VIDA ‘vita’. Oggi propongo questo lemma sardo, che la generalità dei lettori e degli intellettuali riconoscerà come gemello del lat. vīta, apparentato al gr. βίοτος, βιοτή ‘vita, mezzi di vita’, generatori a loro volta dell’antico irlandese biu, del cimrico byw.
La locuzione camp. issu è faéndi vida non attiene al concetto generico di bella vita ‘darsi allo spasso, al godimento’ ma specificamente al concetto del pasto esagerato, pantagruelico. È l’aspetto riferibile a un famelico, al crapulone, che mangiano oltre la sazietà. Ma riconosco che questo è, istintivamente, il modo per incorporare risorse vitali in vista dei periodi di magra, di digiuno: atteggiamento tipico anche degli animali.
Non vado oltre, prima di mettere a fuoco la visione del lettore e ricordargli che lo schema appena illustrato è stato universalmente sigillato dai glottologi entro la miope, corta e fallace prospettiva che da 180 anni dottoreggia in Europa sotto il peso dei primi studi sul linguaggio, provenienti dall’autorevole scuola tedesca, secondo i quali l’origine delle lingue euro-mediterranee si radica in una famigerata “lingua indo-germanica” (poi chiamata impropriamente “indoeuropea” in forza del politically correct), che mai è stata riscontrata nella realtà.
En passant, vorrei ricordare che il canestro in cui possiamo radunare la messe dei radicali riferiti al concetto di “vita” è molto più ampio di quello ora citato e coinvolge tutti gli ambiti europei, compresi gli ambiti celtico, baltico, slavo: per brevità aggiungo soltanto l’it. biàda e l’ant. irland. biad, ambedue col significato di ‘nutrimento’. Ma è forza aggiungervi anche l’appellativo it. beàto, che il Dizionario Etimologico della Lingua Italiana vorrebbe derivare dal lat. beāre ‘gratificare, render felice’, di cui però ignora l’origine e decide di stiparla nel solito “dimenticatoio” della “lingua indoeuropea”.
Indubbiamente, la radice di tutte queste parole è molto arcaica, e ciò indirettamente vien confermato dagli stessi “indoeuropeisti” quando la agganciano liquidatoriamente al mitico “indoeuropeo”.
Ebbene, tutte le parole citate, compreso l’it. beato, hanno base etimologica nell’accadico bītu ‘casa, magazzino, contenitore; possedimenti’. In quel caso prevalsero i concetti originari relativi al riparo, alla protezione, alla sopravvivenza, alla beatitudine, i quali in epoca arcaica, mancando la moneta e persino l’arte di fondere i metalli, intessevano l’intera narrazione del benessere.
























