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COSTUME E SOCIETÀ | 30 giugno 2022, 15:30

LE PANCHINE DEI GIGANTI

Il fenomeno delle Big Bench o, più familiarmente Panchine Giganti si sta ampliando sempre di più e non passa giorno, o quasi, che una nuova panchinona venga posata. Proviamo allora a contrapporre alcune considerazioni alle tesi favorevoli a queste installazioni

La Big Bench nr.1 di Clavesana Gorrea (foto Bikesquare.eu)

La Big Bench nr.1 di Clavesana Gorrea (foto Bikesquare.eu)

Affrontiamo il tema partendo dalla genesi di questo fenomeno ovvero dalla “vision” dell’ideatore Chris Bangle che si può facilmente rintracciare sul sito BBCP (Big Bench Community Project)

Tutto è iniziato come un progetto tra amici e vicini di casa, e adesso sta conquistando il cuore e la passione di molte persone, che difficilmente avrebbero immaginato di guardare un giorno le montagne e i vigneti italiani seduti su un pezzo di arredamento da esterni fuori scala.

Qui è la bellezza di questo tipo di design. Oggetti che divengono iconici non soltanto perché sono stati spinti da un meccanismo di marketing, ma perché l’idea intrinseca era così seducente e così facilmente realizzabile che ha creato da sola le condizioni naturali per la propria duplicazione e diffusione.

Le Panchine Giganti sono spesso conosciute per immagini, ma una volta che ci si siede su una di esse e si prova la sensazione di godersi la vista come se “si fosse di nuovo bambini”, si vive un’esperienza intensa, da condividere con gli altri. (…) Magari un giorno vedremo una “Panchina della Pace” in un’area veramente travagliata del mondo, dove la possibilità di sedersi, guardare le cose da una prospettiva più fresca, e sentirsi di nuovo come un bambino, è disperatamente necessaria.”

La Panchina di Crocefieschi nr° 173 (foto di Guido Papini)

Chris Bangle è uno stimato designer americano di automobili che nel 2009 si insedia, insieme alla moglie di origini svizzere Chaterine, in una vasta tenuta a Clavesana nel Cuneese. Per esaudire il desiderio della moglie di avere un luogo particolare nel mezzo del vigneto da cui ammirare il paesaggio Bangle realizza nel 2010 la sua prima panchina gigante: è di colore rosso, è alta circa 2 metri e larga 4. Una targa riporta l’aforisma:” Se hai bisogno di tirare un po' il fiato … siediti qui sopra e … ti sentirai tornare bambino”.

Da questa premessa appare chiaro il sogno, la visione di Bangle, che sembrerebbe voler esaudire quel malcelato desiderio dell’uomo di tornare bambino. Bangle sembra quasi promettere a colui che si siede sulla sua Panchina Gigante una temporanea fuga dalla realtà per rifugiarsi in un contesto bucolico che ammalia e pacifica. L’atavico e nobile desiderio di “tornare bambini” in Bangle sembra però distorcersi in mera mercificazione del più realistico senso dell’attuale disagio sociale. Insomma, anche in questo caso sembra di essere alle prese con la solita operazione speculativa che produce un finto bisogno per tradurlo in business.

Attualmente infatti le panchine installate in Italia ed anche all’estero sono 223 con una sorprendente concentrazione nel Piemonte.

E che l’operazione di marketing sia ben avviata se ne ha conferma sempre consultando il sito BBCP dove si trovano tutte le informazioni, a guisa di disciplinare, per la richiesta di autorizzazione alla costruzione, le modalità ed anche i costi per la realizzazione del manufatto. In merito, sempre sul sito si legge che il costo può raggiungere anche i 5.000 Euro oltre al compenso a Bangle ed alla sua Fondazione, che può arrivare fino a 1.000 Euro.

Insomma niente di nuovo e tutto già visto: la solita idea di un imprenditore visionario, la solita associazione di membri radunati in una Community che sostengono la Fondazione che ovviamente è no profit. La solita illusione di portare sviluppo in un territorio con   il coinvolgimento degli artigiani locali, il forte richiamo turistico, la solita valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche etc etc.

