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L'opinione di... | 24 settembre 2026, 06:50

L’opinione di Pietro Brovarone: “Condanna e punizione”

E aggiunge: “Un sistema di repressione penale efficiente dovrebbe coniugare celerità nella celebrazione dei giudizi dove la prova della condotta è di facile accertamento e misure cautelari più efficienti, idonee a controllare colui che è già attenzionato per condotte di particolare allarme sociale”.

L’opinione di Pietro Brovarone: “Condanna e punizione”

L’opinione di Pietro Brovarone: “Condanna e punizione”

Il sistema legale italiano prevede che la "punizione", per una condotta costituente reato, sia inflitta solo a seguito di una condanna definitiva. Questo significa che nessuno può essere privato della libertà personale, prima di un processo che può durare anni e nella stragrande maggioranza dei casi è così, che porti ad una condanna in via definitiva.

Le misure cautelari non sono tecnicamente una pena anticipata, ma hanno lo scopo di evitare l'inquinamento delle prove da parte dell'indagato, scongiurare il pericolo di fuga ove questo sia presente, evitare la reiterazione del reato in soggetti che per circostanze oggettive e soggettive potrebbero nuovamente ripetere la condotta per la quale sono accusati.

Questo sistema è stato reso ancora più rigido con una riforma del 2015 che ha reso ancora più complesso applicare misure cautelari personali ed in particolare la misura cautelare della custodia in carcere. Per tale ragione, le cronache spesso ci raccontano che a fronte di condotte che destano particolare allarme sociale la misura cautelare applicata è "solo" quella degli arresti domiciliari o dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria o del divieto o obbligo di dimora (misure, nei fatti, poco incisive).

Qualcuno ricorderà il fatto avvenuto a Milano del soggetto arrestato il giorno prima per furto aggravato e rilasciato col divieto di dimora nel comune di Milano che ha sfregiato con l'acido una ignara ragazza che attendeva la metro, proprio nel comune di Milano.

Ora, è ovvio che il giudice non è un veggente e non può prevedere il futuro, ma valutare con particolare attenzione la caratura criminale del soggetto accusato di reati che comportano particolare allarme sociale, dovrebbe essere alla base della scelta di misure cautelari efficaci ad impedire il ripetersi di condotte a base violenta.

Purtroppo, va osservato come la riforma del 2015, ponga rigide limitazioni all'applicazione della misura cautelare in carcere. Un sistema di repressione penale efficiente dovrebbe coniugare celerità nella celebrazione dei giudizi dove la prova della condotta è di facile accertamento e misure cautelari più efficienti, idonee a controllare colui che è già attenzionato per condotte di particolare allarme sociale.

In una società moderna connotato dall'estrema facilità di movimento, l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, il divieto o l'obbligo di dimora e la stessa misura degli arresti domiciliari, appaiono spesso come blandi rimedi incapaci a dissuadere l'indagato dal porre in essere nuove condotte criminali.

Pietro Brovarone

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