(Adnkronos) - Il mare come palestra formativa, luogo di inclusione e patrimonio culturale da conoscere. Non soltanto durante l’estate e non solo per chi vive sulle coste o pratica uno sport nautico. È questa la direzione sulla quale sta lavorando la Lega Navale Italiana, che punta sulle nuove generazioni e sulle collaborazioni con il mondo della scuola, dello sport e delle istituzioni per allargare la cultura marittima a pubblici sempre nuovi.
A indicare una crescente attenzione per il mare e gli sport nautici sono innanzitutto i numeri. Ad agosto 2026 i soci della Lega Navale con meno di 25 anni hanno raggiunto quota 13.155, contro i 12.813 dell’intero 2025 e i 10.873 del 2024, con una crescita del 21% in due anni. Questa estate 1.167 ragazze e ragazzi tra gli 8 e i 15 anni hanno partecipato alle attività dei Centri Nautici Nazionali di Sabaudia, Ferrara, Taranto e Belluno, dedicandosi a vela, canoa e canottaggio. L’obiettivo è trasformare l’esperienza sportiva in un percorso educativo continuativo, portando il mare nelle scuole e costruendo collaborazioni che mettano insieme sport, ambiente, sicurezza, cultura e conoscenza delle professioni marittime.
"Questi numeri confermano la nostra capacità di coinvolgere i giovani nel tempo, insegnando loro a conoscere e vivere il mare e le acque interne con consapevolezza", spiega il presidente della Lega Navale Italiana Donato Marzano all’Adnkronos. Nei Centri Nautici, sottolinea, "si impara facendo e, oltre alla formazione sportiva, ragazzi e ragazze sperimentano autonomia, convivenza e responsabilità. Il mare può essere anche un potente strumento educativo nelle situazioni di fragilità e disagio giovanile: insegna il rispetto delle regole e degli altri, la collaborazione e la capacità di affrontare le difficoltà. Offre ai ragazzi uno spazio in cui sentirsi parte di un equipaggio e costruire fiducia in se stessi e negli altri".
Dentro questo percorso c’è anche il tema dell’accessibilità al mare e alle acque interne. Con la seconda edizione di 'Velando', progetto nazionale di velaterapia sostenuto dal Ministero per le Disabilità, quest’anno 12 giovani con disabilità cognitive hanno partecipato ai corsi estivi della Lega Navale, tre al Centro Nautico di Taranto e nove a Sabaudia. Nel 2025 oltre mille persone con disabilità hanno partecipato alle attività sportive della Lega Navale ed è stata rinnovata anche quest’anno la collaborazione con Save the Children per avvicinare alle attività nautiche i minori in condizioni di difficoltà socio-economica. "Il diritto di vivere il mare e lo sport non deve avere barriere - afferma Marzano -. Vogliamo che tutti possano mettersi alla prova e sentirsi parte dello stesso gruppo".
Un principio che si inserisce in un lavoro più ampio sul territorio, attraverso una rete di 248 Sezioni e Delegazioni coordinate dalla Presidenza Nazionale. Grazie alle proprie strutture locali, ai delegati scolastici della Lni e alla collaborazione con la Rete Nazionale dei Nautici d’Italia, avviata lo scorso anno, la Lega Navale porta durante l’anno attività e progetti dentro e fuori le aule, con l’obiettivo di non limitare la cultura marittima agli istituti nautici o a chi già frequenta il mare. È su questo terreno che si inserisce 'La Lingua del Mare', il progetto realizzato dall’Accademia della Crusca insieme alla Lega Navale Italiana, che sarà presentato martedì 15 settembre nella Biblioteca Centrale della Marina Militare di Palazzo Marina, a Roma.
Ideato e diretto dall’accademica della Crusca Annalisa Nesi, il progetto recupera, studia e digitalizza il patrimonio linguistico della marineria e della pesca: dai documenti del Seicento ai dizionari storici, fino alle parole che utilizziamo ancora oggi, spesso senza conoscerne l’origine. I materiali vengono resi disponibili attraverso il portale linguadelmare.it, rivolto a studiosi, insegnanti, studenti e appassionati. Alla ricerca scientifica si affianca la divulgazione con 'Le Parole del Mare', una serie di dodici brevi video condotti dalla velista e responsabile sport della Lni Giulia Fava, vincitrice della Women’s America’s Cup 2024 con Luna Rossa, dedicati all’origine e al significato di termini come vela, timone, scafo, prua, canoa e boma, tra gli altri.
"Fare cultura del mare oggi significa innanzitutto rendere il mare parte integrante della cultura degli italiani. E purtroppo siamo ancora indietro", osserva Marzano e, sulla collaborazione con la Crusca, aggiunge: "La cultura di un popolo si esprime anche attraverso un lessico riconosciuto e condiviso. Questo patrimonio deve essere studiato con rigore, ma poi comunicato attraverso strumenti contemporanei, capaci di raggiungere in particolare le nuove generazioni". Il progetto con la Crusca racconta anche come sia cambiato il modo di fare divulgazione. Quando la Lega Navale nacque, nel 1897, la diffusione della cultura marittima passava attraverso pubblicazioni, manuali e vocabolari. Nello stesso anno nasceva anche la rivista dell’associazione, il più antico periodico italiano dedicato al mare con taglio generalista. Oggi a quel patrimonio si aggiungono gli strumenti della comunicazione digitale e i social network.
"Nel tempo abbiamo utilizzato i mezzi di comunicazione propri delle diverse epoche: la Lega Navale parlava di mare già alla fine dell’Ottocento e continua a farlo oggi, nell’era dell’intelligenza artificiale - ricorda Marzano -. L’obiettivo resta lo stesso: portare il mare fuori dalla cerchia degli appassionati e degli addetti ai lavori e farne una chiave per leggere l’identità, la storia, l’economia e il futuro dell’Italia".
In questa prospettiva diventano centrali le collaborazioni con scuole e università, ministeri e amministrazioni, federazioni sportive e associazioni, fino a un’istituzione culturale come l’Accademia della Crusca. Marzano insiste su questo aspetto anche guardando alla conclusione del proprio mandato, prevista a fine ottobre: "Mi piace definirle contaminazioni positive: mettere in comune esperienze, competenze e conoscenze diverse per costruire qualcosa che nessuno potrebbe realizzare da solo. Tutti insieme per mettere il mare al centro degli interessi del Paese".
























