"Esimio direttore,
vorrei raccontare a lei e ai suoi lettori l'episodio che ho vissuto, per fare riflettere chi leggerà ma anche per comprendere la situazione della società nella quale viviamo.
Immagini una domenica mattina: giorno di riposo per molte persone, che magari scelgono di passarlo in famiglia. Io e un mio amico scegliamo di fare un giro in bicicletta sulle strade della nostra provincia: nulla di troppo impegnativo, un percorso decisamente pianeggiante e facile. Arrivati sulla strada che da Vigellio porta a Salussola, arriviamo in prossimità del sottopassaggio della ferrovia, prima del rondò sul ponte. Sulla carreggiata non c'era nessuno, era quasi mezzogiorno e noi due eravamo affiancati per chiacchierare: sentiamo un'utilitaria che sopraggiunge ma, data la sua alta velocità, non facciamo in tempo a metterci in fila (anche se il codice della strada consente la marcia affiancati).
L'automobilista suona con forza il clacson per chiedere strada e io alzo una mano in segno di scusa, dicendo che é domenica e stiamo pedalando tranquilli. L'uomo alla guida prima frena energicamente, poi effettua una retromarcia per affiancarsi a me: noto che ha come passeggero un bambino di non più di 10 anni. Ho pensato fosse il figlio. "Cosa hai detto?" mi chiede in tono minaccioso. Io ripeto la mia frase e lui, di rimando mi chiede se lo sto prendendo "per il culo". Rispondo che no, cercavo solo di essere rispettoso. Lui, ancora più arrabbiato esclama: "Ma se siete sempre in mezzo ai coglioni con queste bici del cazzo, dovete togliervi dalla strada!" Poi e' ripartito accelerando rumorosamente. Io e il mio amico siamo rimasti basiti e senza parole.
Ora direttore, lei dirà che episodi di questo tipo sono probabilmente all'ordine del giorno e che le persone sono troppo stressate, ma credo ci sia molto di più in un episodio come questo.
Davvero un padre che sta passando la domenica in compagnia del figlio ha voglia di litigare con due sconosciuti (che potevano essere qualsiasi cosa, appartenenti alle forze dell'ordine per esempio)?
Questo è l'esempio che vogliamo dare ai nostri giovani, questa è la società che sogniamo per loro? Un mondo fatto di odio, rancore e violenza verso i nostri simili, dove conta solo la sopraffazione e l'umiliazione altrui, dove ha ragione chi aggredisce per primo e non c'è spazio per il dialogo e il rispetto reciproco?
Io sono notoriamente un pacifista e un inguaribile ottimista, ma da un po' di tempo, guardandomi intorno, vedo solo comportamenti che fanno pensare a un peggioramento dell'animo umano; le notizie che leggiamo ogni giorno riportano drammi familiari, storie di bombe e guerre insensate, episodi gravi di delitti tra partners. Dovrei avere ancora speranza nel genere umano, ma è sempre più difficile trovare un barlume di umanità e dolcezza in ciò che viviamo quotidianamente.
Credo che, siccome la vita è una sola ed è già piena di problemi piccoli e grandi, dovremmo viverla con più leggerezza e serenità, comprendendo che anche le altre persone, nostri simili, hanno gli stessi limiti, le stesse paure e gli stessi affanni che abbiamo noi, e che quindi basterebbe solo un poco di pazienza reciproca.
Spero che questa mia testimonianza faccia riflettere tutti quelli che sono sulla strada ogni giorno: non è una gara, non siamo in guerra gli uni contro gli altri, dobbiamo solo spostarci da un posto a un altro rispettando non solo le regole del codice ma anche quelle della buona educazione e del quieto vivere.
Solo così possiamo portare a casa la pelle in sicurezza e salvarci contemporaneamente dallo stress della vita moderna".