(Adnkronos) - "Non sono d'accordo su tassare gli extraprofitti, si crea incertezza sulla tassazione". Lo dice in un'intervista all'AdnKronos l'economista Carlo Cottarelli commentando le proposte, al centro del dibattito politico e economico, di tassare gli extraprofitti di banche e società energetiche.
Professore, qualcuno torna a chiedere un contributo straordinario a banche e grandi società energetiche.
"Io in generale non sono d'accordo su queste tasse messe d'improvviso sugli extraprofitti. La definizione di cos'è un extraprofitto è arbitraria. Se un'impresa ha fatto profitti elevati, magari li ha fatti perché è stata brava a ridurre i costi, è più efficiente. Non si capisce perché questa impresa debba essere penalizzata e non si sa dove mettere l'asticella su quando considerare un profitto extra. Queste cose scoraggiano gli investimenti e se scoraggiano gli investimenti non possono essere buone per il Paese, perché creano incertezza sulla tassazione"
In nessun caso?
"Posso capire in situazioni estreme, nel mezzo di una crisi profonda fai anche queste cose: ora ci sono dei problemi, non c'è dubbio, c'è necessità di interventi mirati, ma non siamo in una crisi profonda"
Come intervenire contro il caro energetico?
"In maniera mirata, su chi è veramente in difficoltà. Quando parliamo di interventi, parliamo comunque dei soldi degli italiani". Cioè?"I prezzi dei prodotti che noi importiamo sono un costo per il Paese. Non è che se ci mette soldi lo Stato, il Paese non deve pagare quel costo, il costo c'è per l'intero Paese. Quello che lo Stato può fare è intervenire per sostenere chi è in difficoltà ma chi è davvero in difficoltà e questo vuol dire che il costo se lo accollano direttamente o indirettamente gli altri italiani, attraverso il debito pubblico eventualmente, o attraverso maggiori tasse di altro tipo o attraverso tagli di spese. L'idea che se interviene lo Stato il problema è risolto è completamente sballata: si tratta comunque di un costo per il Paese, l'Italia importa di più un prodotto che è più caro e qualcuno deve sopportare il costo, direttamente o indirettamente sono sempre gli italiani".
Da più parti si chiede di intervenire con nuovi sussidi
"Ricordiamoci sempre che i sussidi sono comunque un costo che qualche italiano si sobbarca: o tramite il debito pubblico su cui si fanno gli interessi, poi ci chiediamo perché il debito non si riduce, o attraverso maggiori tasse da qualche altra parte o attraverso tagli di spesa. Non c'è niente che viene gratis"
Altro fronte, occorre investire sulla politica energetica?
"Non c'è dubbio e si tratta di una politica che spiega i propri effetti nel lungo periodo: ovviamente non si risolve il problema adesso, però tutto quello che serve a ridurre la nostra dipendenza dagli idrocarburi, quello va bene: costa ma è un investimento che migliorerà le situazioni in futuro".























