Dopo le sferzate ad alta velocità dei Motörhead, la rubrica "Riascoltati per voi” cambia rotta in modo drastico per il suo 33° appuntamento, abbassando i volumi per inoltrarsi in un’oscurità decisamente più sottile e strisciante. Nel 1996, Nick Cave & The Bad Seeds pubblicavano “Murder Ballads”, un’opera teatrale e affascinante tra duetti leggendari, citazioni folk e scenari da vero e proprio film per le orecchie, il songwriter australiano e la sua straordinaria band hanno dato vita ad uno dei dischi più cinematografici e significativi degli anni Novanta.
Il titolo dice praticamente tutto: “Murder Ballads” è un album costruito attorno alle cosiddette murder ballads, le ballate dedicate a delitti, assassini, vittime, tradimenti e vendette. Un genere antico, che affonda le proprie radici nella tradizione popolare britannica e americana.
Con questo disco, Nick Cave prende la forma classica della ballata da delitto e la catapulta nel proprio immaginario stilistico, trasformando ogni traccia in un corto cinematografico. Non ci sono semplici canzoni, ma personaggi tridimensionali, tensioni accumulate e inevitabili epiloghi tragici. La voce profonda e cavernosamente narrante di Cave si muove all'interno di un tessuto sonoro ricchissimo ordito dai Bad Seeds: un perfetto equilibrio di pianoforti, archi, chitarre, organo e sezioni ritmiche che spaziano dal blues al rock, toccando vette d'intensa drammaticità.
Tra i momenti più iconici risalta “Where the Wild Roses Grow”, celebre duetto con Kylie Minogue. Di segno opposto è “The Curse of Millhaven”, dove spicca la vena teatrale, folle e surreale di Cave. L'album trova poi un'inaspettata tregua nel finale corale di “Death Is Not the End”, che riunisce Cave e diversi ospiti per una chiusura quasi catartica.
“Murder Ballads” non deve essere un ascolto passivo da sottofondo: richiede molta attenzione, tanto coraggio e una voglia infinita di immergersi in una galleria di storie indimenticabili. Un capolavoro narrativo che conferma Nick Cave tra i più grandi cantastorie della musica contemporanea.
I miei brani preferiti sono: "Stagger Lee", "Henry Lee", "Where the Wild Roses Grow", "The Curse of Millhaven", "The Kindness of Strangers" e "Death Is Not the End".
Voto: 9,5
Tracce:
1. Song of Joy — 6:47
2. Stagger Lee — 5:15
3. Henry Lee — 3:58
4. Lovely Creature — 4:13
5. Where the Wild Roses Grow — 3:57
6. The Curse of Millhaven — 6:55
7. The Kindness of Strangers — 4:39
8. Crow Jane — 4:14
9. O’Malley’s Bar — 14:28
10. Death Is Not the End — 4:26
Durata: 59 minuti.
Formazione:
- Nick Cave – voce, pianoforte, organo
- Mick Harvey – chitarra, basso, batteria, pianoforte e altri strumenti
- Thomas Wydler – batteria
- Blixa Bargeld – chitarra
- Conway Savage – pianoforte, organo
- Martyn P. Casey – basso
Dopo aver ascoltato le ultime note, ci congediamo da “Murder Ballads” di Nick Cave And The Bad Seeds, il disco che per questa settimana è stato la nostra macchina del tempo. Questo nostro viaggio non è mai statico; ogni riascolto svela una nuova strada, un nuovo dettaglio nascosto che merita di essere visitato. Fatemi sapere le vostre impressioni, i vostri ricordi e le vostre riflessioni.
Grazie per aver condiviso la rotta anche questa settimana, il prossimo vinile è già sul piatto. A presto!
























