Nel 1924 a Sala sbucarono i diavoli e nel 1954 al Vernato apparvero i fantasmi.
Le visioni di presunte presenze arcane e fantastiche fece talmente rumore che il giornale “La Baita” pubblicato all’epoca dall’“Associazione Nazionale Partigiani” di Biella volle dedicare all’evento un lungo articolo riportando i racconti inquietanti che circolavano fra la gente della borgata dove si stava “vivendo attimi di terrore notturno. E di pettegolezzo diurno”.
Non senza una vena di sarcastico dileggio e una buona dose di scetticismo, nel numero del 20 settembre 1954 il giornale riferiva che nella notte, in una soffitta di via Quintino Sella, “[l]e anime dei trapassati usano manifestarsi al Vernato soltanto attraverso tutta una gamma svariatissima di rumori: rumori strani, inesplicabili, terrificanti, diabolici. da quella della pallina da tennis (chissà poi come fanno a sapere che si tratta di una palla da tennis) che saltella sul pavimento, a quello di un piatto che si infrange, senza che resti traccia alcuna dei cocci; dallo strascicare di un corpo pesante al rantolo soffocato di un essere ignoto, dallo stridìo di un pennino sul vetro allo scrosciare allucinante di risate demoniache”.
Circolava anche la voce che spiriti malevoli si incarnassero misteriosamente nel corpo dei numerosi, grossi e sornioni gattoni che circolavano di notte, miagolando sinistramente in un Vernato dove nel buoi si ripeteva l’inspiegabile sarabanda dei frastuoni molesti.
Dopo tanto rumore, forse spaventati da uno scomodo e fastidioso clamore, le presenze spettrali cessarono di farsi vedere a Biella e non se ne parlò più.
Tuttavia, le apparizioni dei fantasmi nel Vernato di questo dopoguerra non furono l’unico evento straordinario a sfondo esoterico che in passato ha visto teatro questo borgo di contadini solo a fatica inurbati.
Infatti, nell’estate del 1878, in un Biellese ancora dolciniano, mentre ad Arcidosso si compiva il grande sacrificio di Davide Lazzaretti ucciso dallo Stato italiano perché si era proclamato “Cristo in seconda venuta” e dava fastidio al Potere; la ventiduenne Margherita Illuminata Massazza di Sordevolo era considerata un’essere dotato di poteri soprannaturali e veniva portata in processione proprio al Vernato dove nei pressi della “Cà del Mago” della famiglia Gremmo si concedeva alla contemplazione dei devoti. Ispirando beatitudine.
Il culto popolare della giovane, detta “La Frosina” era molto simile a quello di qualche decennio prima in Val d’Ossola e nel Monferrato dove veniva nenerata la “Madonna dai Capelli Rossi”, una giovane che l’ex prete Francesco Grignaschi aveva proclamato madre d’un secondo Cristo tornato in terra.
La ragazza di Sordevolo andava in estasi mistiche, sembrava avere il dono della veggenza e della bilocazione ed era considerata una vera e propria Santa.
In breve diventarono centinaia i contadini ed i montanari che la seguivano mentre veniva esposta alla loro venerazione nel caseggiato popolare del Vernato. Divennero ancora di più quando i suoi fedeli fecero stampare un ponderoso volume con la copertina celeste dal titolo “Il libro rivelato dallo Spirito Santo”, dettato dalla “Frosina” ai suoi parenti al culmine d’una esaltazione mistica.
Come ci hanno spiegato a suo tempo i suoi ultimi fedeli, anche Margherita credeva, come Lazzaretti, che passati i tempi del Padre e del Figlio fosse giunta l’epoca dello “Spirito Santo” con la fine dei tempi terreni.
Per metterla al riparo da ogni persecuzione e darle protezione, uno dei seguaci, il falegname Giuseppe Vaglio di Pettinengo, l'aveva sposata il 2 settembre 1877 ma tre anni dopo, ventiquattrenne, Margherita era morta e v’é chi dice in un rotear del sole.
La devozione alla “Frosina” continua ancor oggi in una casa di Sordevolo, nascosta agli sguardi dei curiosi, degli scettici e dei maligni.
Nel 1952 il giornalista Francesco Rosso pubblicò sulla “Gazzetta del Popolo” la foto della cappella della “Santa” e la sua storia l’ho raccontata nel 1978 nel libro “Le donne del diavolo” dopo aver avuto il privilegio di analizzare i suoi preziosi cimeli; carte e reliquie religiosamente conservate a Sordevolo dai suoi incrollabili devoti.
Resta da capire per quale richiamo misterioso la “Santa” venisse venerata proprio al Vernato nel caseggiato dei contadini Gremmo che doveva diventare notissimo proprio negli anni dell’apparizione dei fantasmi come la “Cà dël Mago” perché vi abitava ed operava un uomo col dono di guarire ogni tipo di lussazione e slogatura e che, appunto per questo aveva fama d’essere dotato di poteri magici.
Per la verità, nel nostro Biellese non sono mai mancati personaggi fuori del comune con grandi capacità terapeutiche.
Basti ricordare “Lë spassin” di Ceresito di Netro, portentoso nel mettere in sesto le ossa degli arti andate fuori posto per delle contusioni accidentali o l’uomo della cascina Cagna di Quaregna viveva un popolano conosciuto col nomignolo di “Tanto” che si riteneva in grado di prevedere l’andamento della produzione agricola.
Ancor oggi un signore di Valdengo dimostra di possedere il ‘dono’ di scoprire pozze d’acqua nel terreno. Questo rabdomante con la sua bacchettina sensibile all’umidità, trova davvero le vene acquifere sotto terra e non chiede un soldo per i suoi servigi.
Per tornare al Vernato, nella cascina di via sant’Agata costruita sui resti d’una chiesa sconsacrata, negli anni in cui ero ragazzo abitava un’anziana, seducente e conturbante contadina dallo sguardo magnetico che aveva fama di guaritrice ed indovina.
Questo borgo proletario é ancora un quartiere magico ?
Sempre meno.
Nel 1993 il Comune di Biella ha ordinato la demolizione della “Cà dël Mago” dei Gremmo da anni disabitata per fare un parcheggio.
Saremo grati a chi vorrà segnalarci realtà analoghe a quelle esaminate in questo articolo scrivendo a storiaribelle@gmail.
Per approfondire questi argomenti segnaliamo due libri pubblicati da Storia Ribelle casella postale 292 - 13900 Biella.














