Conoscere il fenomeno prima che diventi un’emergenza, programmare le sterilizzazioni e coordinare il lavoro dei volontari. Sono gli obiettivi dell’osservatorio territoriale sulle colonie feline proposto da Alessandro Argentero, biellese con una lunga esperienza professionale nel settore ambientale e oggi impegnato nella tutela degli animali.
L’ipotesi è quella di un unico presidio esteso a tutto il Biellese, capace di raccogliere le segnalazioni provenienti dai diversi Comuni, ordinare i dati e metterli a disposizione delle amministrazioni, dei servizi veterinari e delle associazioni. Una struttura condivisa per superare la frammentazione delle azioni e costruire un quadro complessivo della situazione. L’esperienza acquisita da Argentero nella cura delle colonie feline, sia nel Biellese che a Tenerife, gli ha consentito di osservare dinamiche simili in territori differenti. Il problema viene spesso preso in considerazione soltanto quando il numero degli animali aumenta, si verificano tensioni tra residenti oppure emergono difficoltà igieniche e sanitarie.
“Il randagismo non è una questione casuale: ha radici e origini che devono essere affrontate – spiega –. I gatti hanno diritto di esistere e devono essere tutelati, ma una delle forme di tutela è la prevenzione. Le amministrazioni non possono girarsi dall’altra parte. Lasciare che una colonia cresca senza controllo significa esporre gli animali a cucciolate continue, malattie, denutrizione, lotte territoriali e ferimenti. Al tempo stesso possono aumentare le segnalazioni dei cittadini, i problemi di convivenza e le richieste di assistenza”. Occorrono strumenti di analisi e pianificazione.
Dai dati alla conoscenza: il censimento è il punto di partenza
Il primo compito dell’osservatorio è raccogliere informazioni su numero, distribuzione e condizioni delle colonie. “La statistica permette di conoscere un fenomeno e di osservarlo scientificamente – sottolinea Argentero –. Le persone potrebbero rivolgersi a un unico polo, fornendo informazioni utili su luogo, consistenza del gruppo, condizioni degli animali e problemi riscontrati. In questo modo si comincerebbe davvero a comprendere dove e quando aumentano le difficoltà, quali territori richiedono maggiore attenzione e quali interventi abbiano già prodotto risultati. Senza dati attendibili e aggiornati, le amministrazioni rischiano di muoversi soltanto quando la situazione è ormai diventata insostenibile”.
Nel corso della sua attività di volontariato nelle associazioni, Argentero ha già analizzato le segnalazioni mettendo in relazione il numero dei gatti con quello degli abitanti e con l’estensione dei Comuni. Questo metodo consente di confrontare territori diversi e individuare le zone nelle quali la presenza felina assume dimensioni maggiori. Da questa esperienza nasce anche lo studio di un modello matematico supportato dall’intelligenza artificiale, ancora in fase di sviluppo. Il principio è simile a quello utilizzato nei sistemi previsionali: si parte dalle informazioni raccolte negli anni, si osservano le ricorrenze e si verifica come il modello reagisce all’inserimento di nuovi elementi.
L’obiettivo è individuare tendenze, territori maggiormente esposti e possibili evoluzioni. Uno strumento che potrebbe aiutarci a stabilire le priorità e ad agire prima che i problemi si aggravino.
Contenere le nascite per ridurre la sofferenza
Una mappatura aggiornata consentirebbe di organizzare le campagne di sterilizzazione sulla base delle effettive necessità: “Questa pratica – sottolinea Argentero – non è un intervento contro gli animali, ma il principale strumento per limitare le nascite incontrollate e ridurre le condizioni di sofferenza. Con un osservatorio si avrebbe sotto controllo la situazione e si potrebbe agire quando emergono nuovi casi. Queste informazioni non devono andare perdute”.
La struttura permetterebbe di registrare le operazioni già svolte, controllare nel tempo l’andamento dei gruppi felini e valutare l’efficacia delle misure adottate. I risultati potrebbero essere utilizzati in futuro per correggere le azioni meno efficaci, perfezionare la pianificazione e concentrare le risorse nei territori con maggiori necessità.
Volontari e istituzioni: una rete contro il “fai da te”
Una parte consistente della cura delle colonie ricade oggi sulle associazioni e sui cittadini (i cosiddetti “gattari”), che nutrono gli animali, ne controllano le condizioni, segnalano le cucciolate, organizzano i recuperi e sostengono direttamente le spese veterinarie. “Ho vissuto questa realtà nel Biellese e la vedo anche a Tenerife: cambiano i luoghi, ma la sostanza rimane la stessa".
L’osservatorio valorizzerebbe l’esperienza di chi conosce direttamente il territorio, favorendo l’individuazione rapida di nuovi animali, cucciolate o problemi sanitari. Il coordinamento permetterebbe inoltre di superare il “fai da te” e diffondere procedure comuni, dalla corretta distribuzione del cibo alla pulizia degli spazi, fino alle richieste di assistenza.
Salute animale, ambiente e convivenza: una questione collettiva
La cura delle colonie feline riguarda anche la qualità degli spazi pubblici, la prevenzione sanitaria, la tutela dell’ambiente e i rapporti tra residenti. Monitorare i gruppi consente di individuare animali malati o feriti, limitare la diffusione di parassiti e prevenire situazioni di degrado. “Se il fenomeno non viene affrontato in questi termini rimane soltanto un problema. All’emergenza si corre dietro. Non è detto che l’osservatorio risolva ogni difficoltà, ma può essere uno strumento da sperimentare e valutare. La tutela degli animali e quella degli spazi frequentati dai cittadini non sono esigenze contrapposte: fanno parte della stessa idea di benessere collettivo”.
“Il PIL (Prodotto Interno Lordo) – dichiara Argentero –, la ricchezza prodotta, non coincide con la qualità della vita, della serenità e la felicità di un Paese. Spesso teniamo conto di alcuni valori, ma senza interrogarci sul loro vero significato: per questo è necessario tener conto dei costi sociali e ambientali.” Il BES (Benessere Equo e Sostenibile) è lo strumento dell’Istat per affiancare agli indicatori economici dati relativi alla salute, all’ambiente, alle relazioni sociali e alla qualità della vita”.
Programmare per risparmiare: il vantaggio per le istituzioni
La proposta presenta infine una ricaduta economica. Agire quando una colonia è già fuori controllo comporta un maggior numero di sterilizzazioni, recuperi urgenti, cure veterinarie, ricoveri e richieste di assistenza: “Costruire un sistema richiede inizialmente impegno ed energia e, una volta organizzato, deve essere gestito e aggiornato, senza essere costretti a rincorrere continuamente le emergenze. La pianificazione costante potrebbe ridurre nel tempo le spese determinate dalle azioni tardive, migliorare l’impiego delle risorse disponibili e consentire alle amministrazioni di verificare i risultati delle scelte compiute”.
L’ipotesi resta quella di un solo osservatorio per tutto il Biellese, capace di adottare criteri condivisi e mettere in comunicazione Comuni, servizi veterinari e associazioni: “Sarebbe importante riuscire a costruire un unico punto di riferimento, affinché i Comuni comunichino e parlino una sola lingua – conclude Argentero –. Non affrontare un problema conosciuto significa diventare responsabili delle sue conseguenze”.































