(Adnkronos) - La stima preliminare dell'Istat sul deficit 2025 al 3,1% del pil rischia di far slittare dalla primavera all'autunno lo stop alla procedura Ue sui conti italiani. Si tratta di una stima provvisoria ma, a quanto si apprende, di fatto mancherebbero all'appello poco meno di 2 miliardi per portare l'asticella al 2,99% necessario per uscire dal club dei Paesi con deficit eccessivo. Passaggio cruciale, seppur giocato nell'intervallo di un decimale, per ottenere flessibilità sulla spesa per la difesa in un momento di recrudescenza delle tensioni geopolitiche con la guerra contro l'Iran.
La disciplina di bilancio del governo è riconosciuta a livello internazionale e il deficit italiano è comunque in discesa (passando dal 3,4% del 2024 al 3,1%), ma meno delle attese dello scorso dicembre quando l'obiettivo sembrava a portata di mano. Ad ogni modo l'uscita dalla procedura Ue resta una priorità del governo.
Intanto il 21 aprile l'Eurostat notificherà le stime di finanza pubblica e in quella sede si vedrà se la previsione Istat verrà o meno confermata, spiegano fonti qualificate. Se l'Eurostat dovesse indicare un deficit inferiore a quello l'Istat per eventuali riclassificazioni della spesa l'Italia potrebbe uscire dalla procedura in primavera come auspicato. Diversamente bisognerà aspettare le stime di autunno. Si tratterebbe quindi eventualmente solo di uno slittamento di qualche mese.
A pesare sul deficit dello scorso anno il Superbonus, nonostante il taglio dall'iperbolico 110% al 65% con relativi paletti nel 2025 ma anche gli investimenti per il Pnrr. Dopo anni di ritardi infatti il Piano Ue varato nel 2021 ha accelerato solo nel 2025 (a ridosso della scadenza del 2026) e spese che dovevano essere distribuite nei sei anni si stanno concentrando nella fase finale. Gli effetti sul pil saranno visibili nel tempo, impattando eventualmente in modo favorevole il denominatore con cui si calcola il disavanzo, le conseguenze sui conti sono però visibili nell'immediato, nella fettispecie dello scorso anno si tratterebbe di oltre 3 mld di spesa in più rispetto alle previsioni.






















