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ATTUALITÀ | 12 dicembre 2025, 18:20

Defibrillatori nei rifugi di montagna, in arrivo nuovi presidi salvavita: 3 saranno nel Biellese

La Regione Piemonte formerà anche 61 gestori.

Defibrillatori nei rifugi di montagna, in arrivo nuovi presidi salvavita: 3 saranno nel Biellese (foto di repertorio)

Defibrillatori nei rifugi di montagna, in arrivo nuovi presidi salvavita: 3 saranno nel Biellese (foto di repertorio)

La Regione Piemonte ha approvato l’assegnazione di 72 defibrillatori semiautomatici e automatici (DAE) ai rifugi alpini ed escursionistici del territorio montano piemontese, accompagnata dalla formazione di 61 gestori e responsabili delle strutture. Si tratta di uno dei più significativi interventi dedicati alla sicurezza in quota, finanziato nell’ambito della Misura 3 del Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane (FOSMIT) – annualità 2023, con una dotazione complessiva di 1 milione di euro. Il provvedimento – frutto del lavoro congiunto tra la Direzione Sanità e la Direzione Ambiente, Energia e Territorio della Regione – permette di dotare i rifugi gestiti di strumentazioni essenziali per intervenire tempestivamente in caso di arresto cardiaco, una delle principali cause di morte improvvisa anche in ambiente alpino.

Le nuove dotazioni interesseranno tutte le province alpine: Cuneo, Torino, Vercelli e Verbano-Cusio-Ossola, oltre ai territori montani di Asti, Biella e Alessandria, con priorità alle strutture situate in aree distanti dai presidi sanitari e a quote elevate. Nel Biellese figurano 4 soggetti da formare e 3 DAE da inserire nelle seguenti realtà: il Rifugio Alpe Cavanna di Donato, il Rifugio Monte Barone e il Rifugio La Ciota. Quest'ultimi due presenti nel comune di Coggiola. 

L’assessore allo Sviluppo e Promozione della Montagna, Marco Gallo: «Portare un defibrillatore in alta quota significa salvare vite. È un investimento che non riguarda solo le nostre montagne, ma tutte le persone che ogni giorno le vivono: gestori, escursionisti, famiglie, sportivi. Con questo intervento costruiamo una montagna più sicura, moderna e responsabile. La sicurezza non è un dettaglio: è la condizione che permette ai territori di continuare a essere vivi, attrattivi e accoglienti. Per questo abbiamo scelto di sostenere non solo l’acquisto dei DAE, ma anche la formazione dei gestori, perché i rifugi non sono semplici strutture ricettive: sono veri presidi di comunità».

L’assessore alla Sanità, Federico Riboldi: «E’ fondamentale portare anche in montagna le stesse condizioni di sicurezza che abbiamo nelle grandi e medie città, nei Comuni collinari e nei centri più piccoli del nostro Piemonte. La tutela della salute in ogni parte del territorio è una priorità assoluta per la Regione e sono davvero soddisfatto che dalla collaborazione tra i due assessorati e le rispettive direzioni si sia concretizzata questa iniziativa che certamente darà ottimi risultati nell’immediato, contribuendo anche a creare una cultura della sicurezza e della prevenzione».

Le candidature sono state raccolte tramite le Unioni Montane, che hanno svolto un ruolo essenziale nella mappatura dei luoghi più esposti e nella valutazione dei bisogni.
A seguito della fase istruttoria, sono risultate ammissibili 72 strutture distribuite su tutto l’arco alpino piemontese, comprese realtà oltre i 2.500 metri di quota, dove il tempo di intervento in caso di emergenza cardiaca può risultare critico. Parallelamente all’acquisto dei dispositivi, la Regione attiverà – tramite Azienda Sanitaria Zero – specifici percorsi di formazione sull’uso dei DAE, rivolti a 61 gestori e operatori.

L’iniziativa offre una copertura capillare dell’arco alpino piemontese, includendo anche rifugi storici, oltre ai presidi di media montagna essenziali per l’escursionismo, come i biellesi Rifugio La Ciota e Alpe Cavanna o nel Cuneese La Pavoncella. Sono inoltre compresi rifugi posti tra i 650 e i 2960 metri di altitudine, confermando la volontà regionale di proteggere sia i sentieri più battuti, sia i territori più remoti e fragili.

Oltre a migliorare la risposta sanitaria in caso di emergenza, il progetto contribuisce a diffondere una cultura della sicurezza e della gestione del rischio tra chi vive e frequenta la montagna. Questi interventi si inseriscono pienamente nella strategia regionale per la montagna, che punta a garantire servizi essenziali nelle aree interne; valorizzare il ruolo sociale dei rifugi come avamposti di comunità; promuovere un turismo outdoor sicuro e sostenibile.

Redazione g. c.

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