(Adnkronos) - È atteso in tarda mattinata di oggi, nel carcere romano di Rebibbia, l’interrogatorio di garanzia di Valter Lavitola. È il primo confronto davanti al gip dopo l’arresto dell’imprenditore, accusato dalla Procura di Roma di essere il mandante dell’attentato dinamitardo del 16 ottobre scorso davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, a Pomezia. A Lavitola viene contestata anche l’aggravante del metodo mafioso.
È dunque dalle parole che l’ex editore pronuncerà oggi davanti al giudice che gli investigatori attendono possibili elementi per ricostruire fino in fondo una vicenda che, a quasi dieci mesi dall’esplosione, presenta ancora un punto centrale da chiarire: perché colpire Ranucci?
Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza del gip Iole Moricca, il progetto sarebbe stato concepito da Lavitola non con l’obiettivo di uccidere il giornalista, ma per accrescere la sua popolarità e accelerare un progetto politico che lo stesso imprenditore avrebbe immaginato attorno alla figura del conduttore di Report. L’attentato, nella prospettiva delineata dagli inquirenti, avrebbe dovuto apparire come un avvertimento, una minaccia legata alle inchieste giornalistiche di Ranucci.
Un disegno che si intreccia con i messaggi e le conversazioni tra i due. Lavitola avrebbe infatti parlato a Ranucci anche della possibilità di un futuro politico, arrivando, secondo quanto riportato nelle carte dell'inchiesta, a prospettargli incarichi di primo piano. Il quadro investigativo racconta così un rapporto personale che, nella ricostruzione della Procura, avrebbe assunto progressivamente una dimensione politica.
Ma c’è un elemento apparentemente paradossale che gli investigatori hanno messo sotto la lente: dopo l’attentato, Lavitola avrebbe insistito proprio sulla necessità di aumentare la protezione di Ranucci. Nei messaggi acquisiti agli atti avrebbe sollecitato il giornalista a ottenere una seconda auto di scorta e una struttura di sicurezza più ampia, arrivando a descrivere un vero e proprio "cerchio di protezione" attorno a lui.
Sul piano politico, intanto, il caso continua ad avere ripercussioni. Il ministro Matteo Salvini ha sostenuto che Report dovrebbe andare avanti senza Ranucci e che per il conduttore sarebbe necessaria una pausa; Ranucci ha replicato leggendo nelle parole del ministro la richiesta di una sua sospensione.




















