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ATTUALITÀ | 23 settembre 2021, 06:50

Amianto: in provincia di Biella verificate 8.079 coperture. I pericoli per la salute e cosa dice la legge

A Biella sono 901 le coperture verificate, 667 quelle che hanno eternit e devono ancora essere bonificate

Amianto: in provincia di Biella verificate 8.079 coperture. I  pericoli per la salute e cosa dice la legge

La Legge 257 del 1992 e successivamente il Decreto Ministeriale 101 del 2003 hanno messo al bando l'amianto. Anche solo una tettoia in eternit non è solo dannosa, ma anche illegale, in quanto questo minerale è molto nocivo per la salute delle persone e può provocare cancro o malattie croniche respiratorie. La sua consistenza fibrosa e la tendenza a generare fibre così sottili da essere respirabili, sono la causa di gravi patologie. Le malattie principali che provoca sono: asbestosi, mesotelioma pleurico-peritoneale, cancro polmonare. A questo proposito si rende però necessario sottolineare che la legge del '92, pur stabilendo il divieto di estrazione, importazione, commercializzazione e produzione di questo prodotto, consente l'utilizzo di quanto prodotto già prodotto fino al 2005 e tuttora non impone l'obbligo di dismissione di tale sostanza o dei materiali che la contengono in edifici, impianti piuttosto che mezzi di trasporto.

In particolare, per quanto riguarda il nostro territorio, secondo i dati del Geoportale di Arpa il Comune con il numero più alto di coperture con presenza di amianto è Biella che ne ha 667 su 901 verificate. Segue Cossato con 586 coperture in amianto, su 642 verificate, quindi Cavaglià con 415 su 451 sulle quali sono stati fatti controlli. Caprile risulta essere quello con meno coperture in amianto verificate, appena 1, che è stata bonificata. Mezzana risulta invece il Comune con la percentuale più alta di coperture non bonificate (97,56%), seguito da Massazza (96,43%) e Tavigliano (96,30%). Entrando più nel dettaglio, a Rosazza, Sordevolo, Piedicavallo non sono state fatte verifiche o non risulta esserci amianto. Bioglio, Pray, Mezzana, Pettinengo, Ternengo, Valdilana, Veglio, Brusnengo, Castelletto Cervo, Cossato, Mottalciata, Camburzano, Donato, Andorno, Tavigliano, Cavaglià, Dorzano, Massazza, Roppolo, Salussola e Viverone hanno una percentuale di coperture non bonificate tra quelle verificate in cui c'è amianto, che supera il 90%; Candelo, Ponderano, Tollegno, Crevacuore, Piatto, Portula, Valle San Nicolao, Lessona, Quaregna, Masserano, Mongrando, Occhieppo Inferiore, Occhieppo Superiore, Pollone, Camandona, Zimone, Zubiena, Sandigliano, Pralungo, Benna, Borriana, Graglia, Cerrione e Verrone tra l'80% e il 90%; Gaglianico, Ronco, Vigliano, Casapinta, Strona tra il 70% e l'80%; Sagliano, Campiglia, Villa del Bosco e Miagliano tra il 60% e il 70%. A Zumaglia (24), Ailoche (6), Caprile (1), Callabiana (7), Sostegno (3), Vallanzengo (4), Gifflenga (15), Magnano (3), Netro (11) e Villanova (45) sono state eseguite verifiche in alcune coperture dove è stato trovato amianto ma al momento non sono state fatte bonifiche.

E' compito della Regione fare il censimento dei siti che comprendono delle coperture o delle parti in eternit e di conseguenza attivare dei piani di bonifica e smaltimento. Attualmente, il censimento è obbligatorio per tutte le strutture pubbliche e aperte al pubblico come scuole e ospedali, ma anche condomini. Diversa è la procedura sugli immobili privati, dove spetta invece al proprietario della casa denunciare all'Asl la presenza di questo materiale e al Comune. La sua violazione, ovvero nel caso di omessa comunicazione, è suscettibile di sanzione amministrativa (pecuniaria, oltre i 2.000 euro). L'Asl in particolare è obbligata a tenere un registro in cui censisce i manufatti in cui è presente l'amianto. Il proprietario della casa o il responsabile o amministratore del condominio o dell'edificio dovrà interessarsi della bonifica rivolgendosi a un privato. Le aree di intervento dell'Asl vengono curate dal Dipartimento di Prevenzione: lo SPRESAL (Servizio Prevenzione Sicurezza Ambienti Lavoro) per quanto riguarda gli ambienti di lavoro in particolare per fornire un parere su bonifiche e rimozioni di materiale, talvolta in collaborazione con Arpa, mentre in ambito civile e pubblico interviene solitamente il SISP. “Nel momento che si ha il sospetto di avere un manufatto contenete amianto – spiegano dall'Arpa - è necessario procedere con l'analisi per la presenza o meno di fibre di amianto (eseguita dal Polo Amianto di Casale o Grugliasco); nel caso di esito positivo, è necessario procedere con la valutazione dello stato di conservazione che deve essere effettuata da un tecnico. Se la valutazione dello stato di degrado risulta essere buona, il proprietario dovrà provvedere a mantenere in buono stato il manufatto, e in caso di deterioramento effettuare tutte le procedure di bonifica necessarie, in caso di valutazione di stato di conservazione scadente il proprietario dovrebbe procedere con la bonifica del manufatto”. Arpa Piemonte da tre anni effettua un tour che si chiama "città amianto zero" in cui spiega ai sindaci interessati le procedure, la normativa e la bonifica per le attività di loro competenza.

Per quanto riguarda la bonifica, il proprietario dell'immobile deve segnalare il tutto e far eseguire il lavoro di rimozione, oppure l'incapsulamento o la sovracopertura da aziende specializzate ed autorizzate. 

E se ad avere il tetto in amianto fosse il nostro vicino? se questo non procede alla segnalazione si può segnalare all'Asl o via web in forma anonima, anche ai Carabinieri o Vigili, utilizzando il modulo di esposto-denuncia. Dopo la segnalazione interverrà l'Arpa che eseguirà i sopralluoghi per verificare la presenza di amianto nell'aria e in seguito si procederà alla rimozione.

s.zo.

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