Il 29 settembre si celebra san Michele Arcangelo. La ricorrenza, vicina all’equinozio d’autunno, segnava un tempo la conclusione dei lavori agricoli e la scadenza di alcuni contratti. Era anche il periodo in cui i pastori lasciavano i pascoli d’alta quota per tornare a valle con le greggi.
In Piemonte la devozione all’Arcangelo è legata alla Sacra di San Michele. L’abbazia celebra oggi il proprio santo protettore: da secoli è luogo di pellegrinaggio e meta di visitatori.
Un po’ di storia
La Sacra sorge sulla cima del monte Pirchiriano, a 962 metri di altitudine, nel territorio di Sant’Ambrogio di Torino, a circa 40 chilometri dal capoluogo piemontese. La costruzione dell’abbazia risale agli anni tra il 983 e il 987.
«Culmine vertiginosamente santo» la definì Clemente Rebora, poeta rosminiano del Novecento. Nel 1994 una legge regionale ha riconosciuto la Sacra come monumento simbolo del Piemonte.
Il complesso cambia aspetto con le stagioni. D’inverno la neve ne mette in risalto il profilo sulla sommità del monte; dalle terrazze, nelle giornate limpide, la vista si apre sulla Val di Susa.
Nata come abbazia benedettina e dedicata a san Michele, la Sacra è affidata ai Padri Rosminiani dal XIX secolo. Si trova lungo la Via Francigena, uno dei percorsi di pellegrinaggio che attraversano la valle. È conosciuta anche con il nome di abbazia di San Michele della Chiusa. Nella chiesa sono custodite le sepolture di alcuni membri di Casa Savoia.
La visita conduce attraverso scale, arcate e ambienti costruiti a ridosso della roccia. Vi si incontrano sculture medievali, dipinti e opere di epoche diverse. Per chi sale alla Sacra come pellegrino, questo percorso conserva anche il significato religioso che ha accompagnato la storia dell’abbazia.
Tra i luoghi più conosciuti c’è lo Scalone dei Morti, la ripida scalinata in pietra che porta verso la chiesa. All’esterno, su uno spuntone di roccia tra il Monastero Vecchio e il basamento dell’edificio, si trova la statua di san Michele realizzata dallo scultore altoatesino Paul dë Doss-Moroder e collocata nel 2005.
I particolari delle sculture e delle pitture richiedono tempo per essere osservati. La biblioteca, la chiesa e le rovine del monastero raccontano fasi differenti della vita del complesso, custodito oggi dai Rosminiani con l’aiuto dei volontari.
La predica dei morti
Nel Coro Vecchio si trova l’affresco della Deposizione di Gesù dalla croce e Predica dei morti, datato tra il 1505 e il 1510. Nella parte inferiore sono raffigurati due scheletri che si rivolgono a un gruppo di fedeli attraverso due cartigli: uno in latino invita alla pietà per i defunti, l’altro in francese arcaico chiede ai vivi di pregare per loro e ricorda che la morte accomuna tutti.
La Torre della Bell’Alda
La biblioteca della Sacra raccoglie circa 10mila volumi. Un’altra parte del complesso, la Torre della Bell’Alda, deve invece il proprio nome a una leggenda tramandata nei secoli.
Secondo il racconto, Alda salì all’abbazia per pregare durante una guerra. Sorpresa dai soldati nemici, cercò rifugio nella torre. Quando si trovò senza via di scampo, si gettò nel precipizio invocando l’aiuto di san Michele e della Vergine. Il salto, narra la leggenda, la lasciò illesa.
Alda raccontò ai compaesani quanto era accaduto, ma non venne creduta. Decise allora di ripetere il salto davanti a loro e questa volta morì. Alla sua vicenda è associato il detto piemontese «L toc pi gross a l’è l’ouria», ovvero «Il pezzo più grosso è l’orecchio».
La visita di san Giovanni Paolo II
Il 14 luglio 1991 san Giovanni Paolo II salì alla Sacra di San Michele. Nel discorso pronunciato durante la visita spiegò di essere giunto all’abbazia per venerare l’Arcangelo e invocarne la protezione sulla Chiesa.
Parlò poi del valore del pellegrinaggio e del bisogno di luoghi in cui ritrovare il silenzio, l’ascolto e la preghiera. Il suo intervento richiamò anche la lunga storia dei monaci e dei fedeli che, nei secoli, avevano raggiunto il santuario.
Preghiera a san Michele Arcangelo
O San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia contro la perfidia del demonio. Supplici noi ti preghiamo, fa’ che Satana e gli altri spiriti maligni siano da te, Principe della milizia celeste, sconfitti, in virtù dei doni a te concessi da Dio. Noi te lo chiediamo per i meriti di Nostro Signore Gesù Cristo, che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Correzione necessaria rispetto al testo di partenza: La predica dei morti non è un affresco del XIV secolo né risulta indicata come l’opera più antica della Sacra. Il sito dell’abbazia la data al 1505–1510. Ho inoltre evitato di presentare come dato geografico accertato la presunta linea retta fra sette santuari.
