Tutte cose che sappiamo per esperienza non portare quasi mai tutti quei benefici dichiarati ed inducendo ad alcune riflessioni.

La Panchina bicolore di Robilante nr°36 (foto di Guido Papini)

Si legge infatti sul sito nella sezione dedicata all’articolata e rigorosa procedura per la costruzione: “La Grande Panchina deve essere costruita in un punto con vista panoramica e contemplativa, ed essere liberamente accessibile al pubblico” …“Non è necessario dover arrivare in macchina alla Grande Panchina, se serve una piccola camminata per raggiungerla è molto meglio! L’importante è individuare una zona sufficientemente ampia per parcheggiare”.

Ed in calce alla pagina spicca l’auspicio di Bangle: “Speriamo di vedere costruite molte altre Grandi Panchine per farci sentire di nuovo bambini quando ci arrampichiamo su di esse e che nuovi visitatori arrivino in questa zona per godersi la vista spettacolare del paesaggio”.

La vista panoramica e contemplativa richiama quell’uso di innalzare Croci sulle vette delle montagne (luoghi panoramici e contemplativi per eccellenza) che per quanto discutibile nasceva comunque dal fermento dell’ideale di una Fede religiosa comune a milioni di esseri umani. Qui siamo invece di fronte ad una risibile proposta di ritorno all’infanzia per via di quel ciondolare le gambe a cui obbliga la seduta sulla Panchina.

E sorprende quel:”...se serve una piccola camminata per raggiungerla è molto meglio!” che sembrerebbe indicare quanto il sito prescelto per la posa della Panchina debba tendenzialmente possedere le caratteristiche di un luogo urbano (raggiungibile con l’auto o con ampio parcheggio) in contrasto al principio di paesaggio, ambiente e territorio.

E infatti perché il panorama di un paesaggio dovrebbe necessitare di un così impattante punto di osservazione? Leopardi, nel suo concepire “L’infinito” osservava il paesaggio semplicemente seduto sull’erba di casa. Sull’Enciclopedia Treccani si legge che “…il paesaggio è quel territorio che si abbraccia con lo sguardo da un determinato punto (…) e in generale, tutto l’insieme dei beni naturali che sono parte fondamentale dell’ambiente ecologico da difendere e conservare”. Ecco, difendere e conservare: come può operare in tal senso una struttura dai colori sgargianti e dalla mole invadente in un contesto ambientale già di per sé morbido, dolce ed appagante?

La proliferazione di questi oggetti dilaga e abbandonato il loro habitat originario, quello delle morbide colline delle Langhe e del Monferrato, sono comparse anche in quei territori montani che donano stupore al visitatore invitandolo a fermarsi, sedendosi semplicemente a terra, su una pietra o appoggiandosi ad un albero.

A tal proposito Pietro Lacasella blogger di Altorilievo-Vocidimontagna, ben coglie il contrasto stridente tra lo stupore ancestrale e quello contemporaneo che definisce Una distorsione disneyniana della vita, in perfetta continuità con la programmazione turistica degli ultimi settant’anni, dove le peculiarità locali sono spesso state sacrificate per offrire al turista un’esperienza molto ludica e poco educativa.

Il problema di fondo è che abbiamo perso la capacità di raccontare. Di raccontarci. Non riusciamo più a rendere seducente il territorio attraverso una narrazione accattivante, capace di cogliere ed evidenziare la poesia e il fascino degli elementi in esso già esistenti; degli elementi che lo rendono unico. Di conseguenza ci limitiamo a calare dall’alto oggetti vistosi, appariscenti, ma culturalmente vacui. Un’operazione semplice, perché svincola dallo studio e dal ragionamento.

Così le panchine giganti si moltiplicano, in questa società culturalmente lillipuziana, in attesa di un Gulliver che non arriverà mai.”

