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ATTUALITÀ | mercoledì 16 novembre 2016, 07:45

Introdotto accidentalmente un parassita che può compromettere la produzione locale di riso

Nell’estate 2016 si è osservata una nuova possibile minaccia per la risicoltura: un nematode galligeno, Meloidogyne graminicola, rinvenuto sulle radici di alcune camere di risaia nei comuni di Gifflenga, Villanova e Buronzo. Si tratta della prima segnalazione in Europa, fatto questo, che impone una notevole attenzione per evitare con ogni possibile mezzo  la sua diffusione alle coltivazioni.

I nematodi galligeni sono microrganismi in grado di parassitizzare moltissime specie vegetali.

M. graminicola è associato alle radici di molte piante ospiti, ma in presenza di riso lo preferisce; provoca malformazioni (galle) e determina perdita di funzionalità delle radici con conseguente calo di produzione. La pianta attaccata ha uno sviluppo scarso e la pannocchia si presenta piccola e vuota o con poche cariossidi.

Nei paesi extraeuropei in cui è già presente può provocare cali di resa fino all’80%.

In campo si osservano chiazze più o meno ampie di piante ad accrescimento stentato, estirpando la pianta le radici manifestano le tipiche malformazioni (vedi fotografia).

Nella prossima campagna di coltivazione sarà  estremamente importante monitorare le proprie coltivazioni e segnalare eventuali sospetti per rendere possibile la verifica della presenza del nematode ed intervenire tempestivamente per contenere la diffusione e consentire l’eradicazione del parassita.

L’infestazione infatti, se non controllata, si ripete negli anni successivi ed è più evidente in terreni asciutti o con asciutte prolungate poiché il nematode soffre le condizioni asfittiche che si creano nei terreni che rimangono sommersi.

Prove dimostrano che, se la sommersione è garantita per quattro mesi il numero di larve presenti nel terreno diminuisce drasticamente, ma per ottenerne la morte il periodo di sommersione deve essere ininterrottamente prolungato per 14 mesi.

Non sono invece efficaci trattamenti insetticidi in quanto il microrganismo si trova o in profondità nel terreno o protetto all’interno dei tessuti della pianta.

E’ proprio la sommersione continua e prolungata l’unico rimedio alla diffusione dell’infestazione, ma è necessario contemporaneamente controllare le infestanti; sono allo studio anche i possibili effetti di colture nematocide  (tagetes, rafano, rucola) utilizzate come sovescio.

Consapevoli del fatto che i risicoltori danneggiati non hanno alcuna responsabilità ma sono vittime di questo fenomeno, si sottolinea l’importanza di chiedere aiuto ogni qualvolta  emerge un giustificato sospetto; è fondamentale farlo ora prima che sia troppo tardi per eliminare il problema alla “radice”.

Per una corretta informazione si rimanda alla pagina web:

http://www.regione.piemonte.it/agri/area_tecnico_scientifica/settore_fitosanitario/vigilanza/nematode.htm

e si invita a prendere contatto con il Settore Fitosanitario della Regione Piemonte tramite mail all’indirizzo:

nematologia.@regione.piemonte.it  indicando nell’oggetto: Nematode galligeno del riso.

c.s.

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