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COSTUME E SOCIETÀ | 05 luglio 2026, 09:00

Nuraghe Chervu, il rito della memoria: Biella rende onore ai Caduti della Sardegna e d'Italia

Tra storia, spiritualità e tradizione, la Festa sarda rinnova il legame tra l'Isola e il Piemonte nel segno della pace e della memoria condivisa

Le insegne ufficiali del Nucleo Biellese dell'Associazione Nazionale Brigata "Sassari" e dell'Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon accanto all'infiorata dedicata ai Caduti della Grande Guerra, all'interno dell'area monumentale di Nuraghe Chervu.

Le insegne ufficiali del Nucleo Biellese dell'Associazione Nazionale Brigata "Sassari" e dell'Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon accanto all'infiorata dedicata ai Caduti della Grande Guerra, all'interno dell'area monumentale di Nuraghe Chervu.

È stato il momento più intenso e solenne della quattro giorni della Festa sarda, svoltasi a Biella dal 18 al 21 giugno, quello celebrato nell'area monumentale di Nuraghe Chervu, dove la memoria dei Caduti sardi si è intrecciata, ancora una volta, con quella dei Caduti biellesi e dell'intera Nazione, trasformando il ricordo in un'esperienza collettiva di alto valore civile, storico e spirituale.

In testa al corteo, aperto dalle insegne della Regione Autonoma della Sardegna e accompagnato dalle note della Filarmonica di Cossato, il cammino ha preso avvio dal piazzale della storica pasticceria Brusa, in corso Lago Maggiore. A guidare la sfilata erano il Nucleo Biellese dell'Associazione Nazionale Brigata "Sassari", intitolato al capitano Emilio Lussu, con il fiduciario Francesco Fosci, affiancato dai labari della Regione Piemonte e delle delegazioni delle Città di Torino, Vercelli e Alessandria dell'Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon, guidate dal Grande Ufficiale Renato Conzon, Ispettore per l'Italia Settentrionale.

A loro è stato affidato il solenne rito dell'Alzabandiera, seguito dalla deposizione di rose rosse e bianche, offerte dai Vivai Serra di Candelo, gesto semplice ma carico di significato che ha introdotto uno dei momenti più suggestivi dell'intera cerimonia.

Il raccoglimento si è fatto preghiera con la benedizione impartita dal diacono Italo Maggia. Attorno alla sua voce ha preso forma l'antico rito delle "Donne del grano", custodito e riproposto dal Circolo Culturale Sardo "Su Nuraghe" quale patrimonio immateriale dell'identità isolana. Le invocazioni pronunciate in Limba hanno restituito vita a una tradizione secolare nella quale il linguaggio della fede si intreccia con quello della terra, della maternità e della comunità.

Mentre le donne scandivano le antiche formule augurali, alcune bambine in abiti tradizionali spargevano petali di fiori lungo il selciato monumentale di Nuraghe Chervu, composto da centinaia di pietre provenienti da altrettanti Comuni italiani. Su ciascuna è inciso il nome della località d'origine e il numero dei propri Caduti: un mosaico di memorie che rende visibile il sacrificio condiviso dell'Italia intera e trasforma quel lastricato in una geografia della riconoscenza nazionale.

La sera precedente, nella centrale piazza Vittorio Veneto, si era svolto un significativo passaggio simbolico tra generazioni. Alle partecipanti al rito era stato appuntato il Myosotis, il delicato Non ti scordar di me, divenuto emblema floreale permanente della memoria dei Caduti di tutte le guerre e delle missioni di pace. L'iniziativa, promossa dal Gruppo delle Medaglie d'Oro al Valor Militare nell'ambito delle celebrazioni per il Centenario del Milite Ignoto, ha individuato in questo piccolo fiore azzurro un linguaggio universale capace di esprimere riconoscenza, continuità e responsabilità civile. Un segno discreto, ma eloquente, che invita ogni generazione a custodire il patrimonio morale lasciato da quanti hanno sacrificato la propria esistenza per il bene comune.