Anche l’antropologo Annibale Salsa a proposito dei siti oggetto di installazioni sottolinea :” …Ma, a causa di tale invadenza seriale, i luoghi di eccellenza dove i panchinoni («Big Bench» in versione anglofona dominante) sono collocati, corrono il rischio di diventare anonimi non-luoghi che ti fanno sentire dappertutto e da nessuna parte” E non è una riflessione da poco se pensiamo a come anche a livello consumistico siamo ormai abituati a cercare e trovare in ogni luogo nel quale ci rechiamo quel negozio, quella marca, quel ristorante. È il fenomeno delle catene che, come suggerisce Salsa, uniformano qualsiasi posto e qualsiasi cosa.

Tuttavia le amministrazioni locali che hanno aderito a tali installazioni tendono a giustificarle come “turismo esperienziale” o, addirittura come “iniziative culturali”. Come un nuovo santo cammino alla ricerca della propria identità, il fenomeno Big Bench non poteva non prevedere un passaporto per quel popolo di tecno-pellegrini che si avvia alla ricerca delle installazioni. In proposito si legge sempre sul sito: “Ecco un modo per rendere la tua visita alle Grandi Panchine ancora più divertente: collezionando i timbri di ogni panchina sul tuo Passaporto BBCP!

Ciascun timbro riporta il logo delle Grandi Panchine ed il nome del paese in cui sono situate. Collezionare i timbri sul tuo passaporto prova la tua visita a una determinata Grande Panchina diventando un perfetto souvenir.

Il passaporto della BBCP può essere un regalo simpatico e originale per gli amici e la famiglia e un modo per far conoscere il mondo delle Big Bench!”

Quanto appena letto sembra proprio certificare quanto sia preponderante spingere il visitatore alla ricerca delle installazioni per la propria gratificazione prima ancora che dei luoghi, quanto sia prioritario il marketing rispetto all’ambiente. Insomma, sembra un fatto di moda.

Ed il sentore che sia una moda lo si intuisce anche dal desiderio di singoli cittadini manifestato a Bangle, di collocare nel proprio giardino una big bench di dimensioni ridotte insomma...una “small big bench”. Detto fatto: il nostro designer di automobili ha già messo a punto la filiera di produzione di tali manufatti a coloro che ne facciano richiesta sempre al costo di circa 1.000 euro a pezzo. (proponendo una gamma di colori che va dal Terra di Langa al Verde nella Vigna)

E se si introduce il concetto di moda ne consegue il ragionevole destino che col tempo, come tutte le mode anche quella di queste installazioni giungerà a termine. E in tal caso che ne sarà delle Grandi Panchine che perderanno il loro fascino, che cominceranno a manifestare i segni del tempo richiedendo manutenzione, che resteranno dimenticate in quegli idilliaci scorci della nostra Bella Italia che nessuno raggiungerà più, preso da altri interessi, o da altre più avvincenti attrazioni? Resteranno simulacri di un periodo passato, immobili, decadenti e tristi come balene spiaggiate?

La Panchina di San Bernolfo nr° 37 con evidenti segni di deterioramento (Foto di Guido Papini)

Anche Toni Farina, in un editoriale di Mountain Wilderness osserva: ”Vedevo dal basso le persone che si assiepavano intorno a una “cosa” arancione che spiccava nell’intorno verde-prato. Incuriosito mi sono avvicinato e ho capito. Non era il paesaggio di fine primavera delle montagne del Gran Paradiso ad attirare quei visitatori intenti in selfie a raffica, ma la Grande Panchina”. Niente ammirazione per il paesaggio quindi, ma un più mediocre senso dello “stare al passo coi tempi”, del “seguire la moda del momento”

Ma la rapidità espansiva del fenomeno sembra anche sorvolare su un tema importante quale quello della sicurezza. Michele Corti, amministratore del sito ”Ruralpini” si chiede infatti: “Per ogni installazione sistemata in un parco giochi serve la certificazione di rispondenza alle norme UNI EN 1776. E per le panchinone? Tra l'altro le dimensioni sono molto varie e alcune appaiono parecchio alte. Le sponde, gli appigli? Possibile che per il panchinone si chiudano così tanti occhi?”.

