Simbolo vivente di rinascita e testimone coraggiosa della lotta alla violenza sulle donne, Filomena Lamberti porta la sua voce e il suo corpo segnato a Torino.
Presente all'inaugurazione della mostra fotografica e sociale “Women for Women against Violence”, ospitata negli spazi della Biblioteca Nazionale Universitaria, Filomena incarna lo spirito di un'iniziativa ideata per accendere i riflettori su due profonde emergenze del mondo femminile: il dramma della violenza di genere e la battaglia contro il tumore al seno. Sopravvissuta nel 2012 a un brutale attacco con l'acido per mano dell'ex marito, nel sonno, la donna ha trasformato il proprio dolore in una missione civile infaticabile.
Qual è il messaggio principale che desidera lanciare oggi a tutte le donne?
“È che dalla violenza, innanzitutto, si può uscire. Io ne sono uscita malconcia, però la libertà per me non ha prezzo. Vivere libera da chi ti controlla, da chi ti comanda, da chi ti umilia vuol dire tanto.”
Qual è il lavoro più urgente da fare per contrastare la violenza di genere?
“Bisogna fare molta prevenzione, specialmente partendo dai ragazzini e dalle famiglie. I primi valori sono quelli che tutti i figli prendono dai genitori. Se un genitore fuma, il figlio o la figlia da grande fumerà. È statisticamente provato che un uomo violento viene da una famiglia violenta, allora in primis deve fare la sua parte la famiglia, poi la scuola, le istituzioni...”
Dal 2012 a oggi, ritiene che stia cambiando qualcosa anche nella cultura degli uomini o nella crescita dei ragazzi?
“A me piacerebbe unire uomini e donne per questa lotta, perché sono proprio gli uomini che devono dare forza alle donne. Io non sono contro gli uomini, sono solo contro i maschi violenti, intendiamoci: ho tre figli maschi, potrei mai essere contro gli uomini? Il problema è che nessuno nasce violento o cattivo, nessuno nasce con queste forme di violenza. Lo diventano perché prendono pessimi esempi o perché qualcosa nella loro psiche non funziona.
Un genitore se ne deve accorgere e li deve aiutare. Penso ai casi più recenti, come al ragazzino che ha accoltellato la professoressa: se vedo un figlio di 13 anni che sta sempre chiuso in camera attaccato al cellulare, io da madre quel cellulare glielo controllo! Voglio vedere cosa fai, perché alla mia età a 13 anni si giocava ancora con le bambole. Si sono persi i valori. Oggi diamo gli schermi persino a bambini di due o tre anni per farli guardare i cartoni... ma che futuro diamo a questi ragazzi? Io ho dei nipoti oggi, ed è per loro e per i vostri figli che bisogna riflettere e fare qualcosa.”
Ritiene che gli strumenti legislativi attuali siano sufficienti?
“Purtroppo vediamo che le donne vengono ancora ammazzate nonostante ci sia il Codice Rosso o sia stato approvato l'ergastolo per il femminicidio. Ci sono tante cose ancora da affrontare".
Reato di femminicidio che una parte politica mette in discussione...
"Questo non va bene. Forse certi personaggi dovrebbero consultare un po' il vocabolario e vedere la differenza tra omicidio e femminicidio. Si dice femminicidio quando la donna viene ammazzata dall'uomo che diceva di amarla, perché quella persona non ha accettato il rifiuto e la voleva comandare. Si dice invece omicidio se una donna si trova per strada in una rapina e viene colpita. Nessuno è di nessuno: quando si dice 'tu sei mia' o 'tu sei mio', non è così; io sono di me stessa.”
Basta la stretta sulle leggi per risolvere il problema della violenza di genere?
“In tutti gli incontri che faccio, sento dire che ci vogliono leggi più severe. Ma le leggi ci sono! Nel mio caso, successo nel 2012, il mio ex marito ha scontato appena 15 mesi per 'tentato omicidio', sono stata 40 giorni in prognosi riservata e in rianimazione. Non servono leggi più severe, più dell'ergastolo che c'è? Il problema è che devono essere applicate! Lo Stato approva le leggi, ma poi chi le deve mettere in atto in tribunale — giudici, PM, magistrati — deve farle rispettare. Vediamo scandali come ragazzine abusate il cui carnefice viene mandato a casa (il riferimento è all'abuso su avvenuto nel minimarket di Borgo Vittoria ai danni di una 13enne da parte del commesso). Non diamo sempre la colpa alle leggi: diamo la colpa a chi deve farle rispettare”.
![Sfregiata dall'acido nel sonno dall'uomo che diceva di amarla: "Chi nega il femminicidio consulti il vocabolario" [INTERVISTA] Sfregiata dall'acido nel sonno dall'uomo che diceva di amarla: "Chi nega il femminicidio consulti il vocabolario" [INTERVISTA]](https://www.newsbiella.it/typo3temp/pics/f_0fdd6c3056.jpeg)











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