«L'approvazione del regolamento regionale sull'autorizzazione, l'accreditamento e la vigilanza dei servizi educativi per la prima infanzia rappresenta un passo avanti, ma arriva con un ritardo significativo rispetto al decreto legislativo nazionale del 2017. E soprattutto rischia di trasferire nuove e complesse incombenze amministrative sui Comuni, senza garantire loro strumenti e risorse adeguati».
È quanto dichiara la consigliera regionale del Partito Democratico Emanuela Verzella, dopo il via libera a maggioranza espresso dalla VI Commissione del Consiglio regionale in una delle sue ultime sedute.
«Il Piemonte è una regione di piccoli Comuni, molti dei quali montani, con uffici e personale ridotti. Affidare loro la gestione delle procedure di accreditamento e importanti compiti di controllo, senza un adeguato coordinamento, rischia di produrre disparità territoriali. La qualità dei servizi educativi non può dipendere dalle dimensioni del Comune in cui si vive».
Verzella richiama l'esperienza di altre Regioni, a partire dalla Lombardia: «Con la deliberazione 1428 del 2023, la Lombardia ha previsto la definizione dei requisiti di accreditamento a livello dei Comuni associati negli ambiti territoriali, favorendo criteri omogenei e il raccordo con i Coordinamenti pedagogici. Ha inoltre individuato strumenti concreti di valutazione della qualità e specifici obblighi formativi. Anche Emilia-Romagna e Toscana hanno sviluppato sistemi consolidati, con particolare attenzione alla qualità e alle verifiche».
«Non si tratta di copiare altri modelli, ma di comprenderne gli aspetti più efficaci. In Piemonte, invece, diversi elementi attuativi sono ancora rinviati a successive linee guida regionali, mentre la prima ricognizione degli accreditamenti è prevista soltanto entro luglio 2028. Dopo anni di attesa, occorrono tempi certi e indicazioni operative chiare»
«Chiediamo alla Giunta di valorizzare i Coordinamenti pedagogici territoriali già esistenti, favorire la gestione associata delle procedure e garantire assistenza tecnica ai piccoli Comuni. La Regione deve accompagnare la riforma, non limitarsi ad assegnare nuovi compiti agli enti locali».
«L'obiettivo deve essere uno solo: assicurare pari opportunità educative a tutti i bambini e alle famiglie piemontesi, indipendentemente dal territorio in cui risiedono. Una riforma che produce nuovi adempimenti senza garantire uniformità rischia di mancare proprio questo obiettivo», conclude Verzella.
























