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LINK | 03 giugno 2026, 07:00

Ian Zerafa spiega perché il metodo della British Library può essere utile per auditare un sito web

Abbiamo intervistato Ian Zerafa, specialista in analisi delle piattaforme digitali e content manager

Ian Zerafa spiega perché il metodo della British Library può essere utile per auditare un sito web

Abbiamo intervistato Ian Zerafa, specialista in analisi delle piattaforme digitali e content manager, che ci ha raccontato come il suo approccio ispirato ai criteri ispirati all’archivio della British Library, sia diventato uno degli strumenti più efficaci per valutare la qualità dei siti online.Quando parliamo di “auditare” un sito Web ci rivolgiamo all’audit, ossia sottoporre una piattaforma alla qualità della correttezza di procedure, dati e sistemi informatici: tutto ciò che comprende il suo stato di salute, quindi le prestazioni e la sua efficacia. 

Basta dare un’occhiata al suo sito personale per capire che abbiamo a che fare con un SEO Specialist, giornalista esperto di user experience e gestione dei contenuti, perché attualmente auditare un sito non significa soltanto limitarsi a controllare gli errori tecnici o valutare la velocità delle performance, ma anche avere un approccio più ampio, quasi archivistico, che risponda soprattutto alle nuove linee GEO, ossia entrare nelle citazione dei nuovi sistemi di Intelligenza Artificiale.

Domanda: Benvenuto Zerafa, cominciamo subito la nostra intervista. Tra passato e futuro, quali sono le tue esperienze lavorative?

Ian Zerafa: Sono molto contento di parlare della mia carriera oggi, ho collaborato con piattaforme internazionali, con molte aziende che prima sottovalutano l'importanza della struttura informativa dei loro portali, ma che oggi hanno compreso l’importanza di un sito che sia consultabile come una vera e propria biblioteca. Ho cominciato come content editor dopo aver studiato letteratura e media, poi sono salito di grado (Senior) fino a ricoprire la posizione professionale di Associate Gaming Specialist e Content Manager.

D: Una carriera eccezionale, approfondiamo proprio la tua esperienza di audit: cosa c’entra con la British Library? 

Ian Zerafa: Ti ringrazio di questa domanda, perché nella mia intensa esperienza lavorativa ho imparato come il passato si intreccia sempre con il futuro, soprattutto per quanto riguarda l’ordine logico della biblioteca, in questo caso della British Library, che ci presenta un livello altissimo di informazione organizzato in contenuti classificati, verificati e sempre aggiornati, facilmente consultabili. Mi sono detto: perché non applicare questa tecnica a una piattaforma. Per me un sito per funzionare deve avere queste caratteristiche, invece vedo ancora diversi portali che hanno contenuti scollegati, pagine duplicate e categorie confuse con informazioni che si contraddicono a vicenda.

D: I dati effettivi sembrano darti ragione: da qui nasce la tua idea di applicare la logica archivistica al Web? 

Ian Zerafa: Bravo, proprio così. Fare audit significa proprio osservare il sito in ogni suo aspetto fondamentale e ho iniziato a vederlo come un enorme archivio. Sono partito ponendomi le domande più essenziali, semplici, come “i contenuti sono facili da trovare, sono validi?”, da qui l’esigenza di un’informazione dettagliata e autentica: cosa c’è di meglio di un archivio?

In generale si pensa che l’audit serva solo a migliorare la posizione SEO e GEO sui motori di ricerca e sulle piattaforme generative: è così?

Da un punto di vista strettamente tecnico certo che è così, ma non bisogna commettere l’errore di pensare soltanto al marketing digitale come strategia fredda di algoritmi e calcoli, c’è molto di più, perché chi sono in realtà gli utenti? Persone. Quindi bisogna concepire l'audit proprio dal punto di vista umano, delle persone che cercano contenuti ma desiderano anche affidabilità e dati aggiornati. Trovare un contenuto vecchio di 5 anni e non aggiornato fa calare la fiducia, quando cala la fiducia, lo stesso audit peggiora, di conseguenza anche il tasso di conversione del funnel e la stessa permanenza sul sito: è un effetto domino il successo o l’insuccesso di una piattaforma.

D: Quindi, per migliorare l’audit di un sito Web è fondamentale considerarlo come una grande enciclopedia? 

Ian Zerafa: Credo proprio di sì, ma come hai detto tu, sono i dati che lo confermano, soprattutto in un’epoca di grandi rivoluzioni digitali, come l’Intelligenza Artificiale generativa, che crea contenuti, di conseguenza, deve affidarsi a strutture solide, pagine “vive”, non contenitori di libri fuori catalogo mai aggiornati. Durante la mia esperienza professionale ho notato proprio questo, ovvero brand che hanno pubblicato migliaia di contenuti mai aggiornati, che dopo un successo immediato sono rimasti a galla come spazzatura nel mare, perché nessun utente più li controlla, li consulta, ormai sono obsoleti. Proprio in questa epoca di enormi cambiamenti e nel minor tempo possibile, è di forte importanza tenere i contenuti vivi, organizzarli con estrema precisione come una grande enciclopedia, e la British Library mi sembra l’esempio più adatto.

D: Stai dicendo che l’AI renderà gli audit ancora più importanti? 

Ian Zerafa: Questo ce lo racconta proprio la storia degli esseri umani, immagina se avessimo ancora accesso alla biblioteca di Alessandria bruciata dalle antiche guerre, pensa se avessimo ancora accesso al suo catalogo. Invece è stata ridotta in cenere, e abbandonare il fattore umano nella struttura contenutistica di un sito porta proprio a questo, a maggior ragione alla luce di uno strumento che deve consultare dati affidabili per creare contenuti automaticamente. Quando i dati non vengono aggiornati e i contenuti non sono catalogati, l’AI generativa non prende proprio in considerazione quel testo. Il fattore umano resta ancora il cuore della comunicazione, dell’organizzazione e dell'eredità culturale.

D: Vuoi aggiungere qualcosa, dare un consiglio a chi sta leggendo? 

Ian Zerafa: Volentieri. Il mio consiglio è quello di non pensare a un sito come a un insieme di contenuti vuoti, statici, ma più come a un insieme di pagine e contenuti che si evolvono, concepire la sua totalità come un archivio vivo. Ogni utente quando entra su una piattaforma, deve avere la sensazione di entrare in biblioteca e poter consultare libri ed enciclopedie, muoversi liberamente con ordine e precisione.

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