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SPORT | 04 novembre 2013, 17:17

IL COMMENTO - Quanto mi è mancato il papà di quel giocatore del Ceversama

Che desolazione gli spalti vuoti per le due squadre biellesi che giocano in Eccellenza, una lucida metafora di questi tempi opportunisti: allo stadio si va solo se non fa freddo e si vince

IL COMMENTO - Quanto mi è mancato il papà di quel giocatore del Ceversama

 E la domenica è passata con due pareggi. Entrambi buoni pareggi. Il campo di Verrone ci dice che Mordenti è ancora un grande portiere, quello di Aygreville che Coppo è un signor giocatore che non bisogna lasciarsi sfuggire. 

Ma piuttosto del quadro (il campo), oggi vorrei parlare della cornice (le tribune). Ho lavorato per otto anni in una galleria d'arte ed un 'La filatrice' di Niccolò Cannici od un autoritratto del Sandrun perimetrati da delle anonime listelle di legno perderebbero un po' il loro fascino.  Ieri a Verrone, se non era per mister Arrondini che si sgolava, sembrava di essere ad una messa all'aperto: qualche timido applauso se si attaccava, quattro gatti valdostani che non hanno proferito verbo, un bambino che giocava a un gioco del calcio elettronico su di un marchingegno modernissimo e non guardava la partita (dio, terribile...). Ho profondamente sentito la mancanza del simpaticissimo padre di un giocatore del Ceversama che grida, incita, 'si fa prendere' anche se suo figlio non gioca. 

Il Ceversama nasce dalla fusione di diverse società e questo non favorisce il cosiddetto campanilismo ma è oramai anni che gioca (si, anche bene) in categorie più che dignitose, ed il Picchi non si trova esattamente al Polo Sud.  Mi chiedo se non ci fossero addetti ai lavori, ragazzi delle giovanili, genitori e fidanzate a venire allo stadio forse si creerebbe un nuovo fenomeno fisico: il risucchio del silenzio o, magari un romanziere in cerca di un titolo (prima del silenzio? Il gioco nudo?) troverebbe di certo ispirazione.

Non parliamo poi del Pozzo/ La Marmora: la Junior Biellese è l'unica città che fa provincia a giocare in questo campionato e lo stadio ha le sue consequenziali proporzioni.  "Sarebbe meglio giocare a Pavignano..." ho sentito dire da qualche amico/tifoso mentre, seduto in tribuna, buttava uno sguardo ansioso in giro. Non che da altre parti si possa vantare chissà che pubblico: un paio di anni fa andai a vedermi Santhià-Borgosesia in serie D. Prima contro seconda a dicembre inoltrato: quattro gatti, anzi cinque.

Lo stadio è metafora lucida dei nostri tempi opportunisti: non fa freddo e la squadra primeggia? Ma si, magari ci vado. Fa freddo e la squadra arranca? Non mi pongo nemmeno la domanda. A scaldare un po' gli animi ed il cuore i soliti vituperati ultras sui quali non è il caso di fare le consuete indagini sociologiche: degenerazioni stolte e valori positivi di questa sottocultura sono facilmente intuibili e visibili.  Io, comunque, penso ai giocatori in campo, nel bene o nel male: siamo sicuri che entrambe le squadre non avrebbero qualche punticino in più (anche solo uno) se sentissero intorno a loro più entusiasmo? Ci va così tanto ad alzare il culo e venire ad incitare dei bravi ragazzi biellesi che tengono viva questa nobile disciplina nel massimo campionato regionale? 

Non ero mai andato a vedere il Ceversama e, per motivi di lavoro, seguo la partita con taccuino e penna ma, a un gol del Ceversama, mi capitò di alzare le mani d'istinto e questi mi caddero. Papà del giocatore del Ceversama ti aspettiamo...          

Giovanni Gilardino

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