Da quando, circa un paio di anni fa, i modelli di Intelligenza Artificiale sono stati presentati al grande pubblico, il loro utilizzo è diventato sempre più vasto, trasformandoli per molti in uno strumento di lavoro quotidiano.
Siamo partiti dai primi sistemi di IA generativa capaci di produrre immagini (all’epoca ancora decisamente imprecise e ricche di dettagli bizzarri), per poi assistere al lancio di ChatGPT il 30 novembre 2022. Il successo del chatbot di OpenAI è stato talmente rapido e dirompente da entrare nel linguaggio comune: oggi l'espressione “Chiedi a ChatGPT!” è diventata sinonimo dell'utilizzo di un qualsiasi strumento di intelligenza artificiale.
Questa diffusione di massa ha sollevato non pochi timori, dalla paura di una perdita generalizzata di posti di lavoro fino alle preoccupazioni legate all'uso illecito della tecnologia. Al contempo, si rincorrono speranze e opportunità, prima fra tutte la promessa di un cospicuo aumento della produttività guidato dai cosiddetti “agenti IA”: software dotati di autonomia operativa e decisionale, in grado di portare a termine flussi di lavoro complessi partendo da un singolo input.
Ancora una volta ci troviamo di fronte a un bivio cruciale: grande opportunità di progresso o concreta minaccia?
In questo oceano di riflessioni e notizie, nel corso del 2026 si è imposta all’attenzione della cronaca un’altra tematica di portata storica: l’impatto politico e geopolitico dell’Intelligenza Artificiale.
Lo scontro: Anthropic dice "no" al Pentagono
Ripercorriamo i fatti principali che stanno ridisegnando gli equilibri di potere globali.
Il primo grande caso è scoppiato nell’aprile di quest'anno. Dario Amodei, CEO di Anthropic (imprenditore di origini italiane, con il padre originario di Massa Marittima, in Toscana), ha opposto un categorico rifiuto alla richiesta del Pentagono di utilizzare i propri modelli per scopi bellici.

Foto: "Dario Amodei at TechCrunch Disrupt 2023" di TechCrunch / licenza CC BY 2.0 (ritagliata / adattata).
Nello specifico, le linee guida etiche di Anthropic vietano l'uso dell'IA per lo sviluppo di armi autonome letali (i cosiddetti "robot killer") e per la sorveglianza di massa sui cittadini. Com'era prevedibile, il rifiuto ha suscitato l’ira dell’amministrazione americana guidata dal Presidente Trump, che ha rescisso un contratto da 200 milioni di dollari e inserito l'azienda nella black list delle forniture a rischio sicurezza. La battaglia legale tra il governo statunitense e Anthropic è tuttora in corso.
In questo scenario di tensione ha cercato di inserirsi OpenAI, offrendosi come partner alternativo al Dipartimento della Difesa. Se da un lato l'azienda di Sam Altman ha ottenuto il lucroso contratto militare, dall'altro ha dovuto fare i conti con un'ondata di indignazione da parte dei propri utenti, sfociata in una disinstallazione di massa dell'applicazione e in una raffica di disdette agli abbonamenti premium, quantificabile in circa 2,5 milioni di utenti persi.
Il caso "Mythos 5" e il progetto Glasswing
Il secondo round di questa sfida silenziosa si è consumato a giugno, quando Anthropic ha annunciato lo sviluppo di due nuovi modelli superpotenti: Fable 5 e Mythos 5.
In particolare, Mythos 5 si è dimostrato straordinariamente efficace nell'individuare falle nei sistemi di cybersecurity. Una capacità a doppio taglio: se da un lato permette di blindare le reti, dall'altro consente a malintenzionati di generare virus e malware a velocità mai viste prima, sfruttando proprio i punti deboli scoperti dall'algoritmo.
Per prevenire una potenziale minaccia globale, Anthropic e altri colossi dell’hi-tech hanno avviato ad aprile il progetto Glasswing. Si tratta di una coalizione senza precedenti che coinvolge colossi del calibro di Amazon Web Services, Apple, Broadcom, Cisco, CrowdStrike, Google, JPMorgan Chase, Linux Foundation, Microsoft, NVIDIA e Palo Alto Networks. Con un budget equivalente a 100 milioni di dollari in potenza di calcolo, il consorzio ha l'obiettivo di sviluppare difese informatiche adeguate prima che un modello pericoloso come Mythos 5 venga reso accessibile al pubblico.
Mentre Mythos è stato secretato, la versione civile – Fable 5, estremamente potente ma priva di quelle specifiche e rischiose capacità di hacking – è stata rilasciata sul mercato di largo consumo.
Lo stop della Casa Bianca: la sicurezza nazionale prima di tutto
La libertà di Fable 5 è durata però pochissimo. Pochi giorni dopo il lancio, il governo americano ne ha ordinato il blocco parziale motivandolo con rischi legati alla sicurezza nazionale.
Inizialmente il provvedimento ha assunto la forma di un divieto di esportazione, bloccando l’accesso a tutti gli utenti residenti al di fuori dei confini statunitensi (inclusi i cittadini americani all'estero). Soltanto dopo intense trattative e l'applicazione di ulteriori filtri di sicurezza e "regolazioni" algoritmiche, il modello è tornato pienamente operativo a livello globale nei primi giorni di luglio.
Una nuova sovranità digitale
Queste vicende dimostrano che i grandi modelli linguistici (LLM) non sono più semplici software commerciali, ma veri e propri asset strategici nazionali.
Al di là del settore militare, disporre di un'infrastruttura di IA proprietaria e sovrana consente a uno Stato di digitalizzare e ottimizzare l'intera macchina burocratica, finanziaria e amministrativa, ottenendo un vantaggio competitivo enorme rispetto ai paesi concorrenti.
E qui torniamo al nostro bivio etico. Una pubblica amministrazione potenziata dall'IA promette efficienza e rapidità inedite. Tuttavia, al netto di facili complottismi, una domanda sorge spontanea: quanto possiamo sentire sicuri i nostri dati e le nostre istituzioni se questa immensa infrastruttura cognitiva venisse delegata a società private o, peggio, controllata indirettamente da potenze straniere? La nostra democrazia sarebbe ancora al sicuro?
Senza contare che concedere in esclusiva modelli di tale portata alle sole aziende e università di una specifica nazione creerebbe un divario tecnologico ed economico difficilmente colmabile per il resto del mondo.
La partita dell'IA è, a tutti gli effetti, di rilevanza strategica. Sottovalutarne la portata in questa fase delicata potrebbe avere conseguenze irreversibili.
Ed il vecchio continente come si sta muovendo? In Italia stiamo a guardare o si sta provando a sviluppare dei modelli “nazionali”? Nel prossimo appuntamento cercheremo di fare chiarezza proprio su questo cruciale interrogativo.
























