ROMA, 2 OTTOBRE 2026 – Le Regioni presentano al Governo il conto delle necessità della sanità in vista della prossima Legge di Bilancio. Sul tavolo c'è una richiesta da oltre 18 miliardi di euro aggiuntivi nel triennio 2027-2029: 6,8 miliardi nel 2027, 5,4 nel 2028 e 5,7 nel 2029.
Secondo quanto emerso dal confronto delle Regioni, tra le priorità indicate ci sono personale sanitario, retribuzioni di medici e infermieri, medicina d'urgenza, farmaci e terapie innovative. La Conferenza delle Regioni ha chiarito che la quantificazione definitiva dovrà essere completata prima del confronto con il Governo.
Per il Nursing Up, i numeri confermano che la sanità italiana ha bisogno di investimenti. Ma raccontano anche un Paese nel quale servizi, tempi e capacità di risposta continuano a cambiare profondamente da un territorio all'altro.
«21 Regioni non possono significare 21 sistemi sanitari differenti – afferma Antonio De Palma, Presidente Nazionale del Nursing Up –. Più investimenti devono tradursi in più personale, servizi territoriali più forti, liste d’attesa più sostenibili e risposte realmente accessibili ai cittadini, indipendentemente dal luogo in cui vivono».
A fotografare le distanze sono i numeri. Secondo il Report sulla mobilità sanitaria interregionale della Fondazione GIMBE, nel 2023 la mobilità sanitaria ha raggiunto 5,15 miliardi di euro: Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto concentrano il 95,1% del saldo attivo, mentre Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna raccolgono il 78,2% di quello passivo.
«Non tutta la mobilità rappresenta una fuga sanitaria – chiarisce De Palma – ma quando pazienti e risorse si spostano con squilibri di queste dimensioni emerge anche una diversa capacità dei territori di rispondere ai bisogni di salute».
Il problema riguarda anche l’accesso alle prestazioni. Secondo i dati Istat dell’indagine “Aspetti della vita quotidiana”, nel 2024 circa 5,8 milioni di persone, il 9,9% della popolazione, hanno rinunciato ad almeno una visita specialistica o a un accertamento diagnostico pur avendone bisogno. E secondo il Rapporto Annuale 2026 dell’Istat, nelle Aree Interne vivono 13,3 milioni di persone, il 22,6% della popolazione, con maggiori difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari.
«Le risorse chieste dalle Regioni sono necessarie, ma devono essere accompagnate da obiettivi nazionali chiari – conclude De Palma –. Governo e territori costruiscano un filo diretto e una reale unità di intenti. Le specificità regionali vanno rispettate, ma non possono trasformarsi in differenti diritti alla salute. Rafforzare il personale e ridurre le distanze nell’accesso alle cure deve essere la priorità».
























