(Adnkronos) - "La persona più visibilmente scossa durante l'intero funerale di Lady Diana era il Principe Carlo. Quindi, questa idea che fosse euforico, che in qualche modo facesse salti di gioia, è del tutto inverosimile". Con queste parole rilasciate ad Adnkronos il biografo della Casa Reale Robert Hardman smonta le tesi contenute nel nuovo libro di Earl Spencer 'Swan Song: Diana, My Sister', nella versione italiana "Canto del cigno. Diana, mia sorella", uscito da pochi giorni in contemporanea mondiale. Spencer, tra i numerosi ricordi che mette nero su bianco nelle 384 pagine, traccia anche un ritratto spietato dell'allora Principe di Galles, sostenendo che alla notizia della morte della sorella, il futuro erede al trono fosse apparso "euforico", paragonabile a un "vincitore della lotteria", e che durante una telefonata avesse pronunciato parole gelide: "State tranquilli, la dimenticheremo abbastanza presto". Robert Hardman, profondo conoscitore della famiglia Windsor e delle dinamiche e dei protocolli di corte, avendo anche scritto un libro dedicato all’attuale re dal titolo 'Charles III: The Inside Story', smentisce categoricamente la ricostruzione di Spencer.
"Avendo seguito, intervistato e studiato Carlo per decenni posso confermare che un simile atteggiamento sia del tutto incompatibile con il profilo del monarca. Ma, a parte le etichette di facciata, reputo che Re Carlo, secondo la mia personale esperienza, sia un sentimentalista, ben lontano dal cinismo che gli viene attribuito e nettamente diverso dalla pragmatica figura della defunta Regina, la madre Elisabetta II". A riprova di ciò, Hardman ricorda la sua personale esperienza in occasione del funerale di Diana nel 1997, presente a Westminster Abbey nella tribuna stampa situata proprio di fronte alla famiglia reale. Il biografo ricorda di aver visto "un Principe Carlo devastato dall'emozione e visibilmente provato". Riguardo alle motivazioni che hanno spinto Earl Spencer a lanciare accuse così pesanti a quasi trent'anni dai fatti, Hardman offre un'analisi che unisce il punto di vista di cronaca al giudizio personale.
"Pur riconoscendo a Spencer il valore di un competente storico, ho notato come i suoi ultimi lavori abbiano preso una piega nettamente introspettiva, come ad esempio il suo precedente libro di memorie incentrato sulla sua difficile infanzia in collegio. Anche sfogliando il suo nuovo lavoro incentrato sul rapporto con la sorella Diana, la prima sensazione che ho avuto è che si tratti più che altro di un''insalata di parole' usata per descrivere una presunta sindrome che lo renderebbe suscettibile alle critiche. In più, questo libro non è altro che una forma di terapia personale resa pubblica, rispetto a una manovra calcolata per danneggiare la corona". Un'ipotesi, quest'ultima, che Hardman ritiene del tutto improbabile per un conte inserito nel sistema ereditario e zio del futuro Re, il principe William. Sul fronte dell'impatto istituzionale, la valutazione del biografo di corte resta improntata al pragmatismo: "La vicenda farà rumore per qualche giorno, ma le conseguenze a lungo termine saranno minime. Come già dimostrato in occasione di altre tempeste mediatiche oppure passando alle polemiche legate alla serie 'The Crown' o al controverso libro 'Spare' di Harry. I sondaggi di gradimento sulla monarchia tendono a rimanere stabili. Il pubblico conosce Carlo da decenni e ne ha un'immagine ormai consolidata, rendendo difficile che il racconto di Spencer possa alterare in modo significativo la percezione generale del sovrano”. (di Alessandro Allocca)























