/ LINK

LINK | 30 luglio 2026, 07:00

Abrasioni da sfregamento: perché la pelle si irrita quando ci muoviamo e come prevenirle

Un fastidio comune e spesso sottovalutato, capace di fermare una corsa o rovinare una camminata. Con il contributo divulgativo di Fitostimolineperte, cosa dicono le ricerche e come proteggere la pelle.

Abrasioni da sfregamento: perché la pelle si irrita quando ci muoviamo e come prevenirle

Basta una maglietta con la cucitura nel punto sbagliato, qualche chilometro di troppo e un po’ di sudore: la pelle inizia a bruciare e, nei casi peggiori, si arrossa fino a escoriarsi. Le abrasioni da sfregamento sono tra i problemi cutanei più diffusi in chi fa movimento, eppure quasi nessuno le mette in conto quando prepara una corsa o una camminata. Le ricerche raccontano un fenomeno tutt’altro che marginale: una review pubblicata sul British Journal of Sports Medicine, che ha analizzato le lesioni riscontrate in 15 maratone, ha rilevato che le più frequenti nel giorno di gara sono le vesciche e le lesioni da sfregamento ripetuto, seguite da irritazioni e abrasioni. E non parliamo di casi rari: in uno studio su due grandi maratone, il 46% dei partecipanti alla maratona di Londra e il 36% di quella di Singapore hanno sviluppato vesciche durante la corsa.

È un disturbo meccanico, prevenibile e gestibile, ma proprio perché considerato «banale» viene spesso trascurato fino a diventare doloroso. Non a caso esistono spazi di divulgazione dedicati: realtà che lavorano da decenni sulla riparazione dei tessuti, come Fitostimoline di Farmaceutici Damor, hanno raccolto approfondimenti pratici sul proprio portale, https://fitostimolineperte.it/, incluse pagine specifiche sulle abrasioni da sfregamento, per aiutare a riconoscere e trattare correttamente questo tipo di lesioni.

La meccanica dello sfregamento

Capire come nasce il problema è il primo passo per evitarlo. L’abrasione da sfregamento è una lesione meccanica: l’attrito ripetuto tra pelle e pelle, o tra pelle e tessuto, erode gli strati più superficiali della cute. Tre fattori la amplificano: l’umidità (sudore, pioggia, costume bagnato), che rende la pelle più fragile; il calore, che aumenta la sensibilità; e la ripetizione del gesto, tipica di ogni attività prolungata. Le vesciche nascono dalla stessa dinamica, ma in profondità leggermente diversa, all’interno dell’epidermide; il classico arrossamento diffuso nelle pieghe della pelle è invece la forma più superficiale dello stesso fenomeno.

La mappa del rischio: dove e quando colpisce

Lo sfregamento non riguarda solo i maratoneti. Le zone classiche sono l’interno coscia, le ascelle, i piedi, la zona del reggiseno o delle spalline dello zaino, i capezzoli. Le attività più esposte sono la corsa, il trekking (con zaino e calzature), il ciclismo, gli sport di squadra, ma anche le lunghe camminate estive o semplicemente indossare scarpe nuove. Che il problema cresca con la distanza lo mostrano gli sport di resistenza: in un’ultramaratona a tappe, il 76% dei corridori ha sviluppato vesciche dopo quattro giorni, e in una ricerca su oltre 700 trail runner portoghesi una persona su cinque ha riferito vesciche da sfregamento. Non stupisce che, secondo una revisione sistematica recente, le vesciche da attrito siano tra i motivi più frequenti per cui i runner cercano assistenza a fine gara.

La prevenzione è il vero campo di gioco

La buona notizia è che lo sfregamento si previene in larga parte con poche accortezze, confermate dalla letteratura. Gli esperti indicano come misure chiave l’uso di abbigliamento senza cuciture in rilievo e in tessuti traspiranti che allontanano l’umidità, calzature adeguate e strategie per ridurre l’attrito. In pratica: preferire capi tecnici a quelli di cotone che trattengono il sudore, controllare le cuciture nei punti critici, gestire l’umidità (calzini adeguati, cambio dei capi bagnati) e proteggere in anticipo le zone che si sa essere sensibili.

Quando l’abrasione è già comparsa: la gestione corretta

Se la lesione si è formata, la sequenza è semplice. Prima si deterge delicatamente la zona per rimuovere sudore e residui; poi si protegge, favorendo condizioni di guarigione adeguate ed evitando che l’area si secchi o si contamini con nuovo attrito. Per questo può essere utile tenere a portata di mano un piccolo kit di pronto intervento con detergente, garze, medicazioni e dispositivi medici pensati per le lesioni minori, come quelli della gamma Fitostimoline, soprattutto quando si è lontani da casa. Evitare di continuare a sollecitare la zona è spesso metà del lavoro.

Quando rivolgersi a un professionista

Alcune situazioni richiedono il parere del medico o del farmacista: abrasioni estese o molto sporche, segni di infezione (dolore in aumento, calore, pus, rossore che si allarga), lesioni che non migliorano. Trattandosi di dispositivi medici, è sempre raccomandabile leggere attentamente avvertenze e istruzioni; nessun contenuto divulgativo sostituisce il consulto sanitario.

Muoversi fa bene, e qualche sfregamento fa parte del gioco. Ma conoscerne i meccanismi un ambito su cui la ricerca lavora da decenni, dalle prime intuizioni sulle proprietà rigenerative dell’estratto di Triticum vulgare fino alle formulazioni odierne, permette di prevenirlo quasi sempre e di gestirlo bene quando capita.

Informazione pubblicitaria

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore