(Adnkronos) - Un attacco senza precedenti agli Stati Uniti. L'11 Settembre del 2001 è stato un unicum nella storia degli Usa. Mai, prima di quella tragica mattina, il Paese è stato colpito con la potenza di fuoco sferrata da Al Qaida contro New York e il Pentagono. Un disastro che ha toccato la coscienza civile del popolo americano e non solo, suscitando anche una forte reazione militare, che ha interrogato scrittori e analisti, da Don De Lillo a Paul Auster, passando per John Updike. I quasi 3mila morti delle Torri Gemelle, crollate poco dopo l'impatto dei due aerei lanciati come missili sul World Trade Center, infatti, sono al centro di numerosi libri. Romanzi e saggi che - utilizzando chiavi di lettura diverse - hanno cercato di interpretare e capire una delle pagine più dolorose della lunga vicenda americana.
Lo scrittore Don DeLillo affronta il trauma subito dai cittadini americani nel romanzo 'L'uomo che cade', pubblicato da Einaudi. Un libro in cui mette in scena la strana normalità di un terrorista che si prepara al martirio affiancandola alla solitudine in cui precipita la famiglia di un sopravvissuto al crollo delle Torri. Un racconto forte e duro. "Sono pagine di forza e controllo straordinari, il genio di DeLillo in tutta la sua grandezza. Leggendole, ricordatevi di respirare", ha avvertito la rivista britannica New Statesman.
"C'è qualche problema qui nelle Torri Gemelle, ma è tutto sotto controllo". E' con questa frase - solo apparentemente rassicurante - che in qualche modo si apre 'Molto forte, incredibilmente vicino', il libro in cui Jonathan Safran Foer, ha descritto l'11 Settembre. Quel messaggio è l'ultimo che Oskar, un newyorkese di nove anni, riceve dal padre, morto nell'attacco alle Torri Gemelle. Tra gli oggetti del papà scomparso il ragazzino troverà una busta con un nome, Black, e una chiave. È a questi due elementi che il giovane si affiderà per riallacciare il rapporto troncato e compensare un vuoto che neppure la madre è capace a colmare. Com'è cambiata l'America dopo l'11 Settembre? Che effetti ha prodotto sulla sua storia? Queste le domande cui ha tentato di rispondere la scrittrice e saggista Joan Didion, autrice del saggio 'Idee fisse. L'America dopo l'11 settembre'. Un volume nel quale svela anzitutto la sua reazione personale al trauma collettivo ma in cui, soprattutto, analizza la risposta degli Stati Uniti: l'idea fissa della guerra al terrorismo dietro la quale - sostiene la Didion - si nascondono i principi del nazionalismo, dell'imperialismo e dell'interesse economico.
Lo scrittore statunitense John Updike ha rielaborato, da parte sua, il dramma a stelle e strisce sia nelle ore successive al dramma, sia in modo più ragionato e articolato. Updike, infatti, pochi giorni dopo gli attentati rispose all'appello del settimanale 'The Yorker' che chiedeva agli scrittori la loro testimonianza rispondendo alla domanda: "Cosa può fare uno scrittore di fronte al massacro?'. Anni dopo Updike ritornò sull'argomento con un titolo eloquente, 'Terrorista', edito in Italia da Guanda. Al centro del racconto spicca la figura di Ahmad Mulloy, un diciottenne solitario che vive nel New Jersey. Un giovane che si avvicina al Corano e mano a mano viene plagiato dall'imam cui si affida. Plagiato al punto tale da concepire il progetto che deve porre fine ai suoi giorni: far saltare in aria il Lincoln Tunnel di New York.
Un altro 'gigante' della letteratura statunitense contemporanea, Paul Auster, si è lasciato influenzare dall'11 Settembre. Non è un caso che 'Follie di Brooklyn', libro del 2005, si chiuda proprio il giorno dell'attacco. E non è un caso, a maggior ragione, che un altro romanzo, 'Uomo nel buio' del 2008, tocchi più da vicino la tragedia che ha investito il suo Paese. Al centro della storia c'è August Brill. Ha 72 anni, vive nel Vermont. Si sta rimettendo da un grave incidente d'auto. Nelle notti d'insonnia, sdraiato nel buio, immagina un'America dilaniata da un'ipotetica guerra civile scoppiata nel 2000 durante la prima elezione di Bush e nella quale l'attentato dell'11 settembre non è mai avvenuto. (di Carlo Roma)
























