I versi di “Cal’est su virus” (Qual è il virus?), nati per divertimento, durante i giorni delle restrizioni per l’Emergenza COVID-19, vogliono solo ironizzare su una sorta di parallelismo con un altro “virus”, pericoloso anch’esso e assai diffuso, che riguarda l’attitudine, molto presente in noi italiani, sardi compresi, alla insofferenza per le regole e i comportamenti civili e rispettosi, e di contro, all’uso abituale di una sorta di furbizia che ci faccia sentire superiori; come se dovessimo, sempre, dimostrare di riuscire a farla in barba a tutti, soprattutto quando, invece, le circostanze richiedono un atteggiamento più maturo, responsabile e civile.
Tale altro “virus” è quello dell’ignoranza, e della conseguente convinzione (per quanto sia paradossale, parlando, appunto, di “ignoranza”) di essere quelli che hanno capito tutto della vita e sin da sempre. La metafora centrale, per esprimere “visivamente” questo concetto, è quella del bambino che urina, per la prima volta, nel vasino e da quel momento crede di aver scoperto come funzioni tutto il mondo e di capire ogni cosa con facilità. Non ci son pretese di soluzioni, non ci sono indicazioni sul da farsi, ma solo una amara, per quanto ironica, constatazione della difficoltà - se non, spesso, della impossibilità - di combattere certi tipi di attitudini mentali, come se fossero anch’esse dei virus. Da qui il titolo: Qual è il virus?.













