Il dolore della mancanza ha una voce prepotente e seria che ci spinge a chiuderci nel silenzio, a volte anche solo per non essere giudicati.
E se provassimo a fare a vedere il tutto da un’altra prospettiva? Se ci concedessimo il permesso di sorridere, anche quando il cuore è triste?
Chi ci ha amato e abbiamo amato ha non ha lasciato dietro di sé solo spazi vuoti: ha lasciato aneddoti, abitudini stravaganti, modi di dire unici e risate che incontriamo ancora vividi nella memoria se solo decidiamo di ascoltarle con un altro spirito.
La mente umana ha la straordinaria capacità di viaggiare nel tempo in pochi secondi è, come per la scelta di un canale, sta a noi decidere quale film vedere, quale momento ricordare.
La ricorrenza dei Santi e dei Defunti porta spesso un'atmosfera carica di malinconia.
Ricordare non significa fermarsi a ricordare ciò che non ritorna più, significa riaccendere il ricordo e con esso il valore ricevuto.
Spostare il focus dalla perdita alla gratitudine dei momenti passati trasforma la tristezza in forza: basta chiedersi qual è l'insegnamento più grande che quella persona ci ha trasmesso e come possiamo portarlo nel mondo ogni giorno.
Accendere una candela o dedicare un pensiero non è un atto di continuità.
Lasciar emergere un dettaglio, un gesto tipico o buffo, una risata o una piccola consuetudine, condivisa non toglie rispetto al ricordo, riconosce che quella vita è stata un dono.
Corpo e mente sono indivisibili: accennare un sorriso consapevole basta per sciogliere la tensione e ammorbidire un emozione.
Sorridere mentre pensiamo a chi non c'è più significa custodire il meglio di ciò che è stato e farlo vivere nel presente.
Tu hai mai provato a farlo senza sentirti in colpo, ma essendone orgoglioso?
Dott.ssa Sara Bortolozzo, Coach, Master p. PNL, formatrice, consulente, mamma e moglie,
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