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Biellese Magico e Misterioso | 22 ottobre 2017, 08:00

Il biellese magico e misterioso: La svastica sul tempietto che incombe sul santuario di Urupa

A cura di Roberto Gremmo

Il biellese magico e misterioso: La svastica sul tempietto che incombe sul santuario di Urupa

    Dalla chiesa con la svastica sulla facciata interna, alla torre ghibellina fino alle fontane con i tre puntini massonici sul fondo, Rosazza é piena di simboli esoterici. Così l’hanno voluta a fine Ottocento il filantropo senatore Rosazza ed il suo sodale, il veggente, visionario, pittore e scrittore Giuseppe Maffei.

    Nella furia di tracciare percorsi mistici, i due sognatori fecero anche costruire una strada  che da Rosazza sale dalla valle del Cervo, lambisce il santuario di San Giovanni, si snoda per il monte, attraversa una galleria fatta scavare per la bisogna e scende verso Urupa, il più importante santuario mariano delle Alpi.

   Ma vi si arresta dappresso.

  Il cammino iniziatico termina vicino al santuario, a poca distanza da una grande pietra oggi ‘cristianizzata’ ma da sempre considerata ‘magica’ da un’antica e robusta credenza popolare secondo cui la donna infertile può diventare gravida battendovi fortemente contro il basso ventre, dopo essere passata attraverso un passaggio stretto. Un culto pagano, molto diffuso in tutta la Gallia ma anche in Piemonte ed in val d’Aosta.

   Lì vicino venne eretto il tempietto voluto da Rosazza e Maffei, sovrastò questo sito di devozione pagana e venne dedicato a Sant’Eusebio ma sulla facciata, quasi in atto di sfida alla chiesa della Vergine Nera, ostentò fra due archi una svastica, la croce gammata.

  Nel libro del 1994 “Streghe e magia”, senza nulla sapere dei conciliaboli fra Maffei e Rosazza, ipotizzai che quell’emblema collocato in una cappelletta cattolica potesse essere frutto della “conoscenza di misteri da parte di qualche maestro muratore che ha giocato l’ufficialità”.

    Non m’ero sbagliato.

    Va comunque detto che all’epoca delle creazioni architettoniche-mistiche del duo Maffei-Rosazza la svastica era ben lontana dal significato di simbolo terrificante e di morte che doveva assumere con l’appropiazione da parte dei nazisti tedeschi.

    Era ad esempio uno dei simboli della “Società Teosofica” fondata a New York nel 1875 da Helène Blavatsky e che aveva qualificati aderenti anche in Italia.

  Anni dopo, l’attività di questo strano sodalizio era monitorata attentamente dalla “Polizia politica” di Mussolini che in un rapporto riservato del 1929 ricordava che i suoi scopi principali “già erano parte viva della Muratoria Rosa Croce della seconda metà del 600” e si riassumevano in un generoso tentativo di “[f]ormare un nucleo della fratellanza universale dell’umanità, senza distinzione di razza, di credenza, di sesso, di casta o di colore”.

    Il simbolo del sodalizio teosofico univa in un allegorico  intreccio proprio una svastica, una croce cristiana, un emblema induista e la stella ebraica a sei punte.

   Ma la svastica, hanno notato Bessone e Trivero, era un smbolo “recuperato, prima ancora che lo riscoprisse, invertendolo, l’esoterismo nazista, quale segno di riconoscimento della massoneria”.

   Riprendendo la mia segnalazione sulla svastica ad Oropa, lo studioso Umberto Cordier, molto attento alle presenze arcane del nostro Paese, sottolineò quasi subito la singolare presenza di quella grande svastica sulla cappella: “Una croce gammata fuori posto”.

   Per la verità, il simbolo indica il luogo più arcano e misterioso di Oropa, la cappelletta posta accanto al torrente, fuori dal recinto centrale del santuario, dedicata a sant’Eusebio ma che racchiude parte del “Ròch dla vita”, la grande pietra che renderebbe fertili le donne sterili.

   La presenza di questo enorme masso solo in parte cristianizzato conferma l’importanza di quel luogo come vera e propria capitale spirituale per le popolazioni alpine che conservavano un sentimento di totale indipendenza e libertà.

    Dunque la ‘svastica’ alpina é una presenza tutt’altro che bizzarra e semmai si giustifica perché, lo sapessero o no quelli che la collocarono incombente sul santuario mariano, é il simbolo dell’uomo che corre, del progresso umano e del ciclo solare.

  E’ anche un emblema tradizionale del popolo basco, l’unico ad aver tenuta viva la lingua delle più antiche comunità umane europee ed uno dei pochi a continuare a lottare controcorrente per preservare la propria identità etnica minacciata dall’incombente mondialismo livellatore.

     Lo stesso Federico Krutwig, autore del libro “Garaldea”, grande patriota basco e sostenitore sincero e tenace dell’identità piemontese, senza alcun timore di essere bollato come nazista, utilizzava proprio una svastica per decorare la copertina del manifesto politico sulla libertà del suo popolo pubblicato nel 1984 col titolo di “Computer schock Vasconia ano 2001”.

   Il proclama della libertà basca veniva diffuso fra i militanti dell’“Euskadi Ta Askatasuna” che nel 1973 avevano siglato a Lovanio un patto di fraternità inter-etnica coi patrioti fiamminghi, irlandesi dell’esercito di liberazione, sardi, valdostani e piemontesi; rappresentati da chi scrive che all’epoca si faceva ancora molte illusioni sulla volontà di lottare dei pavidi e timorosi subalpini.

   In ogni caso, la presenza di quel simbolo che oggi ha avuto una valenza negativa é un fatto comunque singolare ed anomalo.

   Gli fa da contrasto l’emblema tutto positivo e benefico della stella ad otto punte della Madonna d’Urupa. Quella “nigra sed formosa” che richiama antiche, mai perdute devozioni.

  Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.

   Per approfondire questi argomenti segnaliamo due libri pubblicati da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.

Roberto Gremmo

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