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| 09 ottobre 2026, 07:04

Conti pubblici, Ue: "Per Italia e Grecia regole già flessibili"

Conti pubblici, Ue: "Per Italia e Grecia regole già flessibili"

(Adnkronos) -

Il patto di stabilità riformato alla fine del 2023 contiene già alcune "flessibilità" che potrebbero tornare utili a Italia e Grecia, in particolare includono la possibilità di riconoscere l'impatto di un'inflazione più alta del previsto sulla traiettoria della spesa netta concordata nei piani a medio termine. Alla riunione dell'Eurogruppo a Lussemburgo, il commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis ha chiuso con decisione la porta ad ulteriori modifiche delle regole di bilancio in vigore, ma ha fatto notare che le norme sono già sufficientemente "flessibili" per consentire agli Stati membri di affrontare la crisi energetica dovuta alla prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz, senza provocare impennate dei rendimenti dei titoli di Stato. 

Dombrovskis ha rimarcato "la necessità di usare prudenza, soprattutto alla luce degli attuali sviluppi del mercato obbligazionario. Al contempo - ha notato - elementi del quadro di bilancio già offrono un sostegno", con riferimento anche "alla questione dell'inflazione più elevata e del suo impatto sulla traiettoria di crescita economica netta", una delle principali richieste avanzate nella lettera di Giorgia Meloni a Ursula von der Leyen. 

"Naturalmente - ha aggiunto - esamineremo più a fondo le richieste di Italia e Grecia". Dombrovskis ha discusso della situazione sia con il ministro Kyriakos Pierrakakis sia con il ministro Giancarlo Gorgetti. "È chiaro - ha detto ancora - che approfondiremo l'analisi". La Commissione "continuerà a monitorare attentamente la situazione per proporre misure di risposta, ove necessario; va tuttavia notato che gran parte di queste misure riguarda il funzionamento dei mercati energetici e specifici interventi in questo ambito, aspetti che saranno anch'essi oggetto di discussione". 

Il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha diffuso una nota per dire che "alla Commissione abbiamo chiesto un’ulteriore riflessione sulla questione al fine di una corretta interpretazione dei fattori rilevanti per il rispetto dell’attuale patto di stabilità. Siamo fiduciosi - ha aggiunto - che le buone ragioni tecniche potranno, con gli opportuni approfondimenti e le adeguate forme, trovare la corretta interpretazione delle regole anche all’interno della clausola energia già approvata, con decisioni coerenti con la sostenibilità della finanza pubblica”. 

Dombrovskis dal canto suo ha rimarcato che, viste le tensioni sui mercati obbligazionari, gli Stati membri "dovrebbero attenersi agli obiettivi fissati nei piani fiscali-strutturali a medio termine e utilizzare con cautela la flessibilità prevista dalla clausola di salvaguardia nazionale". 

Ha poi notato che il quadro di regole introdotto alla fine del 2023 ha "natura anticiclica", contrariamente al vecchio patto che era marcatamente prociclico, cioè amplificava le conseguenze del ciclo economico, anziché correggerle. "Questo significa - ha spiegato - che i mancati introiti dovuti al rallentamento economico non devono essere compensati. Analogamente, un aumento della spesa per interessi non deve essere compensato nell'ambito del piano a medio termine in corso; un aspetto chiaramente rilevante nell'attuale congiuntura". 

Infine, ha rimarcato Dombrovskis, "le pressioni inflazionistiche al rialzo vengono già prese in considerazione nell'ambito della valutazione complessiva dei fattori rilevanti per verificare il rispetto delle regole di bilancio da parte degli Stati membri". In sintesi, "non possiamo introdurre continuamente nuove forme di flessibilità fiscale", perché "questo finirebbe per mettere in dubbio la nostra comune determinazione a rispettare il quadro di bilancio basato su regole". E questo "proprio in un momento in cui la credibilità del nostro impegno per la sostenibilità delle finanze pubbliche rappresenta una risorsa fondamentale. Non dobbiamo comprometterla". 

La richiesta avanzata con due lettere da Roma e Atene, le capitali dei due Paesi con il tasso più elevato di debito pubblico rispetto al Pil dell'area euro, oggi non era stata accolta con grande entusiasmo, nelle dichiarazioni pubbliche. Lo stesso presidente dell'Eurogruppo, il greco Kyriakos Pierrakakis, pur non sbilanciandosi, ha notato che per affrontare la crisi energetica innescata dalla chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, occorre muoversi "nel contesto delle regole" di bilancio vigenti, tenendo ben presenti le tensioni che percorrono i mercati obbligazionari.  

