentano i Giardini Zumaglini per chi a Biella ci vive.
Per un biellese, i Giardini Zumaglini non sono solo un parco: sono uno di quei posti che si attraversano così tante volte, in così tante fasi della vita, che finiscono per diventare parte della memoria personale oltre che della città.
Ci si passa da bambini, portati a giocare; da ragazzi, per un'uscita veloce dopo scuola; da adulti, magari solo per tagliare strada tra un impegno e l'altro senza nemmeno accorgersi degli alberi secolari che si stanno costeggiando.
È uno spazio che si dà per scontato proprio perché è sempre lì, aperto, gratuito, nel cuore della città — e forse è proprio questo il suo valore più grande: essere un bene comune reale, non solo dichiarato. Un luogo dove si incrociano generazioni diverse, chi porta il cane, chi si siede su una panchina a leggere, chi si ferma alla cassa armonica per un concerto estivo.
Allo stesso tempo, chi vive Biella conosce anche l'altra faccia della medaglia: le discussioni ricorrenti su manutenzione, decoro, sicurezza percepita in certe ore, che tornano periodicamente sui giornali locali. È un segno, in fondo, di quanto i giardini stiano a cuore ai cittadini: non se ne parlerebbe tanto, se non fossero considerati un patrimonio da difendere.
Valorizzarli oggi significa quindi non solo restaurare un monumento o piantare un albero in più, ma restituire ai biellesi la piena appropriazione di uno spazio che, storicamente, è sempre stato "la porta della città" — e che continua a essere, nel bene e nel male, uno specchio di come la comunità si prende cura di sé stessa.
Tutelare e valorizzare i Giardini Zumaglini significa quindi prendersi cura non solo di un polmone verde, ma di un pezzo importante della memoria e dell'identità di Biella.
