E sempre riguardo alle Amministrazioni locali che sposano questa proliferazione di Panchine Giganti non può passare inosservato il discutibile entusiasmo dalle stesse manifestato con lo sforzo di organizzare un volo di elicottero per condurre in modo teatrale, rumoroso, costoso ed energivoro l’ingombrante oggetto fin sulla cima di un luogo fino ad allora silenzioso e solitario. Luogo che diverrà oggetto di chiassosa inaugurazione con tanto di festa con ospiti e personalità.

Si legge in proposito: “La Pro Loco di Bruzolo è felicissima di informare il pubblico che la panchina gigante numero 179 è pronta per essere ammirata. Per portarla sulla vetta è stato necessario il trasporto via elicottero. L’inaugurazione si terrà domenica 10 ottobre 2021 (L’Agendanews.com)”

La Big Bench di Bruzolo nr° 179 trasportata con l’elicottero (foto di L’Agendanews.it)

Ed anche: ”Il manufatto, l'unico originale della Big Bench Community Project in provincia di Lecco, è stato installato al termine di uno spettacolare arrivo con l'elicottero Per l'occasione è stata organizzata una vera e propria festa a cura della Pro Vendrogno del presidente Raffaele Camozzi, con la partecipazione del sindaco di Bellano Antonio Rusconi e di esponenti della Big Bench Community Project.(LeccoToday)”

E a: “… Torre Mondovì ci si prepara ad inaugurare la sua big bench. La grande panchina gigante, sul cui colore finora è stato mantenuto il riserbo, sarà calata con l’elicottero all’interno del Parco Botanico… (Provinciagranda.it)

Ed infine anche su La Sicilia si legge l’entusiasmo, definito “la felicità fuori scala” per la posa di ben due panchine: la 200 a Linguagloassa e la 202 a Centuripe con l’aiuto dell’elicottero Drago 141 dei VVFF.

Ed in ultimo, nonostante Fabio Balocco sulle colonne de Il Fatto Quotidiano definisca le mega panchine col gergo ligure di “mega belinate” l’Assessore al turismo di Asiago, Nicola Lobbia, sulle pagine di 7comunionline, rivendica la posa di queste strutture localmente scagliandosi proprio contro i detrattori che, secondo il Lobbia:” … sfregiano le rocce con tabelle e targhe installandole nei posti più dispersi, non antropizzati, dove giusto che sia lasciata inalterata la nostra natura, dove nidificano i rapaci, dove solo il vento dovrebbe passare, loro proprio loro sollevano inchieste, oggi prendendo di mira le panchine colorate giudicandole immorali, ludiche, pacchiane !” Fortunatamente esiste un mondo di escursionisti fatto di famiglie di bambini di ragazzi che nella montagna facile ricercano la leggerezza il divertimento la spensieratezza, attratti da certe installazioni artistiche per altro sempre rimovibili…”

E proprio lo scorso aprile, ad esempio, alcuni residenti della provincia di Sondrio hanno attivato una raccolta firme per rimuovere la Big Bench n.182 di Pradella.

In conclusione non resta allora che attendere che il tempo, da sempre galantuomo, faccia il suo corso indicando con il suo lento passare la giusta strada che noi, piccoli esseri umani sospesi nell’infinita bellezza del Creato dovremo percorrere.

Il tempo e solo il tempo saprà suggerire a coloro che lo sapranno ascoltare il “giusto” luogo per fermarsi, sedersi, ascoltare, osservare e stupirsi. Che si sia adulti o bambini. E non sarà l’età od una panchina per quanto grande possa essere, a fare la differenza se in colui che si pone in silenzio di fronte al paesaggio a parlare sarà solo il cuore.

da Aostacronaca.it - Mauro Carlesso Scrittore e camminatore vegano

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