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ATTUALITÀ | 28 marzo 2020, 16:11

"Basta infermieri in prima linea a rischiare il contagio": L'appello dei sindacati per la carenza di DPI nel Biellese

Il Segretario Regionale del Piemonte e della Valle d’Aosta del Nursing Up, Claudio Delli Carri: "Attendiamo risposte immediate dall’assessorato e dalla direzione dell’Asl. Gli infermieri e gli operatori sanitari in prima linea continueranno a fare il loro lavoro a favore dei pazienti. Ma chi ha la responsabilità di proteggerli dove rendersi conto di ciò che sta accadendo, altrimenti adiremo presso gli uffici competenti"

Il personale del Pronto Soccorso di Asl Biella

Il personale del Pronto Soccorso di Asl Biella

"Vista la carenza di dispositivi di protezione utilizzabili, ancora oggi infermieri e  professionisti della sanità dell’Asl di Biella si ritrovano a lavorare in uno stato di rischio, costretti a lavare e stendere tute e camici nei reparti per riutilizzarli all’infinito senza le dovute protezioni per il resto del corpo, e tutto ciò nonostante dall’Asl si continui a dire che tutto è a posto e che gli operatori sono tutelati". A denunciare la situazione è il Nursing Up, sindacato degli Infermieri Italiani e delle professioni sanitarie.

"Come se non bastasse, siamo stati informati anche che l’azienda sanitaria di Biella avrebbe negato l’assistenza psicologica agli infermieri, che sarebbe stata offerta gratuitamente da un gruppo di esperti. Si tratta di una situazione inaccettabile della quale, in mancanza di una immediata soluzione, verrà informata l’autorità competente assieme a tutte le altre situazioni di estremo rischio a cui sono stati sottoposti infermieri e operatori della salute nel resto del Piemonte".

Il Segretario Regionale del Piemonte e della Valle d’Aosta del Nursing Up, Claudio Delli Carri, aggiunge: “Nei giorni scorsi siamo stati informati da colleghi di Biella anche di una beffa, perché dopo la protesta per la mancanza totale dei dispositivi di protezione quei pochi che sono arrivati erano inutilizzabili in quanto scaduti. Non è tollerabile che gli infermieri debbano provvedere con espedienti estemporanei per proteggersi. E non è tollerabile che l’azienda neghi anche la possibilità di fruire dell’assistenza psicologica in una situazione di tale stress a cui sono sottoposti gli infermieri. C’è bisogno di mascherine, di guanti, tute, sovrascarpe, strumenti di protezione per il viso, ma anche e soprattutto di procedure chiare e direttive non confuse per operare. C’è bisogno di strumenti di protezione che rispondano agli standard di sicurezza e ai protocolli del ministero. C’è anche bisogno di collegialità di obbiettivi e di una maggiore condivisione delle informazioni".

Secondo il presidente, "ogni accorgimento che possa abbattere il rischio contagio di un operatore è un investimento che potenzia la possibilità di cura dei pazienti. È assurdo che le Asl non capiscano ciò e che a Biella si continuo a dire che va tutto bene così. Attendiamo risposte immediate dall’assessorato e dalla direzione dell’Asl. Gli infermieri e gli operatori sanitari in prima linea continueranno a fare il loro lavoro a favore dei pazienti. Ma chi ha la responsabilità di proteggerli dove rendersi conto di ciò che sta accadendo, altrimenti adiremo presso gli uffici competenti”.

Redazione bi.me.

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