/ Ultim'ora

Ultim'ora | 28 settembre 2026, 11:58

Tumori, l'indagine: "Sul cancro al seno informazioni adeguate solo per 4 donne su 10"

Tumori, l'indagine: "Sul cancro al seno informazioni adeguate solo per 4 donne su 10"

(Adnkronos) - In Italia “solo il 40% delle donne che vivono con un tumore al seno si sente pienamente informato sulla malattia. Appena la metà afferma di conoscere dettagliatamente i benefici delle terapie e gli effetti collaterali dei trattamenti. Empatia e ascolto restano fragili nel percorso di cura: l’oncologo è percepito come competente e disponibile, ma solo il 17% lo definisce empatico o chiaro; il 20% lo percepisce sbrigativo. Il supporto è soprattutto familiare: per 7 pazienti su 10 la famiglia e il partner rappresentano i principali punti di riferimento e di sostegno emotivo nel percorso di cura, mentre medici di medicina generale e psico-oncologi restano marginali”. Sono i dati principali che emergono da una survey condotta su 168 pazienti con tumore al seno, realizzata da Iqvia Italia e promossa da Europa Donna Italia.  

“In tutte le fasi della patologia e delle cure - informa una nota - il 60% delle pazienti afferma di essere soddisfatto della comunicazione con il proprio medico. Tuttavia, la mancanza di indicazioni e di supporto pratico riguarda soprattutto aspetti legati alla quotidianità durante la cura, ritenuti importanti, come la sessualità, l’alimentazione, il benessere psicologico, la gestione degli effetti collaterali nel quotidiano”. Questi dati sono stati presentati in anteprima durante il corso di formazione universitario ‘Laudato Medico Young - Comunicare è curare’, organizzato sempre da Europa Donna Italia, che tutela i diritti alla prevenzione e alla cura del tumore al seno. Il corso è stato realizzato con la collaborazione degli psico-oncologi del dipartimento di Oncologia ed Onco-ematologia dell’Università degli Studi di Milano guidati da Gabriella Pravettoni, professoressa e direttrice della divisione di Psiconcologia presso l’Istituto europeo di oncologia di Milano, e promosso dalle società scientifiche Aiom, Airo, Anisc e Sirm. 

“Sappiamo bene, dall’ascolto delle pazienti, che la capacità relazionale, la chiarezza nella comunicazione e l’empatia del medico non sono aspetti secondari nel percorso di cura – afferma Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia - Per questo abbiamo chiesto a Iqvia di realizzare un progetto di ricerca che permettesse di far emergere i bisogni legati alla comunicazione tra medico e paziente che ancora oggi faticano a trovare risposta. Il nostro obiettivo è trasformare le evidenze emerse in una conoscenza concreta, capace di orientare il cambiamento con azioni mirate di formazione e sensibilizzazione”. 

 

I dati dell’indagine - diretta da Isabella Cecchini, direttrice Primary Market Research e responsabile Centro studi Iqvia – evidenziano che le donne si fidano dei medici, ma nei momenti che contano si sentono sole. “Una paziente su 3 chiede maggiore empatia e un linguaggio più chiaro e accessibile, il 24% - continua la nota - una migliore presa in carico emotiva e psicologica e il 21% più informazioni sulle opzioni di cura, mentre il 16% vorrebbe più tempo durante le visite e una comunicazione meno sbrigativa. È fondamentale attivare percorsi concreti per migliorare la comunicazione clinica”. 

Con questo proposito Europa Donna Italia ha organizzato, per il secondo anno consecutivo, il corso di formazione ‘Laudato Medico Young’ rivolto a medici under 40 e dedicato al tema della comunicazione medico-paziente. Il corso, a cui hanno partecipato oltre 60 giovani oncologi, radioterapisti, radiologi e chirurghi senologi delle Breast Unit, si è svolto online il 26 settembre.  

“Comunicare con una donna che riceve una diagnosi di tumore al seno significa saper ascoltare non solo ciò che viene detto, ma anche ciò che fatica a essere espresso”, sottolinea Paolo Guiddi, psico-oncologo dell’Ieo e del dipartimento di Oncologia ed Onco-ematologia dell’Università degli Studi di Milano, relatore del corso. “Paura, smarrimento, timore della recidiva e preoccupazioni legate alla vita quotidiana possono rimanere sullo sfondo della visita, anche quando la paziente non riesce a trasformarle in una domanda. Compito del medico - precisa - è quindi anche creare uno spazio in cui questi bisogni possano emergere, senza dare per scontato che ciò che non viene detto non sia importante. È necessario sviluppare competenze relazionali per costruire nel tempo un dialogo con la paziente che tenga conto dei suoi valori e delle sue priorità, favorendo una partecipazione consapevole alle decisioni e accompagnandola nelle diverse fasi del percorso. In questo senso, comunicare non è qualcosa che si aggiunge alla cura: è parte della cura”. 

 

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore