(Adnkronos) - Tre dei minori, arrestati per gli scontri del 18 ottobre a Milano, restano in carcere. Per altri 21 giovani, coinvolti nei disordini, dopo le udienze di convalida svolte tra ieri e oggi, giovedì 22 ottobre, il Tribunale per i minorenni ha disposto gli arresti domiciliari o il collocamento in comunità. La decisione, resa nota con un comunicato congiunto della presidente del Tribunale per i minorenni, Paola Ortolan e del procuratore minorile Luca Villa.
Dopo gli scontri di sabato scorso anche domenica la protesta è degenerata in episodi di guerriglia urbana. Gruppi di giovani incappucciati si sono mossi tra San Babila, via Torino e piazza Duomo, colpendo vetrine, auto e arredi urbani prima di disperdersi e ricompattarsi in altre zone del centro.
Per contenere il fenomeno il governo ha dato una stretta alle violenze degli ultimi giorni con il 'decreto cortei'. Tra i principali provvedimenti: d'ora in poi anche per loro sarà possibile il fermo preventivo, mentre dai 14 anni saranno imputabili fino a prova contraria. Arrivano, quindi, le aggravanti per i reati di devastazione, saccheggio e attentato a impianti di pubblica utilità, mentre diventa reato la partecipazione violenta alle manifestazioni. Previste poi sanzioni fino a duemila euro per minori e genitori in caso di danneggiamenti, durante i cortei. Ci saranno, poi, 500 militari in più a Milano fino al 31 dicembre 2026.
Stop, invece, alla norma per conferire poteri di polizia giudiziaria ai militari impiegati per rafforzare la tutela dell’ordine pubblico.
"Stigmatizziamo il comportamento di quella stampa che, nel fornire notizie relative a minori" sotto i 14 anni "tramite la pubblicazione di particolari riguardanti la frequenza scolastica e intervistando persone vicine agli interessati, ne ha reso facilmente riconoscibili le identità, in evidente violazione della Carta di Treviso". E' la condanna che arriva da Paola Ortolan, presidente del Tribunale per i minorenni di Milano, e Luca Villa, procuratore presso lo stesso tribunale. Un riferimento implicito all'attenzione dei media alle vicende di un ragazzino di soli 11 anni, non imputabile. "Segnaliamo, a chi ha cuore il risultato dei procedimenti rieducativi che riguardano i minori, che la loro sovraesposizione mediatica non produce altro effetto che rinforzarne il loro già dichiarato intento di essere protagonisti e presi a modello - seppur negativo - dai propri coetanei" aggiungono.
Il coordinamento dei collettivi studenteschi di Milano non promuoverà iniziative di piazza il 24 ottobre. La decisione è emersa dall'assemblea convocata ai giardini pubblici 'Indro Montanelli' di via Palestro. "Il 24 è una data complessa, perché non c'è una piazza né una chiamata pubblica e ci sembra che l'interesse sia reprimere qualsiasi forma di manifestazione", spiegano gli studenti. "Con qualsiasi atteggiamento si scenda in piazza non ci sembra che ci sia margine per attraversare il 24", è la valutazione emersa dal confronto.
A farsi portavoce del sentimento generale è Giano, del collettivo 'Deriva'. "E' chiaro che certe immagini colpiscono e sono difficili da digerire", dice rispetto ai disordini dello scorso fine settimana, "ma dall'altra parte per noi è fondamentale riuscire a trasformare questo sentimento di rabbia in qualcosa che ci renda protagonisti. Ci sembra fondamentale lavorare sulla politicizzazione di un disagio e cercheremo di farlo in vista dello sciopero generale del 30 ottobre, indetto dai sindacati di base".
Insomma, sabato 24 ottobre i collettivi studenteschi se saranno in piazza sarà solo per "vedere cosa succederà in centro", ma l'appuntamento per loro resta quello del venerdì successivo. "Il luogo dove possiamo di poter costruire qualcosa è senz'altro il 30. Ci sembra chiaro che sia una data su cui noi come generazione Z dovremo essere presenti e dovremo darci delle parole chiave giuste per interpretare anche il periodo storico che stiamo vivendo", dice Giano.
Al governo, aggiunge Emma Citterio, attivista del Lambretta, "chiediamo attenzione. La sua priorità dovrebbe essere quella di educarci e aiutarci a comprendere il nostro disagio e allenarci anche a come reagire a tutto questo. Purtroppo la scuola non lo fa e la risposta governativa è solo quella di reprimere. Lo abbiamo visto in questi giorni con il nuovo decreto sicurezza", che "pensa soltanto a reprimere e ad aumentare i decreti per i minorenni, quando le carceri sono strapiene di gente e sono dei posti che non sono educativi e non servono allo scopo per cui esistono. Chiediamo al governo di rivalutare le sue priorità e non viaggiare su idee come la remigrazione, che sicuramente non appartengono a questo secolo".
Quanto a ciò che è accaduto lo scorso fine settimana "noi non ci sentiamo né di condannarlo né di elogiarlo", dice l'attivista del Lambretta, esortando a guardare i disordini "in una visione più ampia: la nostra generazione cresce con una dimensione precaria del futuro e un presente che ci fa crescere senza pensiero critico; in una scuola che crolla a pezzi e ci insegna la passività rispetto a tutto quello che sta succedendo e che noi vediamo attraverso i social e non grazie alla scuola, che non si preoccupa di insegnarci abbastanza".























