Ferruccio Grasso, agricoltore e piscicoltore di Palazzo Canavese, è l'unico pescatore autorizzato dal comune di Viverone a pescare nel lago, allo scopo di mantenere il coregone, pesce di specie pregiata e dal gusto prelibato in tavola.

Ferruccio Grasso, che ha appena terminato di pescare le uova del coregone, spiega il suo lavoro: “Tra metà dicembre a metà gennaio, a seconda della temperatura dell'acqua, il coregone viene a riva a depositare le uova. Attorno al mio porticciolo metto una rete con maglie grandi per catturare i pesci più grandi. Una volta preso, il coregone maschio viene spremuto delle uova dentro un secchiello. A seguire si spreme la femmina e poi ancora il maschio, e, per mezzora, si lasciano depositare le uova in modo che si fecondino”.

“Una volta fecondate – continua Grasso - le uova si mettono dentro le mie 13 campane dove aggiungo acqua di lago per ossigenarle, e, dopo 60-65 giorni, cominciano a nascere i primi avanotti, i pesci piccoli di coregone, che saranno poi immessi nel lago dopo altri 10 giorni. Prima di buttarli, sono sottoposti ad una controllo del'ASL: ottenuta l'autorizzazione sanitaria, essendo di specie salmoide che vive in acqua fredda, li liberiamo verso il centro del lago dove l'acqua è appunto più fredda. Cerco di buttare più avanotti che posso, in modo che il coregone continui a popolare il lago di Viverone”.

Il coregone di Viverone non arriva dal lago Maggiore o d'Iseo, ma è quello originale che proviene dalla Svizzera. Specie, come detto, pregiata che Grasso protegge dall'assalto di pesci e soprattutto uccelli predatori. “Animali come il pesce gatto, - precisa Ferruccio - che pesco con le nasse, reti di metallo o plastica dotate alle estremità di un imbuto, che metto alla sera e ritiro la mattina. E come gli scardoli, che, insieme ai pesci gatto, mando in quei laghetti di allevamento come nutrimento per i lucci. Uccelli come le polaghe, gli svazzi, i cormorani, che ultimamente  arrivano in 300 al giorno, ed i gabbiani, che ormai arrivano a flotte e, con il loro guano che scende in profondità, alimentano le alghe e portano mucillagine, un problema per la pesca con le reti. Inoltre, dopo essere stati buttati, gli avanotti, che nei primi 15-20 giorni dall'immissione rimangono a galla perché non hanno ancora la forza di andare sotto, devono sopravvivere alle onde causate dal vento che arriva dalla Valle d'Aosta, oppure, in caso di incendi, dai canadair che prelevano l'acqua”.

Dopo almeno 3 anni di crescita gli avanotti buttati nel lago di Viverone diventano coregoni e sono pronti per essere pescati. Ferruccio Grasso ha un accordo con il comune di Viverone per vendere il pescato ai privati. “Nel mese di maggio, – spiega Ferruccio – sempre con le reti, pesco i coregoni buttati tre anni prima, che, come i pesci gatto, sono commestibili e molto ricercati. Essendo agricoltore, io posso vendere solo ai privati e non a ristoranti e pescherie perché ci vuole la tracciabilità del pesce. Oggi dispongo di un centinaio di contatti privati che chiamo a rotazione per la vendita del coregone, ma mi sto organizzando per creare nella mia piscicoltura un'angolo dedicato alla vendita due volte alla settimana. L'accordo con il comune è tenere pulito il lago proteggendo il coregone dai predatori e, ogni volta che rientro con il pescato, viene il vigile che controlla e segna il peso. A fine anno, in base ad una quota concordata sul pescato, pago il canone al Comune”.

L'accordo è in fase di evoluzione. “Alla fine di quest'anno – dichiara Ferruccio - il Comune dovrebbe riconoscermi i requisiti per vendere a ristoratori e pescherie. Il che sarebbe un ottimo discorso per il turismo: i visitatori del lago di Viverone troverebbero sulle tavole dei ristoranti il coregone a km 0. Ad oggi, questo progetto è nella fase di preparazione della gara d'appalto”.

Il coregone è “Il pesce del lago di Viverone”, ma Ferruccio si occupa anche di un'altra specie: “Aiuto a riprodursi anche il pesce persico. In vari punti del lago metto delle fascine di ontano o di vimini grosse circa 50 cm dove il pesce persico deposita le uova”.

Anche in tempi di covid, Ferruccio promuove la sua attività: “Nei giorni festivi, quando i turisti passano di qua, gli mostro e spiego la pesca delle uova di coregone e la fecondazione degli avanotti, soprattutto se ci sono dei bambini. Come succedeva prima del Covid quando venivano a trovarmi le scolaresche”.