Riunione plenaria dell’Osservatorio tecnico-scientifico PFAS della Regione Piemonte, oggi nell’Environment Park di Torino, dedicata a un anno dall'istituzione al bilancio delle attività svolte e alla definizione delle prossime azioni.
Creato con la legge regionale n.9 del 2025, l'Osservatorio ha il compito di individuare strategie efficaci per prevenire e contrastare l'inquinamento da PFAS, le sostanze perfluoroalchiliche impiegate in numerosi processi industriali e prodotti di uso quotidiano, caratterizzate da una forte persistenza nell'ambiente.
Il Piemonte continua a distinguersi come la Regione più avanzata d'Italia su questo fronte. Già nel 2021, infatti, è stata la prima e tuttora l'unica Regione ad aver introdotto con una propria legge limiti specifici agli scarichi di PFAS nelle acque superficiali, estendendo controlli e prescrizioni all'intero comparto ambientale, comprese le autorizzazioni alle attività produttive. Un modello normativo che oggi trova ulteriore conferma nel lavoro svolto dall'Osservatorio e che pone il Piemonte come punto di riferimento nazionale nella prevenzione e nel contrasto di questi contaminanti.
«Un anno fa abbiamo scelto di creare un Osservatorio che mettesse attorno allo stesso tavolo istituzioni, mondo della ricerca, imprese ed enti di controllo. Oggi possiamo dire che quella scelta è stata vincente - dichiara Matteo Marnati, assessore regionale all’Ambiente - Il Piemonte continua a essere la Regione più avanzata in Italia nella prevenzione e nel contrasto ai PFAS grazie a un modello che unisce norme, monitoraggi, ricerca e sperimentazione tecnologica. Il nostro obiettivo è anticipare le criticità, individuare le fonti di contaminazione e mettere a disposizione strumenti per ridurre la presenza di questi contaminanti nell’ambiente, tutelando le risorse idriche e la salute dei cittadini».
«Sui PFAS la tutela della salute dei cittadini è prioritaria per la Regione Piemonte - afferma l'assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi - Fin dall'inizio, infatti, abbiamo scelto di affrontare questo delicato tema con un approccio integrato, mettendo attorno allo stesso tavolo sanità, ambiente, ricerca e territorio. Il lavoro svolto in questi mesi dimostra che il Piemonte non si limita a studiare il fenomeno, ma costruisce strumenti concreti per proteggere i cittadini: dal biomonitoraggio di oltre 900 cittadini di Spinetta Marengo ai percorsi di presa in carico sanitaria, fino alla definizione di protocolli condivisi che consentono di intervenire in modo tempestivo e appropriato. Continueremo a lavorare in questa direzione, perché la prevenzione ambientale e la tutela della salute sono due facce della stessa medaglia e rappresentano un investimento sul futuro delle nostre comunità».
«Desidero ringraziare tutti i partecipanti per l'ottimo lavoro svolto in questo anno di attività dell'Osservatorio - dichiara Angelo Robotto, coordinatore dell'Osservatorio - Il grande apporto di conoscenze dal punto di vista tecnologico che stiamo raccogliendo ci sta permettendo di avvicinarci a soluzioni concrete ed efficaci. Nei prossimi incontri cercheremo di aumentare la conoscenza sulla distribuzione dei PFAS sul territorio, individuando e testando nuove tecnologie disponibili e i relativi costi di installazione e gestione, per supportare concretamente la strategia regionale di riduzione della presenza di PFAS in ambiente».
In dodici mesi di attività, l'Osservatorio ha costruito un percorso di lavoro condiviso che ha coinvolto Regione Piemonte, Arpa Piemonte, IRES Piemonte, Province, enti di ricerca e stakeholder, con l'obiettivo di trasformare la conoscenza scientifica in strumenti concreti per la tutela dell'ambiente.
Tra i risultati più significativi emerge il nuovo modello di monitoraggio sviluppato da Arpa Piemonte basato sui cosiddetti "bilanci di massa", che consente di quantificare la presenza dei PFAS nei corsi d'acqua superficiali, con particolare attenzione al fiume Po. Il monitoraggio prende in considerazione tre indicatori principali – PFOS, PFOA e la concentrazione complessiva dei PFAS – e permette di ricostruire il percorso degli inquinanti lungo il reticolo idrografico. Le analisi, già completate per il periodo 2021-2024 e per il 2026, saranno estese entro la fine dell'anno anche al quadrante sud-orientale del Piemonte, includendo il monitoraggio del composto cC₆O₄ (PFAS di nuova generazione). Grazie a questo approccio sarà possibile individuare con sempre maggiore precisione le fonti della contaminazione e orientare in modo più efficace le attività di controllo.
«Il monitoraggio dei PFAS nei corpi idrici effettuati nell'ambito dell'Osservatorio - rileva il direttore generale di Arpa Piemonte Secondo Barbero - evidenzia che i limiti normativi e le azioni mirate hanno già prodotto riduzioni misurabili di specifiche emissioni, confermando l'efficacia delle strategie di controllo regionali adottate».
Parallelamente il Piemonte si sta affermando come un vero laboratorio di sperimentazione delle tecnologie per il trattamento dei PFAS. L'attività di ricerca segue un approccio articolato in quattro fasi – segregare, separare, concentrare e distruggere gli inquinanti – e vede già in campo diverse soluzioni innovative. Per i reflui industriali più concentrati vengono utilizzati sistemi di osmosi inversa abbinati a filtri a carboni attivi e resine a scambio ionico. Sono inoltre in corso sperimentazioni particolarmente promettenti con la tecnologia australiana Surface Active Foam Fractionation, che sfrutta il principio della schiumatura per concentrare e rimuovere i PFAS dai reflui liquidi, anche attraverso impianti mobili utilizzabili direttamente sul territorio. Proseguono infine i test su sistemi di pretrattamento chimico basati sull'impiego di cloruro di alluminio e soda caustica.
Nei prossimi mesi prenderà il via la quarta campagna regionale di monitoraggio, mentre l'Osservatorio definirà le nuove linee di intervento in vista del 2027. I risultati raccolti in questo primo anno non resteranno patrimonio esclusivo della ricerca scientifica, ma costituiranno la base delle future politiche regionali di contrasto ai PFAS. I dati del monitoraggio ambientale, le evidenze emerse dalle sperimentazioni tecnologiche e le valutazioni sulla sostenibilità economica degli interventi saranno infatti utilizzati per rafforzare ulteriormente un modello che oggi rappresenta una delle esperienze più avanzate in Italia. Un percorso che conferma la volontà della Regione Piemonte di anticipare i problemi attraverso la ricerca, l'innovazione e la prevenzione, trasformando la conoscenza scientifica in azioni concrete a tutela dell'ambiente, della qualità delle acque e dei cittadini.
Alla riunione plenaria hanno partecipato i rappresentanti di Acqua Novara e Vco, Arpa Piemonte, ATO1, ATO2, ATO 3, Autorità Rifiuti Piemonte, CNR - IRSA, Coldiretti, Confartigianato Piemonte, Confindustria, Confservizi Piemonte, ENEA, Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta, Legambiente Piemonte Valle d’Aosta, Piemonte Innova, Politecnico di Torino, Provincia del VCO, Provincia di Vercelli, Smat, Università degli Studi di Torino, Università del Piemonte Orientale, Utilitalia.

























