(Adnkronos) - Il tredicenne che ha accoltellato la sua professoressa di francese aveva annunciato le sue intenzioni online. In un 'manifesto' scritto in inglese e pubblicato su Telegram aveva fatto sapere: "Ucciderò la mia insegnante di francese. Non è una scelta casuale, è mirata". Poi aveva indossato una maglietta bianca con la scritta 'Vendetta' in rosso e si era recato a scuola, a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, con la telecamera fissata al torace per riprendere l'ingresso a scuola, le scale e l'incontro in corridoio con l'insegnante, colpita al collo. (VIDEO)
Su una chat condivisa - a quanto apprende l'Adnkronos - con altre due persone, probabilmente residenti all'estero, il 13enne alla vigilia dell'aggressione aveva condiviso anche l'immagine dell'arma usata: un lungo coltello da combattimento, con lama seghettata e custodia. Nella fotografia, corredata dalla didascalia "le armi che userò" sono ritratti anche la pistola scacciacani poi ritrovata nello zaino, dei proiettili e uno spray al peperoncino.
Nel 'manifesto' il ragazzino spiega il motivo per cui vuole colpire l'insegnante, raccontando di un episodio in cui la 57enne - descritta da genitori, colleghi ed ex allievi come severa sì, ma appassionata e attenta agli studenti - aveva preso le difese di un altro compagno ed episodi in cui - a dire del 13enne - l'avrebbe "preso di mira" e "umiliato davanti a tutti". Il suo "non è solo un atto di vendetta, è un modo per rompere la noiosa routine nel maniera più estrema possibile", perché "sono stanco di essere banale, di dover fare sempre le stesse cose. Le regole non sono qualcosa che dovrei seguire, sono qualcosa che dovrei infrangere, e non c'è niente di meglio per farlo che la vendetta, punire chi mi ha fatto un torto", consapevole che a 13 anni "non posso essere incarcerato, dato che in Italia l'età minima per la responsabilità penale è a 14 anni, non posso nemmeno essere processato, quindi farò quello che ho sempre voluto fare: uccidere lei e chiunque cerchi di impedirmelo".
Nella chat il 13enne pubblica anche l'immagine della t-shirt bianca, con la scritta 'vendetta' in rosso, indossata per l'agguato, sopra a un paio di pantaloni mimetici. "L'uniforme militare non è una scelta casuale. L'ho scelta perché mi vedo come un soldato che combatte per i miei diritti, diritti che sono stati trascurati. Mi sento anche superiore a tutti i miei coetanei. Indossare un'uniforme dimostra la mia superiorità rispetto a tutti questi comuni mortali", spiega nel 'manifesto' pubblicato su Telegram, specificando che "ogni parte del mio abbigliamento è stata pensata per un motivo, dalla "maschera con il teschio", che però - avverte - "non esprime un'ideologia specifica", fino alla maglietta con la scritta. "Vendetta non è una parola a caso. Rappresenta ciò che provo, mi sto prendendo la dolce vendetta che merito uccidendo le persone che mi hanno fatto del male".
Alla fine il 13enne appassionato di chimica, nella cui stanza i carabinieri hanno trovato e sequestrato il materiale necessario a produrre un ordigno artigianale, precisa anche che "per quanto riguarda la mia ideologia politica, non mi riconosco in nessuna ideologia ben definita perché l'unica cosa che conta sono io, nessun altro conta, nessuna vita conta al di fuori della mia".






