Dietro questa intensa rappresentazione rituale vive una delle più profonde tradizioni della Sardegna. Quando, oltre un secolo fa, nei paesi dell'Isola giungeva la notizia della morte di un soldato lontano dalla propria terra, erano le donne della comunità a farsi interpreti del dolore collettivo. Chicchi di grano venivano sparsi sulla soglia delle case, petali di fiori accompagnavano il lutto, rami d'alloro invocavano protezione, mentre il canto delle prefiche trasformava il pianto individuale in memoria condivisa. In assenza di una tomba sulla quale raccogliersi, erano questi gesti a rendere presente chi non sarebbe più tornato.

La rievocazione proposta da "Su Nuraghe" non costituisce una semplice riproposizione etnografica. Essa restituisce attualità a un patrimonio antropologico ancora vivo nella cultura dell'Isola, dove il grano continua a rappresentare la fecondità della vita, i fiori la speranza che rifiorisce oltre il dolore e l'alloro la protezione divina e la vittoria sulla morte. Simboli antichi che, ancora oggi, accompagnano feste religiose, processioni e momenti comunitari in numerosi centri della Sardegna, testimoniando la continuità di una civiltà ultramillenaria che ha saputo conservare il dialogo tra memoria, fede e natura.

Come avviene ormai da tradizione, la commemorazione si inserisce nel ricordo della Battaglia del Solstizio, combattuta sul Piave tra il 15 e il 24 giugno 1918, una delle pagine più alte della storia militare italiana. Dopo la tragedia di Caporetto, fu proprio in quelle giornate decisive che la Brigata "Sassari" contribuì alla riscossa nazionale. I fanti del 151° e del 152° Reggimento, passati alla storia con il nome di "Dimonios", arrestarono l'offensiva austro-ungarica distinguendosi per coraggio, disciplina e straordinario spirito di sacrificio.

Durante la cerimonia, sono state rievocate le motivazioni delle quattro Medaglie d'Oro al Valor Militare conferite alle Bandiere di Guerra dei due storici reggimenti, un primato che rende la Brigata "Sassari" l'unità più decorata dell'Esercito Italiano. Un'eredità di valore che non appartiene soltanto alla Grande Guerra, ma prosegue nella storia contemporanea, come testimonia la Medaglia d'Oro al Valore dell'Esercito conferita nel 2008 al 152° Reggimento Fanteria per l'operazione "Antica Babilonia 9" svolta in Iraq.

Da Biella si è quindi levato un pensiero di affetto e riconoscenza rivolto ai militari della Brigata oggi impegnati in Libano nella missione internazionale UNIFIL. Un ideale filo rosso unisce le generazioni di soldati che, sotto le insegne della "Sassari", hanno servito e continuano a servire il Paese, passando dal sacrificio della guerra all'impegno per la costruzione della pace.

Tra il profumo delle rose, il verde dell'alloro, il grano sparso sul selciato, il suono della banda e il lento ondeggiare delle bandiere, Nuraghe Chervu continua così a raccontare una storia che supera i confini regionali per appartenere all'intera comunità nazionale. È la storia delle partenze senza ritorno, delle famiglie rimaste nell'attesa, della dignità del sacrificio e della speranza che rifiorisce. Una memoria che non si limita a custodire il passato, ma continua a germogliare nel presente, educando le nuove generazioni al valore della pace, della solidarietà e della responsabilità civile.

In questo luogo, nato dall'incontro fra la Sardegna e il Piemonte, ogni pietra, ogni fiore e ogni preghiera ricordano che la memoria autentica non è nostalgia, ma seme di futuro. Perché solo una comunità che sa onorare i propri Caduti è capace di costruire, giorno dopo giorno, una pace fondata sulla consapevolezza della storia e sulla fraternità tra i popoli.

C.S. Battista Saiu, Su Nuraghe

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