Una carta d’identità elettronica può apparire integra anche dopo la rimozione del microchip. I Carabinieri invitano i cittadini a non utilizzare una CIE manomessa o danneggiata e a chiedere una verifica agli uffici che l’hanno rilasciata. L’asportazione del componente altera il documento e può comprometterne le funzioni di identificazione e autenticazione elettronica.
L’avvertimento segue alcuni recenti episodi: diversi casi in cui i chip erano stati rimossi con tagli estremamente precisi, ritenuti incompatibili con il normale deterioramento accidentale. Il 9 ottobre l’Arma ha comunicato altri quattro casi nell’arco di 24 ore, in alcune province italiane.
Il microprocessore è integrato nella CIE e contiene dati personali e biometrici, tra cui fotografia e impronte digitali, oltre alle informazioni necessarie all’identificazione online. La lettura elettronica permette di controllare l’autenticità della carta e l’identità del titolare. Le impronte, spiega il Ministero dell’Interno, sono accessibili soltanto alle autorità di controllo dotate delle specifiche autorizzazioni.
In presenza di danni o alterazioni occorre rivolgersi all’ufficio che ha rilasciato il documento. Il deterioramento consente di richiedere una nuova CIE senza attendere la scadenza: in questo caso, la vecchia carta va consegnata all’operatore comunale. Se si sospetta una manomissione o un utilizzo illecito dei propri dati, è necessario segnalare la situazione alle forze dell’ordine.
Per verificare elettronicamente il documento è disponibile IDEA, l’app gratuita realizzata dal Poligrafico e Zecca dello Stato e indicata anche dal Ministero dell’Interno. Funziona su smartphone Android dotati di tecnologia NFC: dopo aver acquisito con la fotocamera le righe alfanumeriche presenti sul retro, si avvicina la carta al telefono per leggere il chip. La procedura è descritta nella guida ufficiale del Poligrafico. Per problemi nell’utilizzo della CIE, l’assistenza ministeriale risponde al numero 06 4298 5699 e all’indirizzo cie.cittadini@interno.it.
Per proteggere i dati personali occorre prestare attenzione anche alle truffe via messaggio o telefono. Il Garante per la protezione dei dati personali raccomanda di diffidare delle comunicazioni che minacciano blocchi o sanzioni e impongono di agire immediatamente. Prima di inviare documenti o informazioni, è prudente verificare la richiesta contattando l’ente attraverso i recapiti pubblicati sul suo sito ufficiale. I collegamenti, gli allegati e i numeri contenuti in un messaggio sospetto non vanno utilizzati senza controllo.
PIN, PUK e password devono essere custoditi con cura e non comunicati a sconosciuti. La stessa precauzione vale per i codici temporanei ricevuti via SMS: falsi operatori possono chiedere di leggerli ad alta voce con il pretesto di una verifica di sicurezza, utilizzandoli invece per autorizzare operazioni. Se sono stati comunicati dati bancari o credenziali di pagamento, bisogna contattare subito la banca attraverso canali conosciuti e affidabili.
In caso di furto o smarrimento della CIE occorre sporgere denuncia e presentarla al Comune per richiedere un nuovo documento. Va inoltre richiesto il blocco della carta chiamando il numero 800 098 558. Il servizio richiede nome e cognome, codice fiscale, numero di serie della CIE se disponibile, estremi della denuncia e città in cui è stata presentata.
Per denunce e segnalazioni ci si può recare alla Stazione dei Carabinieri più vicina. Il 112 va chiamato quando è necessario un intervento in situazioni di pericolo imminente o particolare urgenza.
























