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COSTUME E SOCIETÀ | 21 agosto 2019, 09:43

Migrare e morire per l’oro, minerali auriferi al Museo di Pettinengo

museo pettinengo nuraghe

Presso il Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo, Biella, accanto alla migrazione dei simboli e degli oggetti della vita quotidiana di chi, dalla Sardegna e dal Veneto soprattutto, è approdato nel Biellese, vi è la collezione mineralogica Beducci-Bertolone.

Complessivamente la collezione comprende oltre 600 campioni raccolti a partire dalla fine degli anni Sessanta del Novecento, attraverso numerosi viaggi in Sardegna, ed è stata donata alla comunità dei Sardi di Biella nel 2014. Presso il museo sono presenti campioni d’oro provenienti sia dalla Sardegna che dal Piemonte.Il campione più grande è quello di Enargite aurifera massiva. Si tratta di un solfoarseniuro di rame, di formula Cu₃AsS4. Cristallizza nel sistema rombico formando individui con abito prismatico o aggregati compatti. Per il tenore elevato di rame (circa il 48%), è un minerale di importanza industriale a livello mondiale. In Sardegna costituisce uno dei minerali auriferi principali presso il giacimento di Furtei (da cui proviene il campione esposto).

Il Settore minerario di Furtei è situato a Sud dell'abitato omonimo, nella Sardegna meridionale, in prossimità del bordo orientale della ‘Fossa del Campidano’, a circa 40 km dal capoluogo, Cagliari. La mineralizzazione di Furtei si è formata grazie alla circolazione di fluidi caldi (sistema idrotermale) dovuto a un antico condotto vulcanico (Diatrema). La mineralizzazione tipica di questi sistemi consiste di solfuri, tellururi, e oro (Pirite, Enargite e Luzonite). Nell'Enargite l'oro nativo è presente in granuli (inferiori ai 20 micron).Negli gli anni tra il 1988 e il 1991, la società della Regione Autonoma della Sardegna, PROGEMISA, in collaborazione con una compagnia dell'AGIP, iniziò un programma di prospezione che proseguì negli anni seguenti quando una società australiana subentrò all'AGIP.

La società australiana e la PROGEMISA costituirono la società S.G.M., Sardinia Gold Mining S.p.a.Nel 2004 la società canadese Full Riches Investment, capeggiata dall'imprenditore italo venezuelano, Serafino Iacono, prese il controllo della SGM. Nel 2008 la “Bufalo Gold Ltd”. (che acquisisce la miniera nel 2007), annunciò l'avvio di un programma di perforazioni per realizzare uno studio di fattibilità. L’obiettivo era iniziare la produzione nel 2009. Purtroppo questo obiettivo non verrà mai realizzato: nel dicembre 2008 arrivò la dichiarazione di chiusura della miniera.Un altro giacimento aurifero sardo, scoperto solo nel 1999 e non coltivato, si trova presso Monte S’Ollasteddu, a Sud di Perdasdefogu e a Ovest di Monte Cardiga.

In questo caso la mineralizzazione principale è costituita in prevalenza da vene di arsenopirite (con formula FeAsS), che spesso si accompagna a consistenti contenuti d’oro. In questo caso l’oro, è nativo e può trovarsi in aggregati visibili a occhio nudo: una caratteristica estremamente rara nel panorama sardo. Presso il Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli di Pettinengo è esposto un campione costituito da una vena di arsenopirite in cui è appunto visibile oro nativo.Ma presso il museo è esposto anche un campione d’oro proveniente dai grandi giacimenti auriferi del Monte Rosa: senza dubbio i più importanti delle Alpi occidentali. La loro coltivazione si perde nella memoria storica. A partire dal 1500 le attività minerarie ebbero un notevole sviluppo, dapprima con la nobile famiglia d’Adda e successivamente, nel 1700, con la gestione diretta dello Stato Sabaudo. Nel 1800 le miniere tornarono sotto il controllo dei privati i quali proseguirono le attività sino agli anni Cinquanta del Novecento con l’inglese “Monte Rosa Gold Mining Company”.

Durante la Seconda Guerra Mondiale, le miniere aurifere di Pestarena garantirono a molti uomini l’esonero della chiamata alle armi, in cambio del lavoro nelle gallerie del Monte Rosa.Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e prima del boom economico di quegli anni, il lavoro nelle miniere d’oro della Valle Anzasca attirava numerosi lavoratori da diverse regioni d’Italia: Veneti, Siciliani, Piemontesi e Sardi (tra cui molti minatori del Sulcis-Iglesiente), i quali lasciavano terra natia e affetti per cercare pane e lavoro. Pestarena arrivò a contare molte centinaia di lavoratori, spesso con la famiglia al seguito. Altri ebbero modo di formare una famiglia sul posto di arrivo.Ma Pestarena era anche un paese dove oltre al pane si assaporava la polvere della miniera: flagello che ha quasi cancellato una generazione di uomini che non superavano i 40 anni di età per via della silicosi.

La fine dell’epopea aurifera del Monte Rosa è legata a un fatto tragico. La morte di quattro minatori fu il pretesto definitivo per l’AMMI, Azienda Statale che faceva capo al Ministero dell’Industria e al Ministero delle Partecipazioni Statali, per chiudere le miniere d’oro di Pestarena, decretando la disperazione di molte famiglie che di colpo si ritrovarono senza lavoro. Eppure, vecchi minatori e i lavori di prospezione effettuati durante gli ultimi anni di apertura da parte di tecnici sudafricani, confermarono la presenza di mineralizzazioni ancora potenzialmente economiche.Nel febbraio 2011 si è celebrato il cinquantesimo anniversario dell’incidente mortale accaduto nel febbraio 1961.

I quattro minatori che persero la vita in un’esplosione mentre preparavano le cariche avrebbero consentito l’avanzamento delle gallerie sotterranee. Erano il Bergamasco Giovanni Offredi e tre sardi, Salvatore Puddu nato a Seui, Antonio Argiolas nato a Villanovatulo e Vito Utzeri nato a MuraveraIl 30 Marzo 2017, i comuni del Monte Rosa e la città di Iglesias hanno firmato l'ultimo atto del gemellaggio tra i due distretti minerari su idea nata nel 2012 da Mario Congia e Angelo Iacchini per unire le culture minerarie in memoria degli anni trascorsi insieme nelle miniere di Pestarena.Il Museo delle Migrazioni, Cammini e Storie di Popoli, via Fiume, 12, Pettinengo è aperto tutte le domeniche, dalle ore 15:00 alle ore 19:00 - Info e visite anche su prenotazione: Idillio, 3343452685 - Ingresso liberoFabio Granitzio

Fabio Granitzio (Su Nuraghe Biella)

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