Il presidente dell'Eurogruppo, tuttavia, ha fatto capire che Italia e Grecia non sono isolate: "Sono state intraprese anche altre iniziative, non necessariamente tramite lettere, ma anche attraverso altri canali", ha detto. Il ministro dell'Economia spagnolo, Carlos Cuerpo, si è mantenuto prudente: Madrid, ha detto, è "aperta" a valutare le proposte volte ad avere maggiore flessibilità di bilancio che Italia e Grecia potrebbero avanzare, ma tenendo conto della "sostenibilità" dei conti pubblici.  

Allontanandosi dal Mediterraneo, il tono delle dichiarazioni cambiava. Il ministro delle Finanze belga, Vincent van Peteghem, pur governando un Paese con un debito pubblico al 108% del Pil, non è parso entusiasta, anche se non ha chiuso completamente la porta: "Non sono esattamente un sostenitore della modifica delle regole" di bilancio, ha detto. "Non credo che sia una buona idea introdurre clausole di salvaguardia nazionali per situazioni o crisi di questo tipo. Ritengo invece fondamentale che, qualora si decidesse di procedere in questo modo, la misura sia temporanea". 

Il ministro delle Finanze tedesco Lars Klingbeil, socialdemocratico, ha risposto in merito alle richieste di Italia e Grecia con un eloquente "beh, le regole fiscali europee sono state appena riviste". Tuttavia, ha aggiunto, "la Commissione Europea deve farsi carico delle questioni che stanno a cuore ai cittadini di questo continente. E tra queste figurano gli elevati prezzi dell'energia. Ho già sottolineato più volte alla Commissione la necessità di proposte concrete per abbassare i prezzi dell'energia. L'imposta sugli extraprofitti è uno strumento molto adatto a questo scopo". 

 

Il più duro, come d'uso, è stato il ministro delle Finanze olandese Eelco Heinen, che non le ha mandate a dire. Per cominciare, è tutt'altro che entusiasta dell'ok della Commissione, arrivato oggi, all'attivazione della clausola nazionale di salvaguardia per l'Italia, che dovrà passare poi per il Consiglio: "Non dobbiamo fuggire dai nostri problemi - ha affermato - dobbiamo risolverli. Sono contrario a questo tipo di clausole di salvaguardia. Esistono delle possibilità nell'ambito delle regole attuali, ma sono temporanee. A lungo termine, è necessario riallineare la situazione. Si torna sempre allo stesso punto: contrarre ulteriore debito non è la soluzione".  

Interrogato sul fatto se voterà contro in Consiglio, Heinen ha risposto con un "vedremo", ribadendo di non essere "favorevole" a questo tipo di concessioni. Sulla richiesta di flessibilità sulle regole fiscali da parte di Italia e Grecia, è stato ancora più duro: "Comincio a essere piuttosto stanco di questa discussione - ha detto - ogni volta che sorge un problema, sento dire la stessa cosa: modifichiamo le regole fiscali".  

Per Heinen, "accumulare debito su debito aggrava i nostri problemi. Dobbiamo spendere meno e attuare riforme. La fuga non è la soluzione". Ma un'inflazione così alta, in effetti, non era prevista: "Questo - ha risposto il ministro - sottolinea l'importanza di avere margini di sicurezza. Se si dispone di sufficiente spazio di manovra fiscale in precedenza, è possibile assorbire gli shock. Ecco perché, a livello nazionale, dobbiamo mantenere basso il debito pubblico. In caso di imprevisti, si è così in grado di assorbirne l'impatto". 

Infine, in crescendo, il ministro ha riecheggiato la favola della formica e della cicala, un classico della psicologia olandese: "Non lasciate - ha proseguito - che i deficit si accumulino; in questo modo, se dovesse verificarsi una battuta d'arresto, sarete in grado di assorbirla. E i Paesi che non lo hanno fatto a sufficienza - ha avvertito - non dovrebbero bussare alla porta dei Paesi Bassi chiedendo: 'Potete pagare il conto?'. Avreste dovuto fare di più in passato". (dall'inviato Tommaso Gallavotti) 

 

